“Il plebiscito mancato” di Massimo Giannini
«Vincere», era l´imperativo categorico che Silvio Berlusconi aveva imposto a se stesso e alla sua coalizione, in un voto che per lui contava «più per l´Italia che per l´Europa». «Vincere», nascondendo sotto una montagna di preferenze i vizi privati (le veline, le minorenni, le feste di compleanno o di Capodanno) e i pubblici tabù (la sentenza Mills, i voli di Stato, le critiche della stampa estera). Ebbene, forse il «Conducator» ha vinto, ma di sicuro il Pdl non ha stravinto. E il suo rivale Dario Franceschini ha perso, ma di sicuro il Pd non ha straperso. Se lo spoglio notturno delle schede confermerà le prime proiezioni, il premier si aggiudica queste elezioni europee, ma senza riuscire nel clamoroso «sfondamento» che aveva sognato. Questa è la vera, grande sorpresa di questo voto. A dispetto del feroce trionfalismo del Cavaliere e del truce benaltrismo dei suoi giornali, forse «la ricreazione non è ancora finita». Forse sull´immagine del «pagliaccio sciovinista» (come l´ha definito con un eccesso di sprezzo il Times) il caso Noemi ha pesato eccome. Forse sul …
