"Il baratto sulla legalità", di Barbara Spinelli
È opinione diffusa che legalità e morale pubblica non siano, per gli italiani, imperativi essenziali. In parte perché la loro memoria sarebbe corta oltre che selettiva: i misfatti dei politici evaporano presto, l’esempio che viene dall’alto manca, e di rado le sentenze giudiziarie sfuggono al destino d’esser subito degradate a pareri, opinabili come ogni parere. Non solo: esponendo la «sua verità», ieri in un video, Fini ha denunciato la confusione tra affari piccoli come la casa di Monaco e affari ben più criminosi, condannando la stampa usata dai politici «come manganello» per liquidare l’avversario. L’esempio, lui vuole darlo: «Se dovesse emergere che mio cognato è proprietario, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera. Non per personali responsabilità, ma perché la mia etica pubblica me lo imporrebbe». È il venir meno di tale etica che crea nei cittadini cinico disorientamento. L’operazione Mani Pulite suscitò grandi speranze, ma anch’essa fu breve e, soprattutto, non aiutò a restaurare la cultura della legalità. Sfociò anzi in un’accentuazione della corruzione. Al punto che ci furono magistrati, come Gherardo Colombo, …
