Anno: 2010

«Nel Pdl è caos totale. Accuse ai coordinatori», di Francesco Bei

Pdl, piano di Berlusconi per evitare il collasso “Capi locali eletti, riparta il tesseramento”. Poi avverte Tremonti: “Qui solo uno è insostituibile e non è lui”. L´offensiva di Fli sul territorio aggrava le guerre intestine. Scontro tra gli ex An e “Liberamente”. La proposta al vertice di mercoledì, ma il premier blinda i tre coordinatori Il Pdl è a un passo dall´autodissolvimento. La prossima settimana è vissuta da molti come quella decisiva. Deborah Bergamini, un tempo braccio destro del Cavaliere e ora tra i ribelli che in Toscana si oppongono a Denis Verdini. E per descrivere la «malattia» che ha infettato il Pdl usa la metafora del Signore degli Anelli: «Berlusconi è come Theoden, il re buono finito sotto l´incantesimo del malvagio Vermilinguo. Speriamo che spunti un Gandalf, un mago che lo liberi». Per placare la rivolta che sale dal basso, ammesso che non sia troppo tardi, Berlusconi ha tirato due leve. Prima ha blindato i tre coordinatori nazionali, lasciando cadere l´ipotesi di sostituirli. Quindi ha accettato, dopo mille titubanze, una regola dalle conseguenze imprevedibili: …

«Elicotteri e caccia per gli italiani. Il grande affare del fronte afghano», di Umberto di Giovannangeli

Il messaggio che il Governo ha inteso lanciare con le parole del ministro La Russa non è rivolto a rassicurare i nostri soldati o l’opinione pubblica. Quel messaggio è indirizzato alle lobby militari-industriali che spingono da anni per avere nuovi aerei». Vale la pena approfondire l’argomento, praticare questa pista, tanto più che a indicarla non è un irriducibile pacifistamauna persona che ha trascorso buona parte della sua vita nell’esercito: il generale Fabio Mini, già Capo di stato maggiore delle forze Nato nel Sud Europae comandante della missione Kfor dal 2002 al 2003. Una torta da 29 miliardi di euro. In cacciabombardieri, elicotteri e caccia da combattimento.Commesse miliardarie. Che per essere «movimentate » hanno bisogno di una trasformazione sul campo della presenza italiana nella guerra afghana. Una presenza più aggressiva nelle operazioni di bonifica del territorio porta con sé non tanto un incremento del numero dei nostri soldati impegnati al fronte, quanto di unacrescita, qualitativa e quantitativa, di mezzi di supporto aereo ai combattimenti in cui sono impegnate le forze scelte italiane. Commesse che riguardano ad …

«Le promesse bugiarde del ministro senza soldi», di Eugenio Scalfari

Il rappresentante italiano nella Banca centrale europea, Lorenzo Bini Smaghi, parlando giovedì scorso ad un convegno dell´Aspen è stato lapidario nel formulare la ricetta per uscire dalla stretta della crisi economica che turba con rinnovato vigore i mercati internazionali. Ha detto: «Il voto premia chi coniuga rigore e crescita». Monsieur de La Palisse non avrebbe potuto dir meglio. Anche il nostro ministro dell´Economia ha stilato la stessa ricetta rinviandone l´esecuzione al decreto “Milleproroghe” che sarà varato alla fine di dicembre. In quella sede – ha promesso per placare il crescente malumore dei suoi colleghi di governo – troverà i soldi che oggi non ci sono, avviando la fase 2 della politica economica. La fase dello sviluppo affiancato appunto a quella del rigore. Ma ha anche avvertito che lo “sviluppismo” potrà aver luogo soltanto se l´Europa adotterà quella stessa linea e se gli Usa non aggraveranno ulteriormente la caduta del dollaro sul mercato dei cambi. Giuste riserve. Ma poiché sappiamo già che l´Europa non ha alcuna intenzione di percorrere la strada dello sviluppo per la semplice …

