Anno: 2009

“Napolitano non aveva alternative”, di Carlo Federico Grosso

Lo scudo fiscale approvato dal Parlamento, politicamente, è molto criticabile: un regalo inaccettabile a chi ha evaso le tasse trafugando illegalmente denari all’estero e che, ora, potrà farli rientrare puliti in Italia versando pochi spiccioli. E’ tuttavia, altresì, grave che un politico di prima fila si sia permesso di attaccare con accuse inaccettabili il Presidente della Repubblica che, promulgando la legge, non ha fatto altro che esercitare, legittimamente, il suo potere. Di fronte allo sconcerto della gente che ha assistito all’incredibile polemica, credo sia opportuno cercare di fare, sommessamente, chiarezza in punto di diritto. Partiamo dal dato di fatto. Il Presidente, ricevuto il testo della legge, lo ha promulgato. Una decisione, a mio parere, giuridicamente corretta. La Costituzione prevede che le leggi siano promulgate dal Presidente della Repubblica (art. 73) e soggiunge che egli, prima di promulgarle, può con messaggio motivato chiedere una nuova deliberazione, ma una volta soltanto. Se le Camere approvano nuovamente la legge, essa dev’essere comunque promulgata (art. 74). È pacifico che questa disciplina non attribuisce al Presidente nessun potere di veto …

“L’anomalia di quel lodo”, di Giovanni Sartori

L’intervento di un conservatore saggio sull’immunità permanente per il Cav., prevista dal Lodo Alfano, e sulla sua incostituzionalità Poco più di sette anni fa — era il 2002 — scrivevo dell’immunità parlamentare e avanzavo una proposta: «consentire al parlamentare di scegliere tra sottomettersi al giudizio della magistratura o invocare l’immunità. Però nel secondo caso non si potrà ripresentare alle elezioni e dovrà affrontare, a mandato scaduto, il corso della giustizia. Questa proposta protegge il rappresentante nell’esercizio delle sue funzioni ma non consente a nessuno di sfuggire alla giustizia per tutta la vita. Immunità sì; ma non un’immunità che trasformi le Camere in un santuario di indiziati in altissimo odore di colpevolezza». Va da sé che questa proposta non fu accolta. Venne invece approvata una legge che fu poi bocciata, nel 2004, dalla Corte Costituzionale. Così ora ci risiamo con il cosiddetto Lodo Alfano. Le novità sono due. Intanto scompare la parola immunità sostituita dalla melliflua dizione «sospensione del processo penale». In secondo luogo questa immunità (perché tale è) si applica soltanto alle più alte cariche …

“Il corruttore difeso dalla politica”, di Giuseppe D’Avanzo

La “discesa in campo” del ´94 è servita al Cavaliere per difendere il proprio interesse, come i partiti della prima repubblica lo avevano aiutato a sviluppare il suo business Paradossalmente metà del Paese è chiamata a difendere un episodio di corruzione che ha assicurato al presidente del Consiglio il dominio nel campo pubblicitario La politica, per Silvio Berlusconi, è nient´altro che il modo più efficace per accrescere e proteggere il suo business. È sempre stato così fin da quando, neolaureato fuori corso in giurisprudenza, si dà agli affari. Forte di legami politici con le amministrazioni locali e regionali – e qualche «assegno in bocca» – diventa promotore immobiliare. La politica gli consente di tenere a battesimo, fuori della legge, il primo network televisivo nazionale. La collusione con la politica – la corruzione d´un capo di governo e il controllo di ottanta parlamentari – gli permette di ottenere, dal presidente del consiglio corrotto, due decreti d´urgenza e, dal parlamento, una legge che impone il duopolio Rai-Fininvest. Non proprio un prometeo dell´economia, nel 1994 è in rotta …

