Anno: 2011

"I ricercatori vogliono essere pagati? Ma se già facciamo tanto per loro…", di Piero Graglia

Martedì scorso il sottosegretario Giuseppe Galati (Istruzione) è stato chiamato a rispondere a un’interrogazione dell’on. Manuela Ghizzoni (PD) circa la spinosa questione della retribuzione della didattica svolta dai ricercatori universitari a tempo indeterminato. Questione spinosa perché se pure la legge Gelmini stabilisce che tale didattica principale deve essere retribuita (pur nei limiti di bilancio dei singoli Atenei) le università fanno tutte finta di non sentire e, probabilmente, quei soldi li hanno già bell’e che spesi. Ma è la costruzione della risposta all’interrogazione che è comica e, a tratti, francamente ridicola. Prima di tutto si comincia con il negare che il Ministero sappia quale sia la percentuale della didattica principale (“curriculare”) svolta dai ricercatori oltre quella prevista come loro dovere (la cosiddetta didattica “integrativa”). In altre parole, dal 2005 a oggi non si è in grado di dire, e neppure prevedere, quanta sarà tale didattica per il prossimo anno accademico. Motivo? Disarmante: “il Ministero non è in possesso dei dati relativi alla percentuale di didattica curriculare affidata ai ricercatori di ruolo trattandosi di determinazioni assunte dagli …

"La solitudine dei cinquantenni. Né lavoro né pensione."In cinquantamila nella terra di nessuno", di Luigina Venturelli

Troppo vecchi per lavorare, ma troppo giovani per andare in pensione. Lasciati a macerare in un limbo esistenziale ed occupazionale senza alcuna altra risorsa che la propria capacità di arrangiarsi, di farsi aiutare da familiari o amici,di inventarsi un espediente per tirare a campare fino al raggiungimento della sospirata anzianità. I sociologi e gli economisti li chiamano educatamente lavoratori maturi. Le aziende, con il solito linguaggio diretto, li definiscono semplicemente esuberi. Occupazione anziana in calo. Sono centinaia di migliaia di italiani, i dipendenti tra i 55 e i 64 anni di età, quelli risparmiati dalla fase iniziale della crisi economica, quando da sacrificare c’erano ancora interinali e precari. Ma che dal 2010, con il perdurare delle difficoltà, rischiano di venire man mano esplulsi dal mercato del lavoro. A differenza dei colleghi più giovani, con ben poche possibilità di rientrarvi. «Dallo scorso anno, con il progressivo scadere di tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione, è cominciata la fuoriuscita dal mercato dei lavoratori stabili» spiega Claudio Treves della segreteria confederale Cgil. «Il che farà abbassare ulteriormente il …

"Con le urne si perdono euro e onore", di Giuliano Amato

Nel 1992 l’euro non c’era e le valute dei Paesi europei erano legate fra loro nello Sme, un sistema monetario comune che le teneva agganciate l’una all’altra entro bande di oscillazione che non potevano superare il 2,5%. Se la pressione dei mercati ne spingeva una in prossimità del margine, scattava l’obbligo di tutte le banche centrali di sostenerla ed evitarne così la fuoriuscita. Era una garanzia molto forte, ma fummo proprio noi italiani a dover constatare per primi che non era (come pensavamo) illimitata e che dallo Sme, quindi, si poteva anche uscire. Ai primi di settembre di quell’anno la Bundesbank comunicò alla Banca d’Italia che ormai sostenere la lira metteva a repentaglio la solidità del marco e quindi dell’intero sistema. Dal lunedì successivo, perciò, non avrebbe più servito marchi contro lire. L’Italia manifestò la sua sorpresa e tuttavia non poté che prenderne atto. Svalutò, ma pochi giorni dopo, a causa della debolezza della sterlina (che avrebbe dovuto fare altrettanto ma non ritenne di farlo), uscirono dallo Sme prima la stessa sterlina e poi la …

