“La menzogna come potere”, di Giuseppe D’Avanzo
Avanzare delle domande a un uomo politico nell´Italia meravigliosa di Silvio Berlusconi è già un´offesa che esige un castigo? L´Egoarca ritiene che sollecitare delle risposte dinanzi alle incoerenze delle dichiarazioni pubbliche del capo del governo sia diffamatorio e vada punito e che quelle domande debbano essere cancellate d´imperio per mano di un giudice e debba essere interdetto al giornale di riproporle all´opinione pubblica. È interessante leggere, nell´atto di citazione firmato da Silvio Berlusconi, perché le dieci domande che Repubblica propone al presidente del consiglio sono «retoriche, insinuanti, diffamatorie». Sono retoriche, sostiene Berlusconi, perché «non mirano a ottenere una risposta dal destinatario, ma sono volte a insinuare l´idea che la persona “interrogata” si rifiuti di rispondere». Sono diffamatorie perché attribuiscono «comportamenti incresciosi, mai tenuti» e inducono il lettore «a recepire come circostanze vere, realtà di fatto inesistenti». Peraltro, «è sufficiente porre mente alle dichiarazioni già rese in pubblico dalle persone interessate, per riconoscerne la falsità, l´offensività e il carattere diffamatorio di quelle domande che proprio “domande” non sono». Come fin dal primo giorno di questo caso …
