Anno: 2010

Il Pd: «Vigilanza democratica sui colpi di coda del Caimano», di Andrea Carugati

Finocchiaro: «L’allarme deve essere alto, Berlusconi non conosce limiti». Franceschini: «I sistemi autoritari sono più pericolosi quando arriva la fine». Dal Colle nuovo richiamo alle priorità: fare la finanziaria, e poi toccherà alle mozioni e alla crisi Ma preoccupa l’agitarsi del premier: «La sua lettera alle Camere è un tentativo disperato». «Vigilanza democratica», scandiscono in coro Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. «Anche se queste parole non si dovrebbero pronunciare in una grande democrazia occidentale», spiega la capogruppo Pd al Senato. Però il momento è grave. «Il livello di allarme deve essere alto, Berlusconi ci ha abituati a qualsiasi stravolgimento delle regole e ad una spregiudicatezza senza limiti». Franceschini è sulla stessa linea: «Tutti i sistemi con qualche venatura autoritaria diventano più pericolosi quando si avviano alla fine». Passano poche ore e i timori, già alimentati nei giorni scorsi dalle parole del premier da Seul sulla «guerra civile» da scatenare contro un eventuale ribaltone, trovano un’ulteriore conferma, quando Berlusconi annuncia la sua personale road map parlamentare: una lettera ai presidenti delle Camere per forzare le tappe …

"L'ultima minaccia di Mackie Messer", di Eugenio Scalfari

La fine d´un regno ha sempre un antefatto e un post-fatto e bisogna collegare quei due momenti per capir bene quello che sta accadendo. Si tratta in questo caso di due articoli di giornale, quindi non eventi politici ma espressioni della pubblica opinione. L´antefatto mi riguarda personalmente perché sono io l´autore di quell´articolo. Fu pubblicato sulla Repubblica del 13 gennaio 1990, quattro anni prima che Silvio Berlusconi diventasse primo ministro. Il titolo era questo: «Mackie Messer ha il coltello ma vedere non lo fa». Il personaggio di cui si parlava era appunto Berlusconi che all´epoca era soltanto un imprenditore immobiliarista e un impresario televisivo con alle spalle il potere politico di Bettino Craxi. Il titolo era preso dall´«Opera da tre soldi» di Bertolt Brecht: Mackie Messer è un lestofante protagonista dell´Opera, un lestofante di primo piano che usa un folto gruppo di mendicanti per coprire e portare a buon fine le sue ruberie. Negli anni Novanta era già chiara la natura di quel personaggio. Chi voleva capire aveva capito. I vent´anni successivi non sono stati …

"Ricerca: in piazza contro l'effetto zavorra", di Rino Falcone*

La questione è semplice: cosa pensereste di un ente di ricerca trasformato in ministero? In una sorta di modello Rai? Cosa direste del fatto che le risorse di un progetto scientifico acquisite in una gara europea debbano essere approvate, non dal direttore scientifico, ma dall’amministrativo fiduciario del ministro? La chiamano (e lo teorizzano nel marketing politico che accompagna questa vergognosa manovra) scelta di “governance duale”; e ne glorificano le qualità parlando di cultura manageriale, d’efficienza nella gestione dei flussi di risorse, insomma un fondamentale problema di management. Da risolvere con la burocrazia ministeriale: una zavorra che potrebbe far affondare definitivamente il sistema˘nazionale della˘conoscenza. Obiettivo di questa operazione è la volontà di controllo e d’influenza che la politica vuole prepotentemente avere sulla gestione e sull’autonomia degli Enti Pubblici di Ricerca. E su questo è bene essere chiari: non si sta contestando il sacrosanto diritto della politica di assumersi le scelte d’indirizzo strategico riguardanti lo sviluppo del Paese (esistono consolidati strumenti per questo, quali il Piano Nazionale della Ricerca). Si contesta invece che per metodo si debba …

