attualità, politica italiana

Alfano il guardaSilvio

l ministro della Giustizia non concepisce che il PD voglia archiviare il berlusconismo e se la prende con Bersani. Ha person una buona occasione per tacere. Nell’evidente tentativo di mascherare le (tante) debolezze e contraddizioni dell’esecutivo di cui è parte, Angelino Alfano, ministro della Giustizia, ha deplorato “l’inaudita violenza” delle parole che Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico, ha pronunciato durante un’intervista pubblicata oggi da “La Repubblica”. Peccato, per il Guardasigilli, che il leader del Pd abbia soltanto invitato le forze politiche di opposizione a “liberarsi” di Berlusconi. Ma non solo: Alfano ha anche osservato che chi auspica l’allontanamento di Berlusconi da Palazzo Chigi “sottovaluta gravemente quale potrebbe essere la reazione di milioni e milioni di italiani che due anni fa hanno votato per questo governo e che si sentirebbero espropriati della sovranità parlamentare”. Infine, essendosi forse accorto che parlare di ‘reazione di milioni e milioni di italiani’ (quale, poi?) è stato un po’ troppo, Alfano tenta di correggersi concludendo che “rispetto ai giochi di Palazzo del ’95 sono cambiati uomini e soggetti istituzionali”.
Secca la risposta di Stefano Di Traglia, portavoce del segretario Pd: “Le parole pronunciate dal ministro Alfano contro il segretario Bersani sono incredibili. Di inaudito e violento c’è solo il comportamento di un ministro che, invece di dedicarsi a risolvere i problemi della Giustizia, pensa bene di aggredire il leader del maggior partito di opposizione. Ci piacerebbe sapere, a proposito di democrazie occidentali, in quali altri paesi moderni può accadere qualcosa di simile. È del tutto legittimo, da parte di Bersani, lavorare affinché il paese si lasci alle spalle 16 anni di rissa inconcludente – ha concluso Di Traglia – e che le forze politiche più responsabili sentano questo come un dovere verso l’Italia”.
Per la serie: aver perso una buona occasione per tacere. A giudizio di Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd, lungi dal voler esprimere un’”inaudita violenza”, Bersani ha sottolineato che “lasciarsi alle spalle Berlusconi è nell’interesse del Paese: l’attuale premier è sceso in campo 16 anni fa promettendo un ‘nuovo miracolo italiano’ che, con tutta evidenza, non si è mai realizzato. Oggi abbiamo solo più tasse, più disoccupazione soprattutto tra i giovani, e un sistema economico sempre piu’ condizionato dalle cricche cresciute all’ombra del Capo. Le forze di opposizione devono confrontarsi lasciando da parte interessi particolari: Il Pd lavora e lavorerà – ha assicurato Migliavacca – per accorciare le distanze e per preparare l’alternativa”.
Per Davide Zoggia, “le dichiarazioni del ministro Alfano son sconcertanti. Di scandaloso c’è solo il bilancio fallimentare di un governo che in due anni, dalla giustizia all’economia, non si è mai occupato degli italiani, impegnato com’era a difendere interessi particolari. Invece di fare l’avvocato del premier – ha aggiunto il responsabile Enti Locali del Pd – Alfano lavori per risolvere i problemi della giustizia lacerata da 16 anni di berlusconismo. D’altronde la credibilità del ministro Alfano rispetto agli operatori della giustizia è pari a zero: ha dedicato gran parte del suo tempo nella realizzazione di leggi ‘ad personam’”.

Per Cesare Damiano, capogruppo PD in commissione Lavoro alla Camera “il centrodestra, che si è sempre vantato di esibire virilmente i muscoli nella contesa politica, si scopre oggi essere una compagine di “mammolette” che scorge nell’intervista di Bersani nientemeno che l’uso “di un linguaggio di violenza inaudita”. C’è di che rimanere stupefatti. La verità è che il centrodestra ha i nervi a fior di pelle e cerca di nascondere la sue profonde divisioni attaccando a testa bassa chi svolge un normale
ragionamento politico basato sulle regole dettate dalla Costituzione”.

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