attualità, politica italiana

La crisi nelle parole del Pd

La nostra manifestazione di sabato è stato il cartellino giallo, domani ci sarà quello rosso. Si chiude un ciclo, comunque vada. Si chiude il ciclo di Silvio Berlusconi, protagonista vero di questi 15 anni, politico e culturale. Pensate davvero che domani con un voto in più riuscirete a fare quello che non siete riusciti a fare con la più grande maggioranza della storia repubblicana? Sapete benissimo che questo non accadrà. Chi voterà per il presidente Berlusconi domani voterà per le elezioni anticipate.
Rosy Bindi

Il Ciampi del 2011 dovrà aiutare il paese a uscire dal clima di permanente guerra civile politica che ci accompagna. Noi gli daremo sostegno pieno e incondizionato, senza chiedere altro che non lavorare per rimettere in moto l’Italia. Per dare ai giovani la voglia di starci in questo paese e non di andare via come oggi invece fanno in una percentuale tripla rispetto agli altri paesi europei.
Enrico Letta

Si chiude anche un’esperienza più lunga, un ciclo almeno decennale, che termina con un esito profondamente deludente per il nostro paese. (…) Presidente Berlusconi, lei le elezioni le ha perse già due volte, il che dimostra che non è invincibile. In un paese democratico un leader democratico avrebbe dovuto lasciare la propria funzione. Ciò che la contraddistingue è che lei non è il leader del centrodestra: ne è stato a lungo il proprietario.
Massimo D’Alema

Abbiamo perso un’altra legislatura. Si poteva cogliere l’occasione per affrontare quelle riforme istituzionali delle quali abbiamo assolutamente bisogno. Lei, presidente Berlusconi, ha ancora una volta impedito che questo potesse avvenire, come era accaduto per la commissione Bicamerale. Lei è bravissimo a fare campagne elettorali, ma governare è un’altra cosa. L’Italia è da 15 anni in una interminabile campagna elettorale.
Walter Veltroni

Potrà anche prendere un voto in più domani, salvarsi per il rotto della cuffia, ma la crisi rimarrà la stessa, non solo perché non riuscirà a far approvare leggi in parlamento ma anche perché le ragioni della crisi saranno ancora tutte lì. Oggi anziché fare i conti con la realtà Berlusconi ha preferito affidarsi alla regola aurea della pubblicità, di cui tanto si intende, ossia non è importante che una cosa sia vera ma che sia creduta vera.
Piero Fassino

da EuropaQuotidiano 14.12.10

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“Intervengono in aula i leader democratici, da D’Alema a Veltroni, da Bindi a Letta a Fassino”, di Simone Collini

L’ex segretario del Pd cita De Gasperi: il premier rischia di gettare il paese nella sovversione
Bersani: «Il governo è finito Non si va avanti rubando voti»
Il Pd affronta compatto la prova della sfiducia.D’Alema: «Berlusconi non è più il proprietario del centrodestra». Riunione dei parlamentari: niente assenze al momento del voto.
Berlusconi vuole la fiducia per andare a nuove elezioni. I parlamentari del Pd lo dicono ai colleghi del gruppo misto che incrociano nei corridoi di Montecitorio, a quelli che hanno cambiato casacca nelle ultime ore e che ora si dicono scettici o contrari alla mozione di sfiducia. E poi lo dicono apertamente anche nell’Aula della Camera, via via che nel corso della giornata si fa chiaro che da oggi, bene che gli vada, il premier potrà contare su una maggioranza troppo risicata per continuare a governare.
Bersani riunisce i vertici del partito la mattina e la raccomandazione è una sola: per 48 tutti concentrati sull’obiettivo di mandarlo a casa, ora niente distinguo sul dopo e soprattutto niente assenze al momento del voto. Anche la decisione di convocare una riunione del gruppo dei deputati per la sera serve a garantire la presenza a Roma di tutti con largo anticipo. I dirigenti del Pd assicurano che oggi non ci saranno assenze tra i loro 206 deputati, ma sono anche coscienti che le variabili sono troppe negli altri gruppi e che nella notte potrà succedere di tutto. Ma si lasciano anche con la convinzione che, in ogni caso, questo governo non reggerà. E che se pure oggi passasse potrebbe andar sotto già domani, quando si voterà il decreto sull’emergenza rifiuti in Campania.
BERLUSCONI IRRESPONSABILE
«È sempre più evidente che l’interesse del paese sarebbe formalizzare la crisi e dare vita a un governo di responsabilità istituzionale», dice Bersani conversando poi con i giornalisti, «solo l’irresponsabilità e un ego smisurato possono portare Berlusconi a non prenderne atto». Il leader del Pd, dopo aver affidato gli interventi di ieri a Bindi, Letta, D’Alema, Veltroni e Fassino (e al Radicale Turco), interverrà oggi per la dichiarazione di voto del suo partito (Franceschini prende la parola per chiedere come mai Berlusconi non sia in Aula a dibattito iniziato: «Vorrei sapere se sta utilizzando anche questi minuti per convincere qualche parlamentare indeciso»). Nel discorso di Berlusconi il leader del Pd non vede «niente di nuovo»: «Un po’ di bastone e un po’ di carota, neanche un barlume di consapevolezza dei problemi del paese. Forse continua a pesare più la compravendita che la sua retorica». Ma se questo è il quadro «la sequenza logica» è che il premier voglia la fiducia per poi andare a elezioni. «Non può pensare di governare rubacchiando un voto». Insomma se oggi Berlusconi dovesse evitare la sfiducia, «siamo daccapo, con in più Fli che è all’opposizione». E con Fini, assicura Bersani, «ci sarà lo spazio per una strategia d’opposizione comune». Se poi questo «governo precario» e questo «tramonto di Berlusconi» dovesse portare alle urne, dice in serata, il Pd non avrà paura delle elezioni «perché dopo 16 anni questo paese non ne più».
Per il Pd la via d’uscita da questa crisi rimane comunque un governo «di responsabilità nazionale» che approvi una nuova legge elettorale e affronti le emergenze economiche. D’Alema, che nel corso della giornata parla con Casini e anche l’ex-Idv Scilipoti, interviene in Aula dicendo a Berlusconi che se fosse uno statista si farebbe da parte nell’interesse del Paese: «Lei non è il leader del centrodestra, ne è stato a lungo il proprietario, credo ormai non lo sia più. Questa è la novità che gli italiani hanno di fronte». Anche Veltroni parla di un premier finito «in un vicolo cieco», da cui potrebbe uscire «solo con un atto di responsabilità, che non mi sembra in grado di compiere». L’ex segretario del Pd cita l’ultimo discorso in Parlamento di De Gasperi (a cui Berlusconi più volte si è richiamato), nel quale diceva che se un politico guarda ai suoi interessi personali e non a quelli del Paese getta la democrazia «nel mare agitato della sovversione». Bindi dice senza giri di parole che «chi vota la fiducia vota per le elezioni anticipate» e Letta dopo aver detto che il governo «si è ridotto a mendicare con mezzi che non fanno onore alle nostre istituzioni una fiducia minima», chiude il suo intervento citando la canzone di Bennato “Venderò”: «Ogni cosa ha il suo prezzo ma nessuno saprà quanto costa la mia libertà». Citazione che piace ai deputati di Futuro e libertà, meno a quelli che hanno cambiato casacca.

