Anno: 2009

“Basta con le bestemmie separatiste”, di Giorgio Napolitano*

I protagonisti e le forze motrici del Risorgimento non potevano pensare un’Italia di cui non fossero parte integrante le regioni del Regno delle Due Sicilie (così come le regioni dello Stato pontificio e Roma). E in quell’Europa nella quale, alla metà dell’Ottocento, tra le maggiori nazioni solo quella italiana e quella germanica non erano ancora riuscite a prender corpo in Stati nazionali, non avrebbe potuto assumere un ruolo effettivo un’Italia che fosse rimasta monca, che non avesse, soprattutto, abbracciato il Mezzogiorno nel nuovo Stato unitario. E’ questo un dato storico, il cui valore attuale non può oggi sfuggire, e che va ribadito di fronte a certe fantasticherie che si stanno sentendo in polemica con l’esigenza di una forte, inequivoca celebrazione e riaffermazione dell’unità e indivisibilità dell’Italia. Di quell’unità dell’Italia tutta fu, come uomo del Mezzogiorno, il più consapevole e ardente assertore Giustino Fortunato. Egli fu sempre vigile nel cogliere, con ansia ed allarme, il pericolo mortale rappresentato per l’Italia, anche decenni dopo l’unificazione, dall’emergere di tendenze particolaristiche e disgregatrici. A fine secolo, egli vedeva quel …

“Scuola in piazza. Coi tagli si muore”, di Sara Farolfi

A piazza della Repubblica, sotto lo striscione di apertura che chiede «dignità e futuro per la scuola pubblica», il lavoro di fino sulle parole da pronunciare dal palco di piazza del Popolo continua fino all’ultimo. A parlare sarà «la pasionaria» (così la chiamano in piazza), o la «masaniella» (come la chiamano a Napoli), Antonella. Hanno soppesato bene le parole gli insegnanti precari che ieri sono scesi in piazza in diverse migliaia contro i tagli del duo Tremonti-Gelmini, per dire che, «se oggi si manifesta contro la censura, noi ci sentiamo un po’ censurati», e poi certo, «la scuola ha necessità di comunicare con la stampa, perchè la stampa dovrebbe occuparsi del paese e dei suoi problemi». «E quindi – conclude Antonella – anche di noi». Premessa: la manifestazione proclamata dalla federazione della stampa è caduta un po’ come un macigno su quella indetta già da qualche settimana dal coordinamento degli insegnanti precari della scuola, a cui poi hanno aderito anche i sindacati (Cgil e sindacati di base). «Una scorrettezza», la definiscono loro. Rimandare il tutto …

“Il grande sacco dell’Italia”, di Barbara Spinelli

Lo chiamano nubifragio, quello che ha ucciso decine di persone nei villaggi del Messinese e gettato nel fango le loro case, e invece la natura matrigna non c’entra. Non è lei a tradire, ingannare. C’entra invece lo Stato matrigno, e c’entrano le opere pubbliche, le infrastrutture, gli amministratori matrigni. È a loro e non alla natura che occorre rivolgersi con la domanda che Leopardi lancia alla natura: «Perché non rendi poi/Quel che prometti allor?/ perché di tanto/ Inganni i figli tuoi?». È l’Italia che vediamo piano piano autodistruggersi, e non solo nel modo in cui si governa ma nel suo stesso fisico stare in piedi, nel suo esser terra, fiumi, colline, modi di abitare. Si va sgretolando davanti ai nostri occhi come fosse un castello che abbiamo accettato di fare di carta, anziché di mattoni. Che ciascuno di noi accetta – per noia, per fretta, per indolente fatalismo – di fare di carta. E’ essenziale leggere Gomorra per capire l’estensione del dominio del male ma basta mettere in fila i tanti disastri visti in televisione, …

In nome della libertà

150.000. A piazza del Popolo. E altrettanti nelle vie limitrofe, tutti per la libertà di stampa. Così la FNSI ha rimepito la piazza per dire No all’informazione al guinzaglio. C’è il sole, allegria, ma la manifestazione inizia con un minuto di silenzio per la sciagura di Messina. Il primo a parlare è Franco Siddi, il segretario generale della Federazione, che invita Berlusconi a ritirare «il ddl Alfano sulle intercettazioni» e «le cause intentate contro i giornalisti. Al premier, al Parlamento e al governo – afferma Siddi – chiediamo di cancellare le norme che vietano l’esercizio del diritto di cronaca, e di consentire che le indagini giudiziarie possano svolgersi secondo l’indipendenza della magistratura. Al presidente del Consiglio chiediamo anche di cessare la campagna di accuse contro i giornalisti, di smetterla di additarci come farabutti e di dire finalmente la verità. Chiediamo all’onorevole Berlusconi e a tutti i politici che hanno intentato azioni legali contro i giornalisti – ha insistito Siddi – di ritirare le cause». “Quello che sta accadendo dimostra una vecchia verita’, e cioe’ che …

