"Merito addio. Torna il lavoro di padre in figlio", di Ivan Scalfarotto
Non è passata inosservata la notizia che nell’ambito dell’accordo esuberi di Unicredit la banca si sia impegnata a “privilegiare” le assunzioni dei figli di dipendenti (purché siano laureati e parlino l’inglese). Un errore clamoroso, che per di più esemplifica alcuni problemi italiani che vanno ben al di là del caso di specie. In primo luogo viene da chiedersi che tipo di mercato sia mai quello in cui un’azienda si impegna a “privilegiare nell’assunzione” persone che nemmeno conosce. Avere le persone giuste è vitale per qualsiasi impresa e in particolare per una banca, dato che lì ciò che fa la differenza è la capacità di chi ci lavora. In un mercato davvero aperto le banche dovrebbero competere in modo feroce l’una contro l’altra per accaparrarsi il miglior talento. Se non lo fanno è perché evidentemente non competono sul serio e questo vuol dire che le garanzie per il cliente di poter usufruire delle migliori condizioni di mercato di fatto non esistono. Anche il sindacato non sembra molto interessato a fare in modo che l’azienda, assumendo le …
