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"Bankitalia: l’occupazione non riparte", di Luca Cifoni

Ripresa «a ritmi contenuti» occupazione che «non riparte». Così la Banca d’Italia sintetizza nel suo Bollettino economico la situazione del nostro Paese, in un contesto internazionale di crescita «che resta sostenuta» ma con sensibili differenze tra le varie aree geografiche. Quanto ai conti pubblici, Via Nazionale rileva il miglioramento del 2010 e prende atto dell’impegno del governo a conseguire un sostanziale pareggio nel 2014, con una correzione biennale pari a 2,3 punti di Pil.
Dopo il brusco rallentamento nell’ultimo trimestre dello scorso anno, l’economia italiana ha proseguito la crescita nei primi tre mesi del 2011; in particolare si è riportata in positivo – seppur di poco – la produzione industriale, meno dinamica rispetto agli altri Paesi dell’area euro.
La spinta viene soprattutto dall’estero mentre, fa notare la Banca d’Italia, «le famiglie restano caute nei loro comportamenti di spesa, risentendo della contrazione del reddito disponibile reale e della debolezza delle condizioni nel mercato del lavoro». Questo numero del Bollettino non riporta una previsione di crescita per l’anno in corso, ma cita quella di analisti e centri di ricerca che vedono un incremento del Pil intorno all’1 per cento.
L’analisi relativa al mercato del lavoro ricostruisce quel che è accaduto dalla seconda metà dello scorso anno in poi. In quella fase si è interrotta la caduta dell’occupazione iniziata nel 2008, anche se i bassi livelli produttivi e i molti lavoratori in cassa integrazione ostacolano il ritorno alla crescita del numero degli occupati. Nell’ultimo trimestre del 2010 c’è stato in realtà un incremento (il primo dall’inizio della crisi) pari a 36 unità. Ma questa ripresa non è poi proseguita nei primi mesi di quest’anno, sulla base dei dati provvisori. Il Bollettino fa anche notare che alla diminuzione dei licenziamenti si accompagna una ripresa delle assunzioni con contratti flessibili o a tempo parziale.
Nel capitolo finanza pubblica viene evidenziato il miglioramento, rispetto alle stime, del disavanzo 2010 (-4,6 per cento in rapporto al Pil); miglioramento riconducibile alla riduzione della spesa che a sua volta dipende essenzialmente dal calo degli investimenti. Il contenimento del deficit proseguirà nei prossimi anni, fino all’obiettivo del sostanziale pareggio di bilancio appena indicato dal governo per il 2014; Bankitalia ricorda che ciò comporta una correzione pari al 2,3 per cento del Pil in due anni (cioè circa 40 miliardi).
I commenti al Bollettino si sono concentrati proprio sul tema della fragilità della ripresa e dei suoi effetti sull’occupazione. Giorgio Santini, per la Cisl, sollecita il ricorso a politiche attive per il lavoro, mentre la Cgil sostiene che «i problemi reali non sono affrontati». Sul fronte politico Bersani parla di «dati drammatici», che richiederebbero «interventi seri».

Il Messaggero 16.04.11

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Tremonti furioso: l’Italia è ok. MaBankitalia vede la stangata”, di Bianca Di Giovanni

Giulio Tremonti non tollera critiche. Così, anche da Washington dove è in corso il G20 spara ad alzo zero contro «gli imprenditori che non fanno la loro parte». Scottano le critiche di Emma Marcegaglia e quelle di Luca Cordero di Montezemolo, che hanno chiesto fatti e non parole. Poi, la solita storia dell’Italia meglio di altri. I numeri del Paese secondo il ministro «non sono così negativi per quanto riguarda l’occupazione e la produzione industriale. infine una stoccata che sembra diretta al cuore dell’opposizione. «Non ascoltate chiacchieroni e pasticcioni – dichiara – che pensano si possa ricominciare a fare le cicale». In altre parole, quelli che credono di poter finanziare spesa pubblica, soprattutto per il welfare. Il ministro è convinto che gli italiani preferiscono le formiche. Forse non conosce né le decine di migliaia di precari destinati a tornare a casa, e nemmeno le ultime cifre di Bankitalia, che parlano chiaramente di una stangata in arrivo. Una manovra correttiva di 2,3 punti di Pil nel biennio 2013-2014. In cifre si tratta di una stangata da 40 miliardi, che si abbatterà su un Paese ancora «fiacco » sul fronte della crescita. È quanto riporta l’ultimo Bollettino della Banca d’Italia, citando i recenti documenti di finanza pubblica. Il Pil in quel biennio non si sposterà dall’1,5 o 1,6. Una crescita che non basterà a fornire abbastanza entrate (ci vorrebbe almenoil2%) per evitare tagli drammatici ai servizi pubblici. Questa prospettiva si abbatte su un mondo del lavoro che resta in forte sofferenza. «Livelli produttivi distanti da quelli precedenti l’avvio della recessione e un’incidenza ancora elevata degli occupati in Cassa integrazione ostacolano il ritorno alla crescita dell’occupazione – scrivono i tecnici di Palazzo Koch – Dopo un lieve incremento nel quarto trimestre del 2010, il numero degli occupati è ripiegato nel primo bimestre di quest’ anno sui livelli minimi dell’estate scorsa. Sono tornate a crescere le assunzioni con contratti flessibili e a tempo parziale; è proseguita la contrazione delle posizioni permanenti a tempo pieno. Il tasso di disoccupazione rimane stabile sui valori medi dello scorso anno, mentre sono aumentate l’incidenza dei disoccupati di lungo periodo e la disoccupazione giovanile». PRECARI Insomma, sull’occupazione è allarme rosso. Contemporaneamente al richiamo della Banca centrale, la Cgil sforna cifre da incubo. Quest’anno scadranno 120mila contratti nella pubblica amministrazione e non saranno rinnovati. «I risparmi dello Stato non supereranno i 100milioni di euro», osserva la Cgil Funzione Pubblica. Decine di migliaia di lavoratori a casa, risorse e conoscenze buttate al vento, per risparmiare la cifra che serve a pagare ogni anno due sottosegretari di un ministero senza portafoglio, tipo Daniela Santanchè. È disarmante. «Il governo e la maggioranza parlamentare – afferma il responsabile dei settori pubblici Cgil Michele Gentile – continuano a non dare risposte al lavoro precario nelle Pubbliche amministrazioni e nei settori della conoscenza. Come si può parlare di crescita se non si cominciano a risolvere i problemi occupazionali che si aggiungono a quelli della perdita del potere di acquisto delle retribuzioni? La manovra del 2010 si mostra sempre più devastante contro il lavoro e l’occupazione, contro il sistema pubblico pesantemente, colpito dai tagli lineari che ne mettono in crisi la funzionalità, e contro le retribuzioni dei lavoratori e dei pensionati ». Infatti la crescita resta fragile. Nel 2010 resta sotto la media Ue di mezzo punto. Si registra un +1,3, trainato soprattutto dall’export e da una domanda interna che si ferma all’1,7% in più dell’anno orribile della crisi, il 2009.

