Anno: 2010

"Il pugno di ferro degli industriali", di Luciano Gallino

Il contratto nazionale di lavoro dovrebbe svolgere due funzioni fondamentali: perseguire na distribuzione del Pil passabilmente equa tra il lavoro e le imprese, e stabilire quali sono i diritti e i doveri specifici dei lavoratori e dei datori.Diritti e doveri al di là di quelli sanciti in generale dalla legislazione in vigore. La disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici da parte di Federmeccanica compromette ambedue le funzioni, a scapito soprattutto dei lavoratori. Caso mai ve ne fosse bisogno. I redditi da lavoro hanno infatti perso negli ultimi venticinque anni almeno 7-8 punti sul Pil a favore dei redditi da capitale (dati Ocse). Perdere 1 punto di Pil, va notato, significa che ogni anno 16 miliardi vanno ai secondi invece che ai primi. Questa redistribuzione del reddito dal basso verso l´alto ha impoverito i lavoratori, contribuito alla stagnazione della domanda interna, ed è uno dei maggiori fattori alla base della crisi economica in corso. Quanto ai diritti, sono sotto attacco sin dai primi anni ´90 e la loro erosione ha preso forma della proliferazione dei contratti …

"Inamovibile per liberarlo dai ricatti", di Michele Ainis

L’ennesima zuffa tra i poteri dello Stato ha un antefatto più remoto del discorso pronunziato da Gianfranco Fini a Mirabello. Trae origine dalla voracità dei partiti politici italiani, il cui appetito – in questa seconda Repubblica, ancor più che nella prima – ormai supera quello di Pantagruel. E allora facciamo un esercizio storico, dato che la memoria non è precisamente la nostra qualità migliore. Ai tempi della Democrazia Cristiana, Montecitorio veniva offerto in appannaggio a un esponente dell’opposizione: vi si avvicendarono Ingrao, la Iotti (rimasta in sella 13 anni di fila, un record), Napolitano. Nel 1994, con il successo elettorale di Silvio Berlusconi, la seconda Repubblica riceve il suo battesimo, e a quel punto la nuova maggioranza occupa tutti i posti in tavola, compresa la poltrona di Montecitorio. La sinistra strepita, ma nel 1996 – quando arriva il suo momento – s’adegua volentieri: così Violante subentra alla Pivetti. E però non basta, il cibo sul piatto non è mai abbastanza. Dal 2001 in poi la presidenza della Camera entra negli accordi elettorali, tant’è che regolarmente …

"Bersani: Grave errore voler dividere il mondo del lavoro", di Giuseppe Vespo

Dal 2012 la Panda, e non solo quella, potrà essere prodotta come vuole Marchionne: su 18 turni, con 120 ore all’anno di straordinario decise dall’azienda senza accordo sindacale (oggi sono 40 ore), con tre pause da dieci minuti per ogni turno – contro le due da venti minuti di adesso – con qualche voce retributiva in meno per i nuovi assunti e la mensa aperta solo a fine turno; senza la possibilità di scioperare contro le suddette regole e senza la Fiom che chiami in causa i Tribunali. «UN ERRORE» Il piano voluto dal Lingotto per portare l’utilitaria in Campania dà già l’idea di come sarà la nuova Fiat, e forse non solo quella. Ma è da lì, dal Gian Battista Vico, che si deve partire per ripercorrere le tappe che hanno portato alla decisione presa ieri da Federmeccanica: la disdetta preventiva del contratto dei metalmeccanici 2008. Una scelta sbagliata, per il segretario del Pd Pierluigi Bersani: «È un errore – commenta a caldo – impostare le relazioni industriali mettendo in premessa la divisione delle …

