«Berlusconi ci vuole tutti zitti, subito legge bavaglio», di Ninni Andriolo
Avanti tutta sulla giustizia: carriere separate per giudici e pm, doppio Csm, immunità parlamentare, alta corte di disciplina per le toghe e chi più ne ha più ne metta. «Non ci faremo intimidire», replica il presidente dell’Anm, Palamara, al Presidente del Consiglio. Ma per servire la sua vendetta, dopo il caso Ruby, il Cavaliere può giocare solo sull’effetto annuncio. Per la Lega, infatti, ogni diversivo – tipo grande riforma della giustizia – suonerebbe come atto di guerra: prima il federalismo, poi si parla d’altro. Il patto tra Silvio e Umberto (una riforma a te e una legge ad personam a me) regge. Il voto contrario dei ministri leghisti alla festa nazionale per l’Unità d’Italia del 17 marzo non la scalfisce. Il rilancio in grande stile della legge bavaglio, la responsabilità civile dei magistrati, l’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento costituiscono ingredienti della rivoluzione liberale che il Cavaliere rispolvera nel tentativo di ridare smalto al suo governo. Ma le priorità di Bossi non coincidono con quelle di Berlusconi che, per mostrare i muscoli a Napolitano, a Fini, …
