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Un intreccio da spezzare

Niente fiducia sul ddl emergenze: oggi si votano gli emendamenti e poi si va verso il voto finale a Montecitorio. Il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini aveva appena illustrato i termini dell’intesa tra gli schieramenti per evitare il ricorso alla fiducia quando il ministro Elio Vito ma anche il capogruppo della Lega Roberto Cota hanno messo le mani davanti: “Non sappiamo o no se il governo metterà la fiducia”.
Fini ha chiesto: “La ponete o no la questione di fiducia?”. E davanti al non lo sappiamo dei due ha spiegato che si andrà avanti senza tempi con un’applicazione del regolamento. Il che vuol dire che il voto finale è destinato ad allungarsi nei prossimi giorni, mettendo a rischio il decreto milleproroghe che era previsto in aula lunedì 22 e che scade il 28 febbraio.

Il segretario del PD, Pier Luigi Bersani è soddisfatto: “Se non metteranno la fiducia, se toglieranno la Protezione civile Spa e lo scudo, è una vittoria dell’iniziativa dell’opposizione”.

“Quello che sta avvenendo alla Camera dimostra che siamo stati capaci di fare, prima al Senato e poi a Montecitorio, una giusta e sacrosanta battaglia- afferma Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo PD di Palazzo Madama – la cancellazione della SPA e dello scudo ed il voto senza la fiducia sono la dimostrazione che anche nella maggioranza si sono resi conto che il ddl Emergenze era sbagliato e pericoloso.Al Senato la maggioranza ha voluto forzare ma poi ha dovuto fare i conti con l’evidenza e la forza degli argomenti dell’opposizione. Faccio i complimenti ai deputati del PD e delle altre forze di opposizione che hanno continuato al meglio la battaglia che qui al Senato avevamo cominciato. L’ottusità e la protervia che la maggioranza e il governo avevano dimostrato al Senato è stata battuta alla Camera. E’ il segno che le cose possono, con la costanza delle nostre posizioni, cambiare”.

Una situazione davvero paradossale. Nel bene e nel male la Protezione Civile è al centro di tutta l’attenzione dell’opinione pubblica italiana. Al Parlamento si preannuncia battaglia sulle sue sorti amministrative con il passaggio da ente pubblico a ente privato con finanziamento pubblico; Guido Bertolaso primeggia su tutti i media per le questioni riguardanti appalti “facili”, intrattenimenti erotici, richiesta di dimissioni e lettere agli operatori e volontari della Pc; l’incubo per i calabresi che vedono scomparire case e la propria vita nelle spaventose frane degli ultimi giorni.

Tutto questo non significa mettere troppa carne al fuoco perché è tutto sottilmente collegato. La Protezione civile è in enorme affanno perché troppo legata alla figura di Guido Bertolaso. Una sorta di patto di paternità che fa in modo che senza l’uno non esiste l’altro. È questo il grande paradosso. I meriti di Bertolaso e della Protezione civile non possono essere dimenticati ma questo non può significare che se Bertolaso si dimette finisce definitivamente la Protezione civile.

La Camera dei deputati sarà il luogo dell’ennesima brutta richiesta di fiducia da parte del governo sul decreto Protezione civile. L’esecutivo e la maggioranza, in evidente difficoltà dopo i recenti scandali legati a corruzione, affarismo e imprenditori senza scrupoli, hanno fatto un passo indietro stralciando dal decreto il passaggio in società per azioni. Ma non si sono arresi davanti al buon senso di capire che anche così non può bastare. Se per la differenza tra gli schieramenti formalmente è nella stesura di un testo, nella sostanza c’è un abisso. Il Pd ha chiesto che si definisca in modo chiaro e univoco la differenza tra gestione di emergenze e di grandi eventi.

Come si può attirare l’attenzione di un governo cieco se non chiedendo di parlare – tutti i deputati del Pd – nell’unico luogo dove “dovrebbero” nasce le leggi che regolano la vita della nazione. In quel Parlamento che ora è diventato un luogo di ratifica e di conta di numeri. Alla luce di tutti gli appalti truccati, della corruzione di affaristi nella ricostruzione dell’Aquila come si può equiparare l’America’s Cup di vela e il terremoto in Abruzzo? Ovvero il Giro d’Italia di ciclismo e le frane in Calabria? La differenza è gigantesca. Qualcuno della maggioranza se n’è accorto?

