economia, lavoro

Edilizia, imprese e lavoratori insieme in piazza: «Il governo dia risposte», di Luca Cifoni

Tremila persone con in testa un casco da lavoro: ieri mattina era questo il colpo d’occhio a Piazza Montecitorio, dove manifestavano gli “stati generali delle costruzioni”. Una protesta un po’ particolare anche in un periodo di turbolenze come quello attuale. Innanzitutto per la composizione della platea: in piazza c’erano imprenditori, artigiani, progettisti, operai: tutti insieme per chiedere al governo di rimettere al centro dell’agenda un settore che ha sofferto moltissimo per la crisi ma che in altri Paesi, come hanno fatto notare molti tra coloro che hanno preso la parola, è stato usato proprio come strumento anti-crisi grazie a forti investimenti.
Lunga la lista delle sigle presenti: dai costruttori di Ance e Federcostruzioni, agli artigiani di Confartigianato e Cna, alle cooperative, ai sindacati: Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil. Una unità di intenti che nasce soprattutto dai numeri di questi ultimi due anni, in cui l’edilizia nel suo complesso ha perso 250.000 posti di lavoro. In questo settore la recessione colpisce due volte: per la frenata dell’intera economia ma anche, in modo particolare, per le difficoltà di bilancio dello Stato. Le varie amministrazioni e gli enti locali non hanno più risorse per gli investimenti e in molti casi nemmeno la liquidità per pagare le commesse. Di conseguenza si dilatano i tempi per i pagamenti, anche fino a 24 mesi: ma questo significa mettere a rischio la sopravvivenza di molte imprese, in particolare le più piccole.
Le richieste all’esecutivo si concentrano proprio su questi punti: sblocco dei pagamenti (non è giudicato sufficiente il fondo da 60 milioni inserito allo scopo nella legge di stabilità), più in generale allentamento del Patto di stabilità (che spesso impedisce anche agli enti che avrebbero le risorse di spenderle), accelerazione della disponibilità effettiva delle risorse stanziate sulla carta. «Noi non chiediamo nessun soldo in più rispetto a quello che è necessario, pretendiamo che i soldi già decisi dal governo vengano spesi» ha detto il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti.
È esemplare a questo proposito la vicenda degli 11,3 miliardi stanziati un anno e mezzo fa dal Cipe per finanziare un piano di opere prioritarie. Al momento, di tutte quelle risorse solo 30 milioni sono servite ad aprire nuovi cantieri, mentre un terzo del totale non è neanche stato assegnato a un progetto.
La mobilitazione di ieri ha ottenuto qualche risultato, almeno formale: nel pomeriggio i rappresentanti dell’edilizia hanno incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro delle Infrastrutture Matteoli. Da parte del governo c’è la volontà di istituzionalizzare il tavolo dell’edilizia, complicazioni politiche permettendo. «Ora attendiamo i risultati», ha commentato Buzzetti, mentre Walter Schiavella, segretario generale di Fillea Cgil, si è detto «non rassicurato» parlando di «confronto onesto ma deludente».

Il Messaggero 02.12.10

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Edilizia, operai e padroni . «Dal governo pane e promesse»

