"Imprese, sindacati e il governo che non c’è", di Raffaella Cascioli
Con metà dei ministri impegnati a mettere sotto il tappeto la polvere di due anni e mezzo di governo e il titolare dell’economia ormai autoconvintosi del connubio fatto di rigore e crescita ma alle prese con evidenti problemi di tenuta parlamentare, sono state le parti sociali a chiedere di uscire dall’impasse. Un vero e proprio vicolo cieco nel quale è finita l’Italia visto che il rischio dell’inesistenza dell’interlocutore governativo si sta materializzando con il passare delle ore. Infatti mentre fuori dagli italici confini non si placano i moniti a sostenere un mercato del lavoro attaccato dalla crisi economica che ha distrutto 30 milioni di posti di lavoro nel mondo, nel microcosmo di casa nostra si ragiona di una Finanziaria blindata e di un decreto sviluppo che rischia di promettere ma di non mantenere. In un simile clima imprenditori e sindacati hanno battuto un colpo, presentando la scorsa settimana al governo le prime proposte su crescita e occupazione e chiedendo il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, misure per il mezzogiorno, ma anche per la ricerca e l’innovazione …
