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La destra non rinuncia al bavaglio sull'informazione

Il CdA Rai dopo la sentenza del TAR rifiuta di far tornare in onda i talk show. Voto contrario e dichiarazione congiunta dei consilgieri vicini al centrosinistra. Orfini e Gentiloni: “Siiamo al suicidio della Rai”. Sono bastati solo pochi minuti al Cda della Rai per ribadire il No ai talk show politici in Tv. Cinque voti contro quattro hanno rimarcato quanto stabilito quasi un mese fa e fatto capire come la sentenza del Tar, che bocciava la censura dei dibattiti politici, fosse solo un piccolo ostacolo da non considerare. Insomma una conferma di coerenza da parte della maggioranza: senza regole e senza ritegno, ma con il bavaglio all’informazione.
Matteo Orfini, responsabile Cultura e Informazione della
segreteria Pd attacca: “Dalla maggioranza del Cda Rai arriva una decisione sbagliata che danneggia
l’azienda e priva gli utenti di un servizio importante, specie nel periodo elettorale. La maggioranza di destra, prima in commissione di Vigilanza poi in Consiglio di amministrazione, ha messo un bavaglio all’approfondimento.
Un regolamento che è stato giudicato palesemente illegittimo prima dal Tar poi dall’AgCom. Si è creata una situazione di grande difficoltà per l’azienda pubblica radiotelevisiva e un duro colpo per la libertà
d’informazione. Invitiamo, perciò, la maggioranza di destra ad un atto di responsabilità, affinché riprendano le trasmissioni prima della chiusura della campagna elettorale”.

Non ci sarà dunque nessun ritorno in video, per il momento, di Porta a Porta, di Annozero e di Ballarò e sarà la Commissione di Vigilanza a dover decidere sul regolamento della par condicio dopo la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso di Sky e La7 sul regolamento dell’Agcom per le tv private.

La motivazione si legge in una nota ufficiale: “Alla luce delle ordinanze del Tar in relazione alla regolamentazione in materia di informazione e comunicazione politica in periodo elettorale, il Consiglio di Amministrazione della Rai, dopo un ampio dibattito, ha approvato a maggioranza la delibera con la quale ha dato mandato al Direttore Generale di acquisire al più presto dalla Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi le valutazioni di competenza, cui la Rai dovrà adeguarsi».

Alla grande delusione mostrata dal presidente Rai, Paolo Garimberti si è aggiunta un forte disappunto da parte dei consiglieri vicini alle opposizioni: Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten che hanno congiuntamente dichiarato: ”Esprimiamo il nostro voto contrario perché si tratta di una decisione dilatoria che non sana la forzatura di interpretazione del regolamento compiuta quando a maggioranza fu decisa la sospensione di quattro trasmissioni di approfondimento. L’ordinanza del Tar sulla delibera dell’Agcom e l’invito della stessa Autorità di Garanzia a riconsiderare la delibera assunta dal Cda avrebbero dovuto indurre la Rai a ricollocare in palinsesto da subito gli approfondimenti informativi. Siamo tra l’altro convinti che la conferma della sospensione rende concreto il rischio per l’Azienda di sanzioni”.

Duro anche Paolo Gentiloni, presidente del Forum Ict del Pd: “La Rai sarà dunque l’unica televisione senza programmi di informazione politica durante la campagna elettorale, ossia nel momento di maggiore interesse per l’opinione pubblica. E’ una decisione scandalosa, un autentico suicidio per la Rai appena mascherato dallo scaricabarile sulla commissione di Vigilanza. A questo punto il rinvio alla Vigilanza appare infatti come un
mero alibi, visto che il Cda avrebbe potuto decidere autonomamente la fine del black out. Siamo di fronte a una chiara violazione degli obblighi di servizio pubblico, oltre che della legge sulla par condicio e per questo mi
auguro che AgCom intervenga per imporre, sia pure all’ultimo minuto, un cambio di rotta anche alla Rai”.

E Fabrizio Morri, capogruppo PD nella Commissione di Vigilanza accusa i consiglieri RAI di “rimandare fintamente la palla alla vigilanza Rai dove la maggioranza di centrodestra, esattamente come loro, ci dirà che il regolamento non si tocca e che spetta al Cda Rai
decidere. Come si vede siamo alla commedia dell’ipocrisia che si spinge fino a danneggiare pesantemente una azienda come la Rai per correre dietro alle ossessioni televisive del presidente del Consiglio. Berlusconi, infatti, è
pronto pur di non avere trasmissioni ritenute scomode, a chiudere anche il programma di Vespa, a violare la Costituzione e a calpestare il diritto di fare informazione e di essere informati”.

Vincenzo Vita, senatore PD e componente della Vigilanza mette sul banco d’accusa il conflitto d’interessi: “Il Cda è un organo di amministrazione e con la scelta assunta favorisce di fatto la concorrenza. Di tutto questo dovrà rispondere nelle sedi competenti. E si è in violazione del contratto di servizio, tema sul quale ha competenza l’Autorità per le Comunicazioni”. Un brutto cortocircuito.
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