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La lezione di stile di un innocente *

In un’Italia perennemente in ostaggio dei “15 minuti di celebrità” predetti a chiunque da Andy Warhol, era pressoché scontato che passasse sotto silenzio il gesto di ribellione di Marco Previati. Che si è rivelato un modello di anti-retorica. Arrestato il 31 dicembre perché «fortissimamente sospettato» dagli inquirenti per l’attentato alla sede della Lega di Gemonio e scarcerato il 3 gennaio perché le accuse a suo carico erano, secondo il gip, dettate da «delazioni nate per piaggeria», il 21enne operaio ha preferito dribblare la selva di taccuini e telecamere che lo aspettavano all’uscita del carcere dei Miogni.

«Sono contento di essere uscito, ma sono stanco e adesso voglio solo riposare», queste le uniche parole pronunciate dal giovane mentre lasciava il penitenziario varesino. Con in mano una busta di plastica gialla contenente i suoi pochi effetti personali e tanta rabbia per le tre notti passate in cella. Il suo silenzio è parso ancora più assordante se paragonato alla continua ricerca dei riflettori a cui altre vicende recenti ci avevano abituato. E qui il pensiero va ad Avetrana dove a oltre quattro mesi dal tragico omicidio della piccola Sarah neanche il calendario di beneficenza presentato da un “tronista” ci è stato risparmiato.

*editoriale da www.ilsole24ore.it