"Voglia di urne e di talk show", di Stefano Balassone
È da un paio di settimane che in questa sede stiamo esprimendo l’idea che il comportamento dell’audience, come già avvenne alla fine degli anni ’80, stia uscendo dai binari consueti e che, oggi come in quella fase, le scelte degli individui-spettatori dipendono da bisogni degli individui-cittadini. Vediamo ad esempio che, nonostante il crescente – così dicono tutti – disgusto per la politica i programmi televisivi “politici” vanno particolarmente alla grande. Nell’ultima settimana Santoro ha sfiorato i sei milioni e Floris i quattro, mentre La7 conferma il boom del tg e la crescita delle altre trasmissioni informative. Potrebbe trattarsi di fatti fortuiti, se non fosse che contemporaneamente sono entrate in sofferenza le reti ammiraglie, in particolare il Tg1 e la tripletta quizzone&Tg5&Striscia. In altri termini c’è un aumento dell’ascolto “motivato”, figlio di situazioni di inquietudine, a scapito di quello abitudinario che domina le fasi storiche di tran tran. Sarà perché, dopo la sorpresa del TgLa7, questa idea ha cominciato a frullarci nella testa che ci sembra di trovarne conferma perfino nelle chiacchiere origliate in metropolitana, dove …
