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La sfida delle nuove classi dirigenti. Dibattito a Cortona sul ricambio generazionale con Giovanni Floris, Fausto Raciti e Marina Sereni

Il giornalista di Ballarò, Giovanni Floris ha introdotto il dibattito serale alla Scuola di politica del PD, affrontando un tema cruciale per le nuove generazioni presenti in sala: “Crisi dell’Occidente: la sfida per le classi dirigenti”. Hanno partecipato all’incontro anche Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani Democratici e Marina Sereni, vicepresidente dell’Assemblea del PD. I tre ospiti hanno risposto con molta partecipazione alle domande spesso pungenti dei giovani della platea, simbolo tangibile del malcontento e delle aspettative disilluse del nostro tempo. Floris ha esordito con una frase ad effetto molto significativa: “Il potere non si contesta si conquista, quindi datevi da fare!”, rispondendo ad una domanda di un giovane coordinatore di circolo, che ha lamentato la presenza di filiere e correnti all’interno del PD, che a suo avviso spesso determinano la scelta dei nuovi dirigenti politici. Il giornalista ha poi descritto a grandi linee le contraddizioni e le difficoltà che i giovani devono affrontare per trovare un posto al sole nel nostro Paese. C’è stata una grande richiesta di flessibilità nel mondo del lavoro da parte dei giovani, alcuni anni fa, ma la risposta è stata quella di consegnare loro una flessibilità senza tutele né garanzie, che è come un coltello senza manico. E in questo la politica arriva sempre in ritardo rispetto alle esigenze della società. Il punto è che il dibattito politico non rappresenta più gli spettatori. Dunque secondo Floris, il PD e le opposizioni devono trovare delle soluzioni a breve periodo, per uscire dalla crisi. Anche se c’è molto gusto nella elaborazione teorica, i problemi reali riguardano il contingente. Alla domanda di uno studente che ha chiesto “perché in tv ed anche a Ballarò, non vengano invitati le giovani leve del Partito”, Floris ha risposto che la gente non guarda Ballorò per scoprire una classe dirigente nuova, ma capire quello che sta succedendo in Italia. Il Paese è stato sfiancato da questa classe dirigente, ora è come un cerino che resterà che nelle mani di chi si sacrifica. Attenti, ha concluso il giornalista, perché se non è il Paese a scegliersi il leader sarà il leader a scegliersi il Paese, il PD deve essere una alternativa credibile ora, subito, dobbiamo agire qui e ora.

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Fausto Raciti, il segretario dei giovani democratici, ha introdotto il suo pensiero, descrivendo quello che è un momento cruciale sia per il Paese che per le dinamiche politiche che lo governano. L’impianto che noi abbiamo conosciuto è al suo punto finale, ha detto Raciti, ma c’è lo spazio per provare a recuperare e dare prestigio alla politica e riconquistare un asset democratico oggi messo in crisi. In Italia al governo, abbiamo classi dirigenti incapaci di comprendere il sistema e fare da snodo rispetto alla crisi. È una classe politica che morde dall’alto ma che mina anche dal basso e dà discredito a tutta l’Italia. Dentro questa cornice, ai giovani e ai cittadini, arriva una immagine della politica che ha perso il potere e la capacità di intervento nella vita reale e che cerca la soglia populista solo per reinterpretare e assecondare il pensiero dell’italiano medio. Inoltre, ha notato il segretario dei GD, l’agenda economica del nostro Paese è decisa dalla BCE, non dai problemi che concernono la vita delle persone e da chi le governa.

Che spazi ci sono per provare a costruire il terreno per una democrazia che funzioni veramente?, ha chiesto retoricamente Raciti, che ha poi risposto come esponente del PD. Il nostro compito è di fare una battaglia politica e dirci anche la verità sugli errori della sinistra nell’imminente passato, ha ammesso. Dobbiamo provare a recuperare una seria capacità critica, capire che un ciclo storico è finito e che ora bisogna reinterpretarne uno nuovo e non costruire la propria struttura politica solo per arginare Berlusconi e in funzione sua, come è accaduto in questi anni. Uno dei problemi che scontiamo di più infatti è l’affievolirsi dell’idea di progettualità politica e intellettuale che non ha saputo riempire i vuoti lasciati dal berlusconismo. E su questo ha pesato anche il silenzio del sinistra. Raciti ha poi gettato uno sguardo anche allo scenario internazionale, con il quale il nostro Paese si confronta, e che ci vede assenti e perdenti. In questo momento l’Italia deve recuperare l’orizzonte europeo, ha sostenuto Raciti, come orizzonte di democrazia che il Paese deve provare a raggiungere. Il patto di cittadinanza europeo è miseramente crollato sotto il peso della crisi e si deve necessariamente recuperare. Perché nella scenario mondiale ci sono Paesi che condizionano la nostra economia, ha spiegato, mentre i nostri ministri vanno in Cina a chiedere aiuti economici, l’Italia deve reagire.

