Anno: 2012

“È ora di fermare il rigurgito nero nella capitale e nel Paese”, di Vittorio Emiliani

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, la butta sul «tecnico», «teppismo da stadio trasferito nel centro storico». Non è così: il violentissimo, organizzato raid del pub «Drunken ship» sembra non avere granché a che fare col tifo laziale. La polizia propende per una matrice politica e razzista. Tottenham è storicamente il quartiere della comunità ebraica e i bianchi, gli Spurs, ne sono calcisticamente il simbolo dalla fine dell’800. Il termine «ebrei» è risuonato distintamente fra le grida esagitate dei violenti che, spalleggiati da numerosi camerati rimasti fuori a bloccare il locale, hanno preso a mazzate i ragazzi inglesi seduti a bere e a cantare distruggendo il pub. Non a caso fra i primi fermati c’è un tifoso romanista. Quindi, la spedizione, chiaramente preparata e mirata, aveva una connotazione politica razzista, anti-ebraica. Altro che «teppismo da stadio». La gara con Tottenham era stata pensata dalla società anche come occasione per festeggiare il ritorno a Roma di un campione inglese tanto geniale (e amato) quanto scervellato: Paul Gascoigne detto «Gazza» biancoazzurro per tre campionati. Inoltre la Lazio …

“Tempo pieno (2): le ore della verità”, di Pippo Frisone

Quel che è successo al tempo pieno si riassume nelle poche tabelle sugli organici, relative al 2012/13. Il tempo pieno in Italia è passato dal 24,15% del 2007/08 al 30,6% del 2012/13 portando le classi da 33.224 a 39.735 (+5,45%). Il totale delle classi nello stesso periodo cala progressivamente da 137.598 a 132.198 (-4,08%). Gli organici di diritto nel triennio dei tagli 2009/10-2010/11-2011/12 passano da 225.450 a 198.339 (-27.111) pari al 13,66% in meno. Questi dati nazionali dimostrano che in presenza di una diminuzione costante delle classi dovuta al calo della natalità e contemporaneamente di un costante aumento delle classi a tempo pieno, i tagli che hanno colpito soprattutto i moduli ( due su tre ) non potevano non colpire anche il tempo pieno. E cosi è stato. Con l’abolizione per regolamento delle compresenze nel tempo pieno, le 4h mantenute in organico d’istituto, sono state utilizzate dalle scuole in larga parte per mantenere un tempo lungo a 30h anche laddove si riceveva una dotazione a 27h. Infatti i due modelli che si sono maggiormente rafforzati …

“Cgil, sui precari il Governo non la dice giusta: sono 230mila, l’apice nella scuola”, da La Tecnica della Scuola

Altro che qualche migliaio, come sostiene la Funzione Pubblica: per il sindacato siamo di fronte ad una vera e propria “bomba sociale”. Solo tra docenti e Ata si contano 70mila supplenti annuali. A complicare le cose “la Spending Review che elimina posti di lavoro e le ultime manovre”. Il Governo non può abbandonare questi lavoratori: servono le proroghe. Ogni tre precari “stabili” dell’amministrazione pubblica appartengono alla scuola. A sottolinearlo è la Cgil, dopo una ricognizione sui contratti precari del pubblico impiego svolta nei giorni in cui la Funzione Pubblica ha riavviato quel tavolo sul precariato chiesto da tempo e a gran voce dai sindacati. Secondo le stime del sindacato Confederale, i precari con contratto in scadenza che operano nel pubblico sono circa 230 mila precari. “Una vera e propria bomba sociale – sostiene la Cgil – che potrebbe esplodere il 31 dicembre”, quando cioè alla gran parte degli oltre 160 mila precari della pubblica amministrazione scadrà il loro contratto di lavoro. Senza dimenticare che al termine dell’anno scolastico saranno oltre 70 mila persone del settore …