L’Unità 16.04.11

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La manovra che Tremonti dovrà fare (senza dirlo)
Effetto tassi sul debito. Allarme di Bankitalia: l’occupazione non riparte”, di Raffaella Cascioli

Solo ordinaria amministrazione. Nient’altro che manutenzione della spesa. Nulla di più che il rifinanziamento delle missioni all’estero. Sono settimane che Giulio Tremonti giura che non ci sarà una manovra correttiva, che i conti pubblici sono su un sentiero già tracciato, che non ci saranno aggiustamenti nell’anno in corso.
Eppure la manovra ci sarà, è già in agguato, strisciante come lo sono state le ultime manovre di Tremonti, inserita in una serie di scatole cinesi in modo da essere avvertita solo a cose fatte. D’altra parte che ci sia necessità di una manovra è nei dati, nell’inevitabile nuovo prossimo aumento del costo del denaro nella zona euro dovuto alla fiammata inflazionistica e, soprattutto, nelle tensioni che percorrono i debiti sovrani di mezza Europa. E manovra sarà anche se l’entità è ancora molto incerta visto che dipende dall’entità del rialzo degli eurotassi che avrà un riflesso sul costo del debito e dalla tenuta, divenuta ormai molto difficile, dei conti pubblici della Grecia sempre più vicina al crac. Oltre che da un’inflazione che oggi sta dando una mano alle casse dello stato incidendo invece pesantemente sui consumi delle famiglie. Oggi l’Italia sconta una mancata politica per la crescita che, nonostante le affermazioni di Tremonti, ha consentito ai tedeschi di registrare lo scorso anno un consistente incremento del Pil.
Al riguardo i dati del Bollettino economico diffuso ieri dalla Banca d’Italia sono allarmanti sotto molteplici aspetti. Per via Nazionale la crescita appare contenuta rispetto agli altri partner europei ma quel che colpisce è il fatto che non solo l’occupazione «non riparte», ma anche che i consumi stagnano. Tutta colpa di una dinamica negativa dei redditi reali. In pratica le famiglie sono prudenti per le condizioni del mercato del lavoro e dell’andamento del reddito disponibile che nel 2010 è diminuito ulteriormente in termini reali. Se a questo si associa un’inflazione in forte aumento, tanto che secondo Bankitalia è passata dall’1,7% della seconda metà del 2010 al 2,3% del primo trimestre, si comprende il perché il potere d’acquisto delle famiglie meno abbienti si sia ulteriormente abbassato. Tuttavia, Bankitalia sottolinea come l’inflazione, al netto del rincaro della componente energetica che ha inevitabili riflessi sui generi alimentari, mostri una dinamica particolarmente contenuta a testimonianza del fatto che la ripresa è tutt’altro che vigorosa e comunque caratterizzata più dal recupero delle esportazioni al traino dalla Germania che non dalla domanda interna.
Se per il primo trimestre Bankitalia sostiene che si prefigura una modesta accelerazione della domanda interna, la crescita della manifattura italiana «è meno robusta rispetto a quella in atto nelle principali economie dell’area». Rispetto ai livelli pre-crisi la produzione in Italia è inferiore del 18% contro il 9 e il 5% di Francia e Germania.
Palazzo Koch confuta con i dati le argomentazioni del ministro che sostiene che l’Italia sta come se non meglio degli altri paesi. Il che, e in modo del tutto relativo, è vero solo a proposito del debito che, pur salendo, cresce meno della media europea. Se Bankitalia riconosce al tesoro «una prudente politica di gestione del debito» e un calo del deficit in termini percentuali dal 5,4% del 2009 al 4,6% del 2010, implicitamente spiega che per raggiungere il pareggio di bilancio fissato dal tesoro al 2014 serviranno manovre correttive superiori ai 35 miliardi di euro tra il 2013 e il 2014 anni in cui Tremonti ha spiegato avverrà il rientro.
Per il responsabile economia del Pd Stefano Fassina «come indicato oggi da Bankitalia, l’unica informazione chiara nel Programma nazionale di riforme presentato dal governo è l’arrivo di ulteriori stangate, non solo per il 2013-1014, ma a cominciare da quest’anno per raggiungere l’obiettivo di indebitamento previsto».

da Europa Quotidiano 16.04.11