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“I lavoratori sono più ricchi dei padroni”, di Giuseppe Vespo

La vera notizia sarebbe stata il contrario, e cioè se i redditi degli imprenditori fossero risultati più alti di quelli dei dipendenti. Perché che i lavoratori dichiarino più di chi fa impresa, cioè di chi spesso il lavoro lo offre, ormai quasi non stupisce. Semmai i dati del ministero dell’Economia confermano una tendenza che lascia spazio a diverse interpretazioni, condite dagli effetti della crisi e afflitte dall’eterno problema dell’evasione fiscale.
Intanto i numeri dicono che gli oltre venti milioni di lavoratori e lavoratrici con reddito (prevalente) da lavoro dipendente dichiarano in media 20.680 euro, mentre il milione e mezzo circa che vive prevalentemente grazie a un reddito di impresa dichiara in media 20.469 euro. I dati fanno riferimento alle dichiarazioni del 2012, quindi ai redditi percepiti l’anno prima dai circa 41,3 milioni di contribuenti italiani.
Chi sono questi contribuenti ce lo dicono le percentuali del ministero, che disegna una torta così tagliata: la fetta più grossa è quella dei dipendenti, oltre il 48 per cento dei 41 milioni totali (circa venti milioni di persone); seguono i 14 milioni di pensionati (34,1 del totale), mentre solo il cinque per cento dichiara un reddito prevalente da impresa, ovvero fa l’imprenditore puro o il lavoratore autonomo abituale. Si parla di appena 2,1 milioni di persone, tante quante sono quelle che dichiarano prevalentemente redditi da fabbricati, cioè sembrano mantenersi grazie agli immobili che possiedono; mentre un altro milione e mezzo vive grazie alle partecipazioni in società di persone.
Il mondo dei dipendenti è variegato, il 46 per cento lavora nei servizi come il commercio, i trasporti e le comunicazioni, il venti per cento nell’industria e un altro 23 nella pubblica amministrazione. Tra queste categorie, il reddito medio più alto è di chi lavora nell’industria, che dichiara poco più di venti mila euro all’anno, mentre chi serve la pubblica amministrazione è fermo poco più di 23 mila.
CHI PUÒ E CHI NO
Gli statali soffrono l’assenza del contratto nazionale e il blocco dei rinnovi fino almeno al 2015. Tra loro, però, c’è una fascia di dipendenti che se la passa un po’ meglio, anzi molto meglio. Sono i manager pubblici, che evidentemente nonostante i salari stellari non riescono ad alzare la media dei redditi della loro categoria.
È di ieri un dato che conferma un altro sospetto. I manager italiani, quelli dell’amministrazione centrale, cioè per lo più dei ministeri, sono i più pagati di tutta l’area Ocse, e l’area in questione conta ben 34 Paesi del mondo. Prendono in media uno stipendio annuo pari a 650 mila dollari (il calcolo in dollari è perché la ricerca è internazionale), ovvero tre volte di più della media. Per avere un’idea, un top manager ministeriale a Parigi prende in media 260 mila dollari all’anno, a Berlino 231 a Londra 348 mila. A Washington 275 mila.
Con 250 mila annui, gli statunitensi ci soffiano il primato nella media dei dipendenti di seconda fascia, che in Italia si ferma a 176 mila dollari (comunque meglio della media Ocse, 126 mila). Tutto questo fino al 2011. Perché come segnala il ministero della Funzione Pubblica, dall’anno scorso è entrato il vigore il tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici, che non permette di superare, anche cumulando, il trattamento economico del Primo presidente della Corte di Cassazione, attestato a 302.937 euro annui lordi. Insomma, il vento è cambiato. Del resto, va precisato, lo fa sempre la funzione pubblica, la rilevazione della ricerca internazionale è stata compiuta su soli sei ministeri, quelli in comune tra tutti i paesi europei. E i valori più alti rilevati dall’Ocse sono riferiti a casi molto limitati relativi a posizione di vertice, mentre per quanto riguarda le altre categorie dirigenziali i dati sono ampiamente in linea con la media degli altri Paesi. Sarà per questo che alla fine il reddito medio dei dipendenti pubblici non supera quello dei colleghi del settore dell’industria (24 mila euro).
Ancora più bassa è la media dei redditi dichiarati dai pensionati, da quelli che dicono di vivere con la pensione: 15.790 euro all’anno. Il quaranta per cento di questi 14 milioni di italiani dichiara di vivere solo con la pensione, mentre il 53 per cento può vantare anche redditi da terreni e fabbricati.
E poi ci sono gli imprenditori. Un milione mezzo di persone il cui reddito medio non supera 20.469 euro. Solo in 25 mila dichiarano più di cento mila euro annui, appena un quarto del totale dei contribuenti (cento mila).
Infine i lavoratori autonomi, esclusi quelli in regime i contribuzione minima, che sono mezzo milione, 75 mila dei quali dichiara più cento mila euro all’anno. Si tratta per lo più di studi medici, studi legali e poliambulatori. Appena 175 mila sono invece le imprese familiari. Si trovano soprattutto in Veneto e Lombardia.

L’Unità 15.11.13