"Pompei, metafora nazionale", di Gian Enrico Rusconi

Il telegiornale tedesco informa con sobria soddisfazione come Angela Merkel, al G20, abbia trattato da pari a pari con i Grandi del mondo. Poi, dopo alcuni istanti, sullo stesso schermo il panorama muta drasticamente: un amaro servizio dall’Italia parla di Pompei che si sbriciola, metafora della società italiana che si sfalda. L’accostamento mediatico dei due eventi colpisce. Dopo la fase della critica, dello sdegno, del sarcasmo verso il nostro Paese, è rimasto soltanto lo stupore che chiede – invano – spiegazioni. Chi avrebbe immaginato l’abisso che nel giro di pochi anni si sarebbe creato tra Germania e Italia, a livello di opinione e di immagine pubblica? Chi poteva prevedere l’attuale indifferenza reciproca delle classi politiche? E l’enorme fatica dei rapporti culturali? La stagione dei rapporti costruttivi tra Germania e Italia – al di là delle ovvie differenze -, la stagione politica degli Andreotti e dei Genscher, per citare due testimoni viventi, sembra preistoria. Conosco le irritate reazioni degli alti funzionari ministeriali a quanto sto dicendo: elencano i comunicati degli incontri bilaterali italo-tedeschi, rituali e sempre …

"Ici, scudo fiscale e cedolare sugli affitti tutti gli aiuti del governo ai superbenestanti", di Marco Ruffolo

Quanto ha risparmiato il proprietario di tre case in Italia e una all´estero- Ecco la cronaca di due anni e mezzo di manovre e del loro impatto sui ricchi contribuenti. Il signor X è un benestante, diciamo pure un superbenestante. È anche piuttosto pignolo ed è solito annotare su un diario le notizie economiche più rilevanti per se stesso e per la sua famiglia. Questa è la storia di un caso emblematico, il caso di quegli italiani – non molti ma neppure pochissimi – che hanno un ottimo reddito e un cospicuo patrimonio, magari in parte nascosto al fisco. È la storia delle sorprese, tutte piacevoli, riservate loro, nonostante la peggiore crisi del dopoguerra, dagli ultimi due anni e mezzo di manovre. E puntualmente ricostruite in un immaginario ma realistico diario di famiglia. Superbenestante, dicevamo. Il signor X possiede, oltre a un buon numero di obbligazioni e di azioni, tre appartamenti in Italia e uno all´estero. Su quest´ultimo non ha mai versato un euro al fisco. Sugli immobili italiani, invece, ha sempre pagato le tasse. …

"La Cig oltre quota un miliardo di ore", Gabriele Dossena

La Grande Crisi colpisce ancora. Il termometro della cassa integrazione, uno degli strumenti più veritieri per misurare lo stato di salute del nostro sistema economico, indica che la febbre è ancora alta. E peggio, continua a salire. Tanto che le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps a fine ottobre hanno addirittura sfondato la soglia di un miliardo. Un dato, questo, che non risparmia alcun settore: dalla meccanica al commercio, passando per l’edilizia e la tabacchicoltura. Che mette inesorabilmente in piena luce le principali cause che ne stanno all’origine, come il boom delle crisi aziendali, cresciute del 141%, e l’impennata dei fallimenti, saliti del 105%. E che allo stato attuale vede ancora coinvolti stabilmente in cassa integrazione (nelle sue diverse forme) circa 600 mila lavoratori, che complessivamente hanno subito un taglio netto del reddito per poco meno di quattro miliardi (3 miliardi 963 milioni di euro, per la precisione). I dati, contenuti nel rapporto di ottobre dell’Osservatorio Cig della CGIL, evidenziano un incremento del 44,2% del monte ore (1.026.479.655) di cassa nei primi dieci mesi dell’anno, …

"Bondi inutile e dannoso. L’uomo-disastro dei Beni culturali", di Vittorio Emiliani

Prono ai diktat di tutti, da Tremonti a Berlusconi. Gli hanno tolto risorse e lui ha sempre taciuto. Assente a L’Aquila, assente su Pompei. Su Sandro Bondi, ministro per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) pende la sfiducia richiesta da Pd e Idv e avallata probabilmente da un’area assai più vasta di Montecitorio. Il detonatore sono stati sicuramente i crolli di Pompei, ma i capi di accusa contro questo evanescente ministro, sono ben altri e ben più pesanti.Come si capì fin dalla «decapitazione» del vertice del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, a partire dal suo presidente Salvatore Settis e con grande peso attribuito alla sorella archeologa dell’avvocato-deputato Ghedini. Al Collegio Romano, dal 1975, si sono avvicendati fior di personaggi (Spadolini, Biasini, Ronchey, Paolucci, Veltroni), ma anche personaggini (la vedova Parrino o Facchiano). I quali però non hanno mai assunto quell’incarico «a mezzo servizio» con altre incombenze. Sandro Bondi invece – per supponenza, per sottovalutazione o per consapevole volontà di indebolire tutto l’apparato della tutela – ha dedicato sicuramente più tempo a coordinare il sempre …