“Bocciare è un fallimento”, di Anna Maria Ajello*
L’incremento delle bocciature negli esiti scolastici ha attivato reazioni diverse centrate sul fenomeno in sé e sulla scuola oggi. Bocciare vuol dire aver fallito: per chi? La bocciatura è un evento traumatico per gli alunni respinti, anche per quelli che sembrerebbero curarsene meno. Ma la bocciatura è anche un fallimento professionale per gli insegnanti. Per qualsiasi professionista un fallimento comporta la riflessione accurata su ciò che è successo, sulle cause, sui provvedimenti e sugli strumenti per evitarlo in futuro. A scuola questo è avvenuto o sta avvenendo? Se, finito l’anno scolastico, si spera in un’annata migliore con gli alunni rimasti, vuol dire che le bocciature e il conseguente fallimento vengono liquidati come «mancata voglia di studiare» da parte degli alunni bocciati, e lì finisce la questione. Questi eventi invece sono spie di un insuccesso professionale e vanno fronteggiati con strategie riparative, riflettendo su ciò che si può fare e su come organizzare diversamente il lavoro a scuola. Che cosa succede invece al ragazzo bocciato? L’esito più rilevante di una bocciatura è che prende piede nel …