L’Unità 14.12.10

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“Bersani: il Pd pronto a lavorare con Fli”, di Giovanna Casadio

“E il voto non ci fa paura”. Casini accusa: “Girati quattrini per far cambiare idea”. Il segretario dei democratici detta la strategia nel caso il governo ottenesse la fiducia
D´Alema evoca la Germania: “Lì le forze politiche sono capaci di trovare convergenze”. Le urla dai banchi democratici a Berlusconi («Questa l´abbiamo già sentita») e Fini annuisce. L´intesa con Fli insomma c´è e, dice Bersani, soprattutto ci sarà: «Nel denegato caso, come dicono gli avvocati, in cui non passi la sfiducia, è evidente che da qui a un mese siamo daccapo, con in più Fli che è all´opposizione. Per carità, saranno due opposizioni diverse, ma ci sarà uno spazio per una strategia d´opposizione comune».
Giornata di riunioni ieri anche per l´opposizione alla Camera. Pier Ferdinando Casini, leader Udc, convoca i suoi nel pomeriggio e poi, in tv, attacca sul mercato dei voti: «Sono girati quattrini, si può anche cambiare idea ma non possono girare soldi». Il Pd si riunisce di mattina in un “caminetto” dei big e a sera tiene l´assemblea del gruppo, che serve per un “serrate le file” e per l´ultima chiamata di Dario Franceschini ai parlamentari: «Vincerà la sfiducia». Bersani accusa: «Il premier è un irresponsabile, l´interesse del paese sarebbe formalizzare la crisi, solo un ego smisurato può portare Berlusconi a non prenderne atto per dare vita a un governo di responsabilità istituzionale». È il leit-motiv dei Democratici, preoccupati dalle elezioni che aprirebbero una partita «pericolosa» per il paese e molto difficile per il partito, alle prese con la scelta delle alleanze e con i malumori interni. In aula intervengono ben cinque big democratici (Letta, D´Alema, Fassino, Veltroni, Bindi); Fioroni è critico: «Vuol dire che siamo sicuri di vincere se ci mettiamo tante facce e quasi tutte di ex segretari Ds… «. D´Alema incalza: «Lei è stato a lungo il proprietario del centrodestra, ora non lo è più». E se si andrà al voto, aggiunge, «se sfida ci sarà, noi non ne abbiamo paura; lei non è invincibile e le elezioni le ha già perse due volte». Però la strada migliore è un´altra, quella tedesca della Grosse Koalition, perché «le forze politiche in certi momenti sono capaci di trovare convergenze». Insomma ci vorrebbero le dimissioni del premier che portino a «un nuovo governo di centrodestra o a un governo di responsabilità nazionale». Anche Veltroni (con il quale D´Alema si complimenta) rilancia, rivolto a Berlusconi: «Lei è in un vicolo cieco e ne potrebbe uscire solo con un atto di responsabilità che non è in grado di compiere». Lo spauracchio delle urne tiene banco. Proprio se Berlusconi oggi dovesse vincere sono più vicine. Gli ex popolari di Modem si vedono a cena (oggi si riuniranno tutti i “75” con Veltroni e Gentiloni;) Bersani invece è alla cena del Pd Lazio con gli imprenditori: «In ogni caso questo governo finisce, non può garantire più stabilità al paese. Le elezioni non ci fanno paura. Noi dovremo rimediare ai suoi danni». Bindi: «Chi vota la fiducia, sceglie le elezioni anticipate». Il Pd pensa di esserci al completo: Marco Fedi, malato, è venuto dall´Australia per votare. Al Senato, Emma Bonino, la leader radicale dice al premier: «Guardare oltre il voto, perché se pure lei ottiene la fiducia lo scenario sarà ancora peggiore di quello vissuto finora».

La Repubblica 14.12.10