"Il doppio equivoco di vescovi e Palazzo Chigi", di Marco Castelnuovo
Le cifre danno torto a entrambi. Sul boom dei detenuti incide la clandestinità. L’equazione di Berlusconi «meno clandestini, meno crimini» è rimbalzata talmente tanto che ieri è intervenuta pure la Cei: «Dai nostri dati risulta che la percentuale della criminalità tra italiani e stranieri è analoga se non identica», ha detto il segretario generale Mariano Crociata. Chi ha ragione? Per scoprirlo, è necessario innanzitutto fare alcune distinzioni. La prima riguarda gli stranieri regolari e irregolari: è certamente vero, come dice la Cei (e il Viminale conferma nel suo ultimo rapporto) che il tasso percentuale di reati commessi da stranieri regolari è di poco più alto rispetto a quello commesso dagli italiani. È circa dell’1,3% contro lo 0,75% dei cittadini italiani. Hanno dunque ragione i vescovi nel sostenere che non c’è alcuna correlazione tra l’incremento del numero degli stranieri e il numero di reati, tanto che i primi continuano a crescere, mentre i crimini, come ha annunciato anche recentemente il ministro Maroni, per fortuna calano. Berlusconi però non si riferiva genericamente agli immigrati, ma più precisamente …