«I panini di Tremonti e l'universita' dei metalmeccanici», di Fabrizio Dacrema

Una fulminea battuta di Giulio Tremonti ha messo fine alle speranze dei sostenitori della rapida approvazione della riforma Gelmini dell’università. Pare che il Ministro dell’Economia, di fronte alle lagnanze di Bondi e Gelmini per ottenere fondi abbia risposto, “Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia”. Certo, poteva andare peggio, il ministro nazista della propaganda Joseph Goebbels diceva “Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola”. Ovviamente Tremonti non ha nulla a che fare con il nazismo, né il berlusconismo può essere in alcun modo paragonato alla feroce dittatura nazista, anche se i rischi di cadere in una “dittatura morbida” non mancano. Poche ore dopo Tremonti, rintracciato dai cronisti a pranzo, ha naturalmente smentito, nonostante il suo commensale, il Ministro Bossi, facesse pensare ad una conferma implicita. Ma, battute a parte, resta il fatto che il disprezzo per la cultura e le sue istituzioni pervade tutte le scelte del governo. Quanto sta accadendo sulla riforma universitaria ne fornisce un esempio. Tremonti, negando la …

«Il valore del lavoro e la politica distante», di Gad Lerner

L´ingiustizia plateale di cui è vittima il lavoro dipendente nel nostro paese – rimossa dal governo, trascurata dalla sinistra – si sta riprendendo da sola l´attenzione che le spetta. Solo un establishment miope, che ha lucrato per decenni sulla crescita delle disuguaglianze sociali senza peraltro compensarla con alcun vantaggio per l´economia, può liquidare la piazza romana gremita di lavoratori metalmeccanici come una manifestazione di estremismo politico. Da trent´anni una distribuzione squilibrata del reddito – che a differenza da altri paesi neppure la fiscalità e il welfare riescono a correggere – provoca un´imponente decurtazione della quota di ricchezza nazionale destinata alle buste paga. E come se questo non fosse un problema, ogni rara volta che viene ipotizzato un nuovo investimento nell´apparato industriale, esso viene preceduto dalla richiesta di concessioni normative a vantaggio dell´impresa. Quasi non provenissimo da decenni di moderazione sindacale e di concessioni rimaste senza contropartita alcuna per i lavoratori. Può sembrare antico il simbolo della Federazione Impiegati Operai Metalmeccanici della Cgil fondata nel 1901, con la ruota dentata e il martello affiancati alla penna …

«Indietro non si torna», di Conchita De Gregorio

A duecento metri dal Colosseo e altrettanti da piazza San Giovanni si uniscono i due cortei. Sotto la scalinata di una chiesa si incontrano e con ordine si incolonnano le parole DEMOCRAZIA e DiGNITÀ scritte maiuscolo, una persona una lettera, nessuna sigla. Piove poco. Da una casa al terzo piano la musica forte degli Inti Illimani. LAVORO e LEGALITÀ si mettono in fila scambiandosi la lettera L. El pueblo, unido. Applausi alla finestra aperta. A quelli di noi senza ombrello, tanti, i vecchi operai offrono il loro casco rosso della Fiom: tanto noi non ci ammaliamo, ridono. Guglielmo Epifani al suo ultimo corteo da segretario, «lascio con la speranza che le cose cambino», sorriso breve e gentilmente malinconico, Susanna Camusso al suo fianco, la donna di domani, Cofferati un po’ più indietro, ciao Cinese, gli dicono, il Circo Massimo sembra un secolo fa : «Bisogna tornare indietro per andare avanti», risponde lui. Come restare vicini e lontani. Vedendo questa piazza ho meno paura, dice Vendola. Vedendo questa piazza sento felicità e speranza, dice Landini il …

«Ivan in curva l'apoteosi del feticcio», di Gian Enrico Rusconi

Quanto è accaduto allo stadio di Genova è stato un episodio estremo, che non è finito in tragedia per puro caso. Ma ormai il caso governa il rapporto violento tra stadio e politica. Detto in termini più forti e preoccupanti: la politica non controlla più «lo spazio pubblico» più grande e più carico di passione che oggi esista. I responsabili dello sport e i politici continuano a fingere che la violenza sia una patologia estirpabile con misure di controllo amministrativo (le tessere) e di ordine pubblico. Certamente sono misure utili, anzi necessarie, ma non toccano il cuore del problema. Si sta infatti modificando sotto i nostri occhi la qualità dello «spazio pubblico» in cui più direttamente si esprimono le emozioni, le identità e le loro simbologie. Legate al calcio come una «forma di vita» o un suo surrogato simbolico. Ecco perché prima di riparlare ancora dei fanatici serbi o dell’ammissione o no delle bandiere «politiche» negli stadi (come annunciato per la Stella di David a Milano) dobbiamo fare una riflessione più di fondo. Il gioco …