Scuola, Pd: da Ocse netta bocciatura tagli Gelmini

Ghizzoni: per colpa Governo siamo il fanalino di coda in Europa. “I dati presentati oggi dall’Ocse sulla spesa media scolastica sono la conferma che la politica dei tagli del ministro Gelmini è stata dettata unicamente da una matrice ideologica e che non era, e non è confortata, da alcun elemento di realtà”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commenta i dati del Rapporto Ocse 2010 sull’Educazione sottolineando come “il ministro sia ormai isolato a livello internazionale perché si ostina a considerare la spesa per la scuola come un costo e non come un investimento. I dati parlano chiaro – sottolinea Ghizzoni –mentre negli altri paesi la spesa pubblica per istruzione aumenta da noi si riduce: siamo ormai il fanalino di coda in Europa e dopo i tagli delle due ultime finanziarie la situazione è destinata anche a peggiorare. Insomma – prosegue Ghizzoni – il ministro Gelmini ha completamente sbagliato rotta e dovrebbe prendere atto di questa netta bocciatura internazionale. Nella prima seduta della commissione Cultura – conclude la democratica …

"Via agli esploratori della memoria per riscoprire la Resistenza", di Tatiana Salsi

Nel marzo 1944 in tanti son partiti per andare tra i monti. Mancava un anno alla Liberazione e la battaglia più dura sarebbe arrivata da lì a poco. Giovani e pieni di una volontà che non sarebbe poi venuta a mancare ai più fortunati, per tutti gli anni successivi. I più non avevano mai preso in mano un’arma e all’improvviso si sarebbero trovati combattenti, spesso anche senza armi adeguate perché la Resistenza si faceva con poco, con gli avanzi e con quello che si recuperava dalle battaglie. La montagna reggiana ha molto da raccontare. Custodisce memorie e anche i segreti delle persone semplici. Ecco perché è tra i monti che si impara la storia della Resistenza. Una storia che raccoglie l’interesse di molti stranieri che arrivano a Reggio Emilia per farsi raccontare quelle pagine di storia dai protagonisti, i partigiani. Arrivano soprattutto dalla Germania e sono giovani con la passione della storia e che – lontano da revisionismi e rancori storici – cercano lo sguardo più vero per leggere le pagine dei libri. Sono già …

"In democrazia si fischia dopo. Prima bisogna far parlare", di Piero Fassino

Squadristi” è certo una parola forte. E difatti io non l’ho pronunciata. Come risulta dalla registrazione del dibattito e dalle cronache giornalistiche, rivolgendomi a chi impediva al Presidente Schifani di parlare, ho usato parole molto precise che qui riporto: “In questi giorni abbiamo considerato un atto squadristico l’annuncio che attivisti berlusconiani si organizzassero per fischiare Fini e impedirgli di parlare; attenzione che state usando lo stesso metodo”. Parole di cui sono assolutamente convinto e che non esiterei a pronunciare in qualsiasi situazione analoga. Penso, infatti, che trasformare la politica in una rissa brutale, in cui l’unico obiettivo è demolire l’avversario e impedire il suo diritto alla parola, produca un grave danno alla democrazia. Intimidire e linciare l’avversario è il metodo a cui ricorre ogni giorno Il Giornale, il quotidiano di Berlusconi. Noncredo ci si debba mettere sulla stessa sciagurata strada. A chi obietta che non si dovesse invitare Schifani ricordo che le Feste del PD – e prima ancora le Feste dell’Unità – sono sempre state luogo di confronto, anche con gli avversari politici. Peraltro, …

"Il primo passo di una destra normale", di Carlo Galli

La destra che è nata a Mirabello – soggetto politico con esistenza parlamentare ma non ancora partitica – costituisce del berlusconismo la contestazione interna, ma anche, al tempo stesso, l´antitesi frontale. Un paradosso che dice molte cose sulla politica del nostro Paese, e che va decifrato. Fini ha rotto con Berlusconi simbolicamente, in modo radicale. Gli ha contestato il riflesso padronale, l´incapacità di vera leadership (cioè il deficit di capacità di convincimento e di mediazione), l´intolleranza repressiva definita illiberale e “staliniana”, l´interpretazione cesaristica e personalistica della politica, il soffocamento della dialettica democratica, la distruzione degli equilibri e delle regole costituzionali, il populismo. Solo le parole “conflitto d´interessi” non sono state esplicitamente pronunciate – il rischio di essere identificato con la sinistra sarebbe stato per Fini troppo alto – ; ma molto di quello che esse denotano, cioè la confusione sistematica fra pubblico e privato, era contenuto nell´idea di politica che è stata proposta: una politica saldamente istituzionale, costituzionale, repubblicana, orientata al bene comune della nazione e non di Uno o di pochi. Dunque, per quanto …