Raciti, come giovane dirigente di Partito ha poi risposto ad alcuni giovani sulle modalità di selezione delle nuove classi dirigenti, che ha spiegato, non può affidarsi esclusivamente ad metodologia meritocratica o anagrafica, altrimenti si accederebbe alla “professione di parlamente”, per concorso pubblico. Le nuove leve si formano nella battaglia politica e sociale, soprattutto nel centrosinistra e anche nel conflitto, che è un dato della democrazia degna di questo nome.

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Marina Sereni, parlando delle criticità del nostro Paese, che coinvolgono per larga parte proprio i giovani, ha voluto sottolineare l’anomalia della classe dirigente al governo, che si può riassumere in una partitocrazia senza Partiti, di una competizione politica sfociata nel populismo senza riforme. Il PD, al contrario è l’unica forza democratica ad aver mantenuto la denominazione Partito e che non è identificata con un leader, e questa è una grande ricchezza. Sereni si ritiene un politico, figlia della stagione che ha visto e vissuto la fine della prima Repubblica, avendo iniziato la propria carriera come assessore all’età di 33 anni. In quegli anni con tangentopoli si capiva che stava nascendo qualcosa di nuovo: la nascita delle televisioni commerciali, La Lega, la stagione dei sindaci, e dopo dei professori, ma non è stato interpretato al meglio il cambiamento che avveniva sotto i nostri occhi, ha ammesso la rappresentante democratica. Ecco perché oggi dobbiamo evitare il rischio di non ripetere quell’errore, ha esortato. Ma il rischio è che la fine di una stagione politica come questa, trascini con se maggioranza e opposizione, se non traspare la percezione che la nostra classe dirigente è diversa. Dobbiamo fare i conti fino in fondo con il malessere sociale, ha detto Sereni, perché la disaffezione alla politica non mi sento di attribuirla solo al sentimento di antipolitica che dilaga oggi. Io prendo il treno dei pendolari dalle Marche a Roma, ha raccontato, e vedo che per andare a lavorare la gente affronta ogni giorno tante piccole e grandi difficoltà di malgoverno del Paese. Dobbiamo riuscire ad interpretare meglio e di più il malessere del Paese. Ad esempio, lo scarto ieri tra il voto in Aula su Milanese e quello che succedeva nel mondo, ovvero il crollo delle borse, è enorme e ci allontana dai problemi dei cittadini. E il rischio è che il Parlamento appaia staccato dalla realtà.

Dobbiamo cercare di uscire dalla gerarchia di valori proposta dalla destra, che mette al centro l’individualità e ribaltarla. Per questo i il PD ha individuato delle priorità, ha dichiarato Sereni: riforma della politica, per un partito trasparente e forte aperto e partecipato e il congresso sulla forma Partito farà da volano a questo progetto; un partito moderno, che sappia affacciarsi al mondo e sfruttare le nuove tecnologie, come la rete, piuttosto che subirle; visione e pensiero lungo, articolato in proposte più precise e maggiore coesione, per non ripetere l’esperienza dell’unione. Da ultimo, come ha ribadito Fausto Raciti, Sereni ha sottolineato che la politica non si può più chiudere in una dimensione nazionale e in questo senso la dimensione europea è indispensabile.

In fine alla domanda dei giovani della platea, su dove si formano le classi dirigenti del futuro? Marina Sereni ha risposto che l’esperienza del governo locale ad esempio è fondamentale, ma è altrettanto importante che venga meno un atteggiamento di autoreferenzialità nel partito, perché esistono altri luoghi anche al di fuori di esso, come ad esempio nella società civile.

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Il welfare al tempo della crisi

Giuseppe Fioroni, Presidente del forum Welfare PD a Cortona: “Tornare a investire su previdenza e formazione, tagliare gli sprechi e aggiungere risorse, specie per i giovani”
Giuseppe Fioroni, presidente del forum welfare del Partito democratico, ha condiviso alla scuola di Cortona, le sue riflessioni sul welfare al tempo della crisi e le ripercussioni conseguenti sui giovani. Il nodo cruciale da sciogliere, per lui consiste nel comprendere il cambiamento della percezione del welfare nel nostro Paese. Fino a pochi anni fa era un settore su cui investire in termini di previdenza, sanità, sociale, formazione, mentre oggi il welfare è interpretato dal governo nazionale, quasi come un peso per la società e non più come una possibilità.