"Un cittadino al servizio del Paese", di Eugenio Scalfati

Mentre scrivo queste mie riflessioni domenicali Giorgio Napolitano ha ricevuto la lettera di dimissioni del presidente del Consiglio, salito al Colle tra la folla che gli urla «buffone» e canta l´Inno di Mameli. E mentre oggi il nostro giornale è nelle edicole le consultazioni al Quirinale sono già cominciate e dureranno per l´intera giornata. Non sarà una giornata facile quella del Capo dello Stato. Le forze dell´opposizione – tutte senza alcuna eccezione – indicheranno Mario Monti e un esecutivo di soli tecnici per portare l´economia italiana fuori dal disastro che ne sta devastando la stabilità dei cosiddetti “fondamentali”: al tempo stesso la competitività e la coesione sociale. Ma l´ex maggioranza aggiunge a questo quadro già di per sé assai fosco un ulteriore tasso di drammaticità che la dice lunga sulla natura dei due partiti che la compongono, il Pdl e la Lega. La dice lunga sul prevalere dei loro gruppi dirigenti, degli interessi individuali, settoriali e clientelari su quelli generali della Nazione e quindi sulla loro irresponsabilità di fronte alla crisi che sta imperversando su …

"Putin, escort, Apicella L’Italia esce dall’era B. più povera e precaria", di Oreste Pivetta

Il ventennio berlusconiano non lascia in eredità riforme memorabili e neppure autostrade, ma una scia di veleni, scandali e leggi ad personam. Solo lui è diventato più ricco e gli sono persino ricresciuti i capelli. Berlusconi nella storia. Se era questa la sua ambizione è chiaro che può credere d’esserci riuscito. A prima vista, chi potrebbe contraddirlo. A settantacinque anni Berlusconi potrebbe ritirarsi contento e si ritirerà convincendo se stesso d’aver lasciato il segno. Potrà confidare ai suoi fedeli, che non mancheranno finchè non mancheranno le risorse, ’aver salvato l’Italia, dalla finanza assassina, dalle mani rapaci del’eurozona, dalle frane e dalle inondazioni, soprattutto dai comunisti. Racconterà d’aver preso per mano un povero paese e d’averlo condotto sulle soglie della modernità, lui, l’ottimista, il liberale, l’architetto del futuro, l’avanguardista, eccetera eccetera. L’uomo non è privo di immaginazione. Le frottole, che ha raccontato a noi per venti anni e passa, saprà raccontarle anche a se stesso. Quante altre imprese avrebbe potuto realizzare, il ponte sullo stretto un lampo dalla Calabria alla Sicilia, le centrali nucleari, la giustizia …

"Potevamo vincere le elezioni ma avrei trionfato sulle macerie ora governo di caratura tecnica", intervista a Pier Luigi Bersani di Alessandra Longo

E´ fatta. E´ finita. Pierluigi Bersani si accende un sigaro nel suo ufficio alla Camera, prima di affrontare l´entusiasmo dei militanti nella sede storica di via dei Giubbonari e prima di scendere, con loro, in piazza. Scorrono i titoli di coda. Il segretario del Pd può lasciarsi andare: «E´ il giorno della liberazione! Tutti, chi più chi meno, hanno portato un sassolino per arrivare a questo passaggio di importanza incalcolabile». Berlusconi – dice Bersani – è caduto in Parlamento nel rispetto delle regole ma dietro c´è la nostra forza, la forza reale del Pd, che non è il partito a impronta personalistica del “ghe pensi mi” ma un partito solido, democratico, che discute, e ha scelto compatto di appoggiare un governo di emergenza». Strana serata per la sinistra, il senso di euforia non scaccia la prudenza. I nodi sono tanti: la composizione del governo, il caso Letta, che poi, però, si risolve nella notte con un passo indietro. E sul quale Bersani dice: «Non ne facevo una questione personale ma a chi chiedeva garanzie politiche …

"Equità e risanamento. Il resto lo faremo dopo le elezioni", di Gianni Cuperlo

Non chiediamo all’esecutivo di emergenza di realizzare cose che spetteranno a un governo di alternativa. Certo non sarà indifferente il ricorso alla patrimoniale e il ripristino delle condizioni di legalità. C’era il governo Berlusconi. Partiamo da qui. E se c’era e oggi non c’è più il merito è anche di opposizioni ferme e di un Pd determinante. Adesso ci attendono ore cruciali che faranno emergere il profilo e la natura dei protagonisti, a cominciare dai partiti. Per noi parla Bersani e lo fa con chiarezza: prima viene il paese, la salvezza del paese. E la via d’uscita, adesso, significa un governo di emergenza in grado di invertire le tendenze peggiori delle ultime settimane. Dovrebbe essere scontato. Nelle cose non lo è. La vecchia maggioranza è implosa. I leghisti sono rifluiti in Padania mentre il PdL si è rotto in tronconi, l’uno contro l’altro armati. Una condizione difficile che il capo dello Stato affronterà nelle prossime ore con l’autorevolezza che gli italiani gli riconoscono e nella volontà di convincere anche i più riluttanti dello sbocco necessario. …