«Centinaia di migliaia in piazza. “Giù le mani dall’informazione”», di Matteo Tonelli

Il centro di Roma gremito per la manifestazione per la libertà di informare. Giornalisti, sindacati e tanti giovani. Saviano ricorda i cronisti caduti Centinaia di migliaia in piazza “Giù le mani dall’informazione” “Il cittadino non informato o informato male è meno libero”. Basterebbe questa frase, detta dal palco dal presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, per spiegare il senso della giornata. Questo 3 ottobre che ha visto 300mila persone (secondo la stima degli organizzatori, 60mila per la questura) stipare all’inverosimile piazza del Popolo a Roma, fino a creare un muro di persone in buona parte delle vie del centro. Dovere di informare e diritto di essere informati, è lo slogan di cui si è fatta promotrice la Federazione nazionale della stampa. E all’appello hanno risposto in centinaia di migliaia. Arrivati in piazza del Popolo per applaudire Roberto Saviano che elenca nomi dei giornalisti caduti mentre facevano il loro mestiere. Chiedendo che non si “infanghi” il loro nome. Ricordando che “verità e potere non coincidono mai”. In piazza per gridare la loro solidarietà a Repubblica, …

«”Più si taglia più si raglia: Gelmini dimettiti”. Precari in piazza», di Maristella Iervasi

Esasperati, raggirati, sfiniti dalla precarietà. In piazza a Roma per la “Dignità e il futuro della scuola pubblica”. Perchè l’”istruzione è in catene” e insegnanti, bidelli con la maschera simbolo del precario senza voce sul volto, hanno lasciato le occupazioni per manifestare tutti insieme e gridare l’unico coro: Gelmini dimettiti”. Arrivano da Palermo e Milano, da tutte le città d’Italia, cantano slogan e srotolano striscioni. Una protesta che va avanti da fine agosto, quando gli studenti erano ancora in vacanza e i precari arrampicati sui tetti. Pino La Fratta ha 36 anni, docente a Campobasso: “Non è possibile cancellare con un colpo di spugna otto anni di insegnamento – spiega -. Specializzarsi, sostenere Master… e notare che l’interesse del governo è sempre quello: cancellarci”. “Bisogna reagire” aggiunge Amalia Perfetti, 46 anni, di Frosinone, con accanto la figlia Beatrice al primo anno di liceo: “Più si taglia, più si raglia. Ribelliamoci. Il futuro dei giovani è nella conoscenza e non nelle politiche diseducative di questo governo”. Eccole dunque le ragioni del corteo dei precari del Coordinamento …

«Lo scudo non copre il Pd», di Pier Paolo Baretta*

Lo scudo fiscale, con il corollario dell’“amnistia” per i reati fiscali, è legge. La camera lo approva, dopo una mattinata turbolenta e con un numero di assenze eccessivo da parte dell’opposizione. C’è, indubbiamente, una componente fisiologica (malattia, missione). Nondimeno si tratta di una occasione persa, soprattutto per il Pd che aveva esplicitamente annunciato di volere impedire l’approvazione di questa legge. Non solo per il suo inaccettabile contenuto, ma, anche, per il deterioramento del clima politico che l’ha accompagnata. Dalla minaccia di Fini di stroncare il dibattito, al tentativo di buttarla in gazzarra che, sempre più, associa la Lega all’Italia dei valori, al lucido tentativo del Pdl di rendere residuale il ruolo della minoranza. In più occasioni si sentono tra i banchi della maggioranza affermazioni del tipo: «Noi rappresentiamo tutto il paese… noi siamo la sola cultura, la vera tradizione… noi rappresentiamo l’identità nazionale». Nessuno, sinceramente democratico, può, per quanto consenso popolare accumuli, sostenere di essere, da solo, tutto il paese, tutto lo stato, tutta la nazione. Bisogna, dunque, rompere questa spirale, anche agli occhi di …