Edili e costruttori, per la prima volta in piazza insieme. Per lanciare un grido di dolore sulla crisi del settore, sempre più grave. E per chiedere a governo e Parlamento di fare qualcosa. Ieri mattina si sono in ritrovati a centinaia davanti a Montecitorio, tutti con i caschi colorati da cantiere in testa. “Lavoratori” e “padroni”, sigle come l’Ance, Confartigianato e Federcostruzioni e i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil.Un annoe mezzo fa avevano lanciato l’allarme, dando vita agli Stati generali dell’edilizia. Un appello che è rimasto inascoltato. E i numeri della crisi, snocciolati ieri dal palco dal segretario della Fillea Cgil Walter Schiavella, parlano chiaro: 250mila posti di lavoro già persi, e altri 40mila a rischio nel 2001. E ancora: la chiusura di oltre 8mila imprese e una perdita complessiva di circa 70 miliardi. «Non vogliamo arrenderci al declino»,ha detto il presidente dell’Ance Paolo Buzzoni, «vogliamo che il governo metta finalmente al centro della sua agenda l’edilizia. Al governo chiediamo che i pagamenti siano rispettati in tempo per le imprese, di programmare piccole opere, come ad esempio nuove scuole, e maggiore semplificazione. Un pacchetto è già pronto in Parlamento, chiediamo che venga approvato il prima possibile». «Non chiediamo nessun soldo in più rispetto a quello che è necessario, pretendiamo che i soldi già decisi dal governo vengano spesi», ha concluso il numero uno dei costruttori. La manifestazione ha registrato l’insolito plauso comune delle due leader di Confindustria e Cgil. «Questo settore rappresenta l’11% del Pil e dà lavoro a 3 milioni di addetti, il governo deve dare risposte adeguate », ha detto Emma Marcegaglia. E Susanna Camusso: «Questa manifestazione è il segno della crisi e di un governo chenonfa nulla per la ripresa ». IN PIAZZA BERSANI E IL PD In piazza è arrivata una delegazione Pd, guidata dal segretario Bersani e dai capigruppo Finocchiaro e Franceschini. «Una manifestazione inedita e ben motivata», ha detto Bersani, dopo aver parlato con alcuni manifestanti. «Non è vero che il governo ha ben governato la crisi, si è bloccato tutto, i pagamenti nongirano, le imprese non hanno fiato e si perde occupazione. È un circolo vizioso, fanno bene a protestare». «Serve un piano per le piccole opere, che avrebbero potuto spingere la ripresa, bisogna consentire almeno ai Comuni con i conti a posto di allentare il patto di stabilità. Sono due anni che diciamo queste cose». E l’ex segretario della Cisl, oggi Pd, Sergio D’Antoni: «In tre anni si sono persi 30 miliardi di investimenti pubblici, ecco i risultati del governo delle grandi opere». «Vogliamo una svolta profonda, se non si fa niente le cose peggioreranno», ha detto dal palco il segretario di Feneal-Uil, Antonio Correale. «Noi insistiamo con tenacia nel proporre un piano decennale di interventi di prevenzione e manutenzione, svincolati da polemiche politiche, con progetti condivisi, risorse davvero spendibili e tempi certi di attuazione». E Schiavella della Cgil: «Da 18 mesi andiamo avanti a pane e promesse, è ora di dire basta, sui fatti finora il governo ha fallito: l’ultima delibera Cipe prevede solo 276 milioni veri, contanti, per aprire cantieri». Una delegazione dei manifestanti è stata poi ricevuta a palazzo Chigi da Gianni Letta e dal ministro Matteoli. La richiesta: riattivare il tavolo presso il governo «per la costruzione di una politica industriale del mondo delle costruzioni e dell’immobiliare». «C’è stata un’accoglienza positiva, ora attendiamo i risultati», ha commentato Buzzetti. «L’unico elemento positivo è stata la riapertura del tavolo,manon esco rassicurato», ha detto Schiavella. «E emerso ben poco, è stato un confronto onesto ma deludente. Se ne riparla dopo il 14 dicembre…».

L’Unità 02.12.10

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Costruzioni: Pd, “Governo paghi debiti, aziende stanno subendo crisi per ritardi esecutivo”
Mariani: “Noi dalla parte delle imprese e dei lavoratori dell’edilizia”
“Il Partito Democratico a fianco delle imprese e dei lavoratori del settore edile che oggi manifestano insieme in piazza Montecitorio per chiedere al Governo un’attenzione finora mancata per un settore fondamentale per la nostra economia, che ha pagato pesantemente il prezzo della crisi con una perdita di 250.000 posti di lavoro e la contrazione del 20% della produzione”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Ambiente della Camera, Raffaella Mariani, che aggiunge: “di fronte all’assenza di risorse e provvedimenti adeguati da parte del Governo, in questi mesi il PD ha avanzato e sostenuto proposte a favore del comparto delle costruzioni, in termini di risorse, di misure di semplificazione della normativa e delle procedure amministrative, sgravi ed incentivi fiscali. Uno Stato giusto che operi a favore di imprese e lavoratori – conclude Mariani – deve provvedere con celerità a pagare i propri debiti, evitare il tracollo del comparto edile: un Governo che non sa rispondere a queste emergenze non serve al Paese”.

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