L’importanza della Protezione civile per il paese non deve ridursi alla presenza o meno di Bertolaso. Il suo ruolo strategico non può definirsi nella sola difesa ad oltranza del suo capo. La Calabria non può rimanere isolata se Bertolaso non può andarci. E non bastano lettere aperte o promesse che tutti i fondi pattuiti verranno effettivamente versati quando della non straordinaria dotazione finanziaria del 2009, circa 250 milioni, destinati agli interventi di prevenzione del rischio idrogeologico, non è stato speso neppure un euro.

Allora andiamo avanti a colpi di fiducia. Finché regge.

“Ho letto la lettera del dott. Bertolaso. Lui si definisce un alluvionato. A parte altre considerazioni che potrebbero farsi sul paragone con gli alluvionati veri , a me pare invece che nella lettera lui sia esondante”. Lo ha dichiarato Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo PD a Palazzo Madama, commentando la lettera aperta di Bertolaso agli operatori e ai volontari della Protezione civile. “E comunque continuo a ritenere che un gesto di sobrietà, piuttosto che una lettera aperta, avrebbe meglio gratificato gli uomini e le donne della protezione civile, in particolare coloro che hanno lavorato e lavorano volontariamente a fianco del dott. Bertolaso per portare soccorso a popolazioni colpite da catastrofi naturali” ha concluso Anna Finocchiaro.

“Buon gusto e garbo istituzionale, merce rara di questi tempi, consiglierebbero di rimuovere quanto prima dal sito della protezione civile la lettera di Bertolaso sulle vicende giudiziarie e mediatiche che lo vedono coinvolto”. Lo sostiene il capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali della Camera, Gianclaudio Bressa, che spiega: “quella lettera è molto grave e dovrebbe far riflettere. L’uso privato di uno spazio pubblico è di per se deprecabile tanto più se contiene una delegittimazione delle istituzioni repubblicane. Penso al passaggio in cui Bertolaso dice che oggi dovrebbe essere in Calabria, sul fronte della frane, e non in Parlamento a discutere di “un falso”, come la privatizzazione della Protezione Civile, che dichiara di non aver mai voluto e proposto. La mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento – che sarebbe impegnato in una “battaglia democratica” del tutto inventata – non è accettabile da chi vuole esercitare due funzioni che devono restare distinte e separate, quella di indirizzo politico che appartiene alla figura di Bertolaso sottosegretario e quella di gestione amministrativa di Bertolaso capo dipartimento”.

“Dalla P.A alla SPA si potrebbe dire con uno slogan. Sì perché la partita che si sta giocando sulla Protezione Civile e nella quale questo disegno di legge avrebbe svolto un ruolo strategico, è quella della continua, progressiva, pervasiva aziendalizzazione della pubblica amministrazione. Con lo scopo, apparente, di renderla più efficiente ma con lo scopo reale di renderla più funzionale, obbediente e docile ad una ben stretta cerchia di affiliati. Altro che bene comune!”.

Così la vicepresidente del gruppo PD alla Camera, Rosa Villecco Calipari, intervenendo nell’aula di Montecitorio dov’è in discussione il decreto legge sulla Protezione Civile.

La vicepresidente dei deputati democratici ha voluto ricordare la creazione di Difesa Spa, inserita nella Finanziaria 2010: “Una holding – ha spiegato Calipari – che potrà spendere ogni anno tra i 3 e i 5 miliardi di euro senza rispondere al Parlamento o ad organismi neutrali, con un patrimonio di immobili ‘da valorizzare’ pari a 4 miliardi. Stessa tecnica e stessa procedura – ha detto – per la prova generale di una strategia molto più ampia: lo smantellamento dello Stato creando potere al di fuori di ogni tipo di controllo, sia parlamentare che giuridico, con una logica della deroga permanente che, come si è visto, produce discrezionalità, opacità e negazione della libera concorrenza”.

“I gruppi del Pd, Udc e Idv hanno già dichiarato la disponibilità a ridurre a 40 il numero degli emendamenti al decreto Protezione civile, ma il governo, come si evince dalle parole del capogruppo Pdl Calla Camera non ha alcuna intenzione di rinunciare al voto di fiducia. Non cerchi scuse, però l’onorevole Cicchitto, non si aggrappi a ostruzionismi inesistenti per coprire l’ennesimo atto di arroganza di questo esecutivo incapace di fermarsi di fronte allo sconcerto e alla rabbia che questa per una volta sono usciti dalle aule parlamentari e sono palpabili nell’opinione pubblica, nel Paese”. Così Michele Ventura, vicepresidente vicario dei depurati del PD.

A.Dra
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