D’altronde, ha considerato Fioroni, i cambiamenti strutturali sono stati tantissimi nell’ultimo decennio. Eravamo un Paese abituato a credere che il Pil aumentasse sempre e non stavamo attenti alla spesa. Il welfare consentiva di garantire una protezione in più a tutti anche forse a chi non ne aveva bisogno. Era come una sorta di redistributore sociale, un di più che senza grossa fatica e sacrificio poteva elargire aiuti. L’Italia era sì un Paese con gli stipendi più bassi di Europa, ma con una grande rete di protezione, pagata quasi prevalentemente dal pubblico. Oggi invece la situazione è cambiata, siamo in presenza di un Paese che non cresce, se va bene raggiunge lo 0,7% di crescita l’anno ed in più detiene il primato in Europa del rapporto più alto tra tra PIL e ricchezza. Questo necessariamente ha trasformato anche le riflessioni sul welfare: non si taglia il di più, ma quello che non ci possiamo più permettere, ovvero il welfare. Mentre bisognerebbe in contemporanea tagliare ma aggiungere risorse, perchè se non si riducono le disuguaglianze il Paese non cresce.

È molto complicato sanare questa situazione anche perché dobbiamo pagare un debito pubblico spaventoso, che incresce di 4 punti ogni anno. Le ragione per le quali noi non siamo sprofondati come la Grecia, ha spiegato Fioroni, è perché il debito pubblico è stato compensato dalla stretta di cinghia delle famiglie italiane, che avevano lavorato e accumulato per anni ed ora attingono dai loro risparmi, con la conseguenza di un impoverimento progressivo. La differenza tra l’Italia e le altre democrazie occidentali è che se le Agenzie di Rating declassano gli Stati Uniti, i titoli tengono perché hanno una classe dirigente più credibile, mentre da noi non è più così. Gli osservatori esterni vedono la riduzione del debito in Italia come un miraggio, per questo è necessario fare acquisire credibilità al governo nazionale, in quanto la situazione precaria ha ripercussioni anche in Europa. Gli altri Paesi europei di fatto iniziano a percepirci come una minaccia, mentre la crisi che stiamo vivendo dovrebbe favorire la coesione per ritrovare l’unità interna e con l’Europa.

Tornare al welfare come motore di sviluppo, per uscire da questo empasse secondo Fioroni, è necessario per rigenerare la capacità di coesione con le forze sociali. Servono degli interventi, ha spiegato, perché in questa partita di giro chi ci rimette sono i giovani. I nuovi nati hanno delle palle di cemento armato ai piedi. Visco, quando era Ministro, diceva che se non si riduce il debito si fa un danno ai nostri figli ed aveva ragione, anche se si trattava di elaborare scelte poco popolari. La soluzione dovrebbe concernere contemporaneamente una riduzione del debito e un rilancio dell’economia di tipo strutturale, come avevamo iniziato a fare con il Governo Prodi.

Un Paese che sfratta i giovani dal futuro, ha proseguito l’esponente democratico, e si affida a chi ha 50 anni in su è un Paese destinato a retrocedere. Noi siamo a crescita zero, ma chi nasce oggi ha una vita media di 90 anni. Ci dobbiamo chiedere: può vivere in un sistema dove lavori per 40 anni e per 50 ti mantengono gli altri? Questa piramide che sta insieme fuori dalle leggi della fisica ha bisogno di essere sistemata. Il problema, ha proseguito, è che nel nostro Paese il mondo del lavoro è un sistema chiuso pieno di monopoli e privilegi dove si entra o per cooptazione oppure per conoscenze private, come il nostro premier ci ha dimostrato. Fioroni ha poi portato ad esempio l’accesso alla professione di medico in Italia, che richiede anni e anni, a differenza di altri Paesi, dove la formazione è comunque ottima. Ma questo sistema non regge più, perché la fiducia fa rima con fedeltà in Italia, mentre la sanità in particolare con qualità. Il problema quindi è anche di mentalità degli italiani: gli adulti hanno trasmesso ai giovani la convinzione che quello hanno ottenuto non ce l’hanno perché valgono ma perché gli è stato concesso, tramite raccomandazioni, o soldi della famiglia, è questo a lungo termine si rileva deleterio.

A conclusione del suo intervento, il presidente del forum welfare ha voluto elencare alcuni tra i settori che ritiene si debbano necessariamente cambiare, per diminuire le spese, in quanto manteniamo uno stato che non ci possiamo più permettere: centinaia di enti che non ci servono più; in tema di sicurezza, sei corpi di polizia e cinque corpi speciali rappresentano una spesa troppo elevata; il finanziamento della politica deve servire per fare iniziativa politica, non a mantenere dirigenti di partito a tempo indeterminato. Inoltre Fioroni si è dichiarato favorevole alla privatizzazione dell’acqua, sempre secondo la sua visione, per migliorare il servizio e diminuirne il costo. Nel Paese spira un forte vento di cambiamento e innovazione, ha concluso Giuseppe Fioroni, e dobbiamo essere capaci di ergere mulini a vento per dare energia ad una Italia diversa.

Anto.Pro.

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