“È scoppiata la guerra civile televisiva”, di Edmondo Berselli

Una volta alla Rai c´era la lottizzazione. Era il metodo più efficace per assicurare l´equilibrio fra i partiti. Un sistema matematico ferreo, una specie di inesorabile manuale Cencelli applicato alle assunzioni e alle nomine di appartenenza, agli spazi e ai tempi per i partiti. Non è il caso di rimpiangere i bilancini e gli equilibrismi di quella che fu definita da Pietro Scoppola la «Repubblica dei partiti». Tuttavia non si può neppure apprezzare, e anzi è decisamente intollerabile, la guerra civile televisiva che si è aperta di recente, per decisione unilaterale: con il primo editoriale di Augusto Minzolini, il direttore neonominato che ritenne opportuno apparire in video per spiegare il silenzio del Tg1 sullo scandalo della prostituzione di regime (con la giustificazione che non c´erano elementi di rilievo giudiziario, e quindi si trattava semplicemente di “gossip”, come ripetono all´unisono tutti gli esponenti della destra). E poi con il nuovo intervento del medesimo direttore del Tg1 contro la manifestazione di Piazza del Popolo per la libertà di stampa, qualificata come una iniziativa volta a instaurare «un …

«Discorso agli Educatori*», di Dario Franceschini

Un ministro di questo governo, uno di quelli con il più alto indice di gradimento e di esposizione mediatica, qualche giorno fa, parlando dal palco di una festa di partito, si è lasciato andare ad una serie di pesanti e volgari insulti alle opposizioni. Non è stata una sfuriata improvvisa, frutto, magari, di un incontrollato impeto di rabbia. La cosa, era capitata già qualche giorno prima: stesso linguaggio, stesse volgarità, stessi obiettivi. Intervistato da un giornalista sul perché di tanta furia, il ministro della Funzione Pubblica ha tranquillamente spiegato che se non avesse usato quel linguaggio, quel tono e quello stile i giornali non si sarebbero accorti dei suoi ragionamenti e non gli avrebbero dato spazio. Devo confessare che questa giustificazione mi ha colpito anche più della volgarità. Se questa è la società in cui viviamo, se il circuito che tiene assieme potere e comunicazione si regge su queste regole, se un uomo delle istituzioni ritiene inevitabile aderirvi, che senso ha parlare di educazione? Educare a cosa? Partiamo da qui. Potremmo dire semplicemente che la …

«La scienza scende in campo per la pace», di Luc Montagner

Oggi giornata nazionale del nuovo movimento Scence for Peace Il sapere è vita, benessere, pa­ce. Ricordo spesso lo slogan del­la campagna londinese contro l’Aids: «Don’t die of ignoran­ce », non morite d’ignoranza. «Science for Peace» è il nome del nuovo movimento lanciato dalla Fondazione Veronesi che, con l’adesione di venti Premi Nobel e di esponenti del mondo della scienza e della cultura, si propone di diffondere una cultura di pace e di arrivare alla progressiva riduzione delle spese militari e al disarmo nucleare. Aderiscono all’iniziativa anche le 70 associazioni riunite nella Coalizione italiana contro la povertà, Emergency, Croce Rossa, Unicef, Medecins sans frontières, Save the Children e la Robert Kennedy Foundation. Il debutto del movimento è previsto per il 20 e 21 novembre con la prima conferenza mondiale a Milano, di cui è presidente Umberto Veronesi e vice presidente Kathleen Kennedy Townsend. Oggi, invece, è la Giornata nazionale di Science for Peace e l’obiettivo è quello di raccogliere adesioni da parte dei cittadini, cliccando l’area Science for Peace sul sito www.fondazioneveronesi.it. Il rapporto fra scienza …

«Il senso del PD per le primarie», di Piero Fassino

In uno scenario politico i partiti ridotti a macchine di potere o di pura propaganda per un leader solitario, il fatto che 450 mila persone, si riuniscano, discutano, votino, è un evento di grande valore non solo per il Pd, ma per la credibilità della politica e della democrazia. Un evento partecipativo che adesso, con le Primarie del 25 ottobre, si amplierà a milioni di elettori del Partito Democratico. E analizzando l’esito dei congressi, la partita delle Primarie appare del tutto aperta. Rischia di essere parziale e fuorviante, infatti, una lettura dei risultati dei 7000 congressi di circolo soltanto attraverso le percentuali. Limitarsi a confrontare il 55-56% di Bersani, a livello nazionale, con il 36-37% di Franceschini, offusca infatti che in gran parte delle regioni e delle provincie il divario in voti assoluti è molto più contenuto di quanto le percentuali facciano credere. Le cifre sono chiare: nelle Marche la differenza è di 500 voti; in Umbria, Veneto e Abruzzo 1500; nel Lazio 2200; in Liguria 2500; in Toscana 3000. E analoghe tendenze si registrano …