“La battaglia delle donne perché balliamo in piazza”, di Elena Stancanelli

Domenica Menna era a lavoro, alla guida di uno scuolabus. Giustiziata. Francesca dormiva nel suo letto, come Rosanna. Giustiziate. Gabriella era in macchina accanto al suo assassino, Antonia aveva appuntamento con lui, per strada… giustiziate giustiziate giustiziate. Sono più di cento dall’inizio dell’anno. Nessuna di loro stava tradendo, o raccogliendo le sue cose per andarsene, quando è stata ammazzata. Cento donne inermi, uccise a freddo come farebbe un killer. Invece i loro assassini sono uomini che conoscevano bene. Cento donne diverse, giovanissime, madri, professioniste, migranti, e un’unica responsabi-lità: essere femmina. Come si può comprendere e quindi combattere un crimine, che si fonda su una motivazione tanto spaventosa, irrazionale, disincarnata? Inaspriremo la pena, faremo del femminicidio un reato che prevede l’ergastolo. Ma questo orrore, questa mostruosa guerra civile, la si combatte soprattutto nella testa delle persone. Cosa dovremmo modificare, perché non si verifichino le circostanze che armano la mano di un uomo? Dovremmo imparare insieme a loro ad uscire da una relazione, così come ci sembra divertente e senza conseguenze entrarci. Quanto coraggio ci vuole a …

“L’ultima brutta legge ad personam”, di Cesare Martinetti

Il pessimo dibattito sulla riforma della diffamazione sta partorendo una legge pessima e paradossale, che salva i direttori dall’omesso controllo, ma non cancella l’assurdità del carcere per i giornalisti. È l’ultima norma ad personam, come se questo Parlamento non sapesse fare altro, incapace di affrontare i problemi dal punto di vista dell’interesse pubblico e generale. Salvo il direttore de «il Giornale» Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi per aver diffamato una magistrato con una notizia falsa e mai rettificata; a mare tutti gli altri, condannati e condannabili. Senza alcuna vergogna la legge è stata definita «salva direttori», come per confermare l’istintivo senso subalterno della funzione legislativa di questo Parlamento in scadenza. Come se le leggi, che devono essere fatte nell’interesse di tutti, dovessero invece rispondere a bisogni e contingenze particolari, su comando, ad personam, appunto. È così che il Parlamento dei «nominati» secondo sistema elettorale passato alla storia come «Porcellum», ha inteso il suo ruolo, prima con Silvio Berlusconi, poi con il direttore del giornale di famiglia. Accanto a questo c’è poi una rivalsa trasversale …

“Quel ragazzo ucciso dal pregiudizio degli altri”, di Michela Marzano

Pare che Andrea, il ragazzino romano suicida a 15 anni, amasse il rosa e lo smalto per le unghie. E allora? Dove sta scritto che un bambino debba per forza amare l’azzurro ed essere virile? Da quando in qua i colori hanno un sesso? In realtà, non è scritto da nessuna parte che un ragazzo non possa vestirsi come una ragazza. Né è scritto che l’omosessualità sia qualcosa di cui ci si debba vergognare. Il rosa e l’azzurro non hanno sesso. E “uomo” e “donna” si diventa, non si nasce. Il rapporto tra sesso, genere e orientamento sessuale è estremamente complesso e non esistono regole universali. Eppure, nonostante lo si sappia ormai da tanto tempo, ci si continua a comportare come se tutto fosse semplice e indiscutibile. Siamo ancora prigionieri di una società in cui i ruoli di genere sono codificati in maniera rigida, e in cui l’apparenza sembra dover determinare sempre e comunque il modo di comportarsi. Come se esistesse veramente un’essenza ontologica della femminilità e della virilità. Come se, per definizione, un uomo …

“Bersani e la scuola: impensabile darle uno schiaffo ogni sei mesi”, da La Tecnica della Scuola

Per il candidato alle primarie del Pd, non si può ragionare solo in termini di risorse: siamo subissati di informazione, ma informazione non è conoscenza. E gli scaffali dove posare l’informazione e farla diventare conoscenza li possono costruire solo gli insegnanti. A pochi giorni dalla consultazione sulla leadership del contro-sinistra, attraverso le primarie, il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, torna a parlare di scuola. E lo fa chiedendo alle forze che governano e governeranno il Paese di averne maggiore rispetto. “Non è pensabile che ogni sei mesi si dia uno schiaffo alla scuola, non si può ragionare solo in termini di risorse”, ha detto Bersano nel corso di un incontro elettorale tenuto a Belluno. “Non soltanto – ha proseguito – perchè della scuola avremo bisogno domani per ottenere maggiore competitività, ma per un aspetto più grave. Oggi – ha spiegato – tutti, bambini compresi, siamo subissati di informazione, ma informazione non è conoscenza. E gli scaffali dove posare l’informazione e farla diventare conoscenza li possono costruire solo gli insegnanti”. “Bisogna fare un discorso di …