"Il pasticcio dei ricercatori", di Giliberto Capano
ricercatori universitari d’Italia si stanno mobilitando contro il disegno di legge di riforma del ministro Gelmini in discussione al senato. In molte sedi essi hanno preannunciato che nel prossimo anno accademico non insegneranno. Se queste minacce venissero attuate l’intero processo di offerta formativa del sistema universitario italiano verrebbe messo in ginocchio, perché almeno un terzo degli insegnamenti sono tenuti dai ricercatori. Siamo di fronte all’esito di una tipica storia italiana che, per essere compresa, necessita di un breve excursus storico (d’altra parte come ben sappiamo molti dei problemi italiani di oggi vengono da lontano). Il ruolo del ricercatore universitario venne introdotto nel 1980 (insieme ai ruoli di professore ordinario ed associato). La normativa che lo istituiva prevedeva che i ricercatori facessero solo ricerca e potessero svolgere solo attività didattica integrativa. Insomma, non potevano essere titolari di insegnamenti. Ed è proprio nell’inizio della storia che sta il germe della patologia: unico paese del mondo occidentale, abbiamo previsto che vi fosse una figura di ruolo, a tempo indeterminato, nel corpo accademico privo della funzione docente. Geniale vero? …
