«Salviamo la scuola, non si può pensare solo allo spread», intervista al sociologo Aldo Bonomi di Laura Matteucci
«Vivaddio esistono anche rapporti di questo tipo, che ci fanno riflettere e ci costringono ad uscire dalla sbornia collettiva dello spread». Un sano richiamo alla realtà? «Certo. Trovo molto preoccupante questa cappa che da anni ormai avviluppa e schiaccia la società, per cui gli unici parametri presi in considerazione sono quelli finanziari, tra debito sovrano e peso della moneta. Sono decisamente salutari i rapporti di istituzioni e organizzazioni che ci costringono a ragionare sui processi reali, che sono il lavoro, l’impresa, il mondo della scuola, la disoccupazione, quella giovanile soprattutto. Che ci svegliano, e ci suggeriscono di prendere in considerazione altri punti di riferimento, oltre allo spread appunto». Il rapporto cui si riferisce il sociologo Aldo Bonomi è quello dell’Ocse, con la fotografia dell’Italia al penultimo posto tra i Paesi industrializzati considerati per investimenti nella scuola, il 9% del totale della spesa pubblica. Non proprio una sorpresa, ma comunque sconfortante. «Chiariamo subito: se non c’è investimento pubblico massiccio noi da questa crisi non usciamo. Va cambiato il punto di vista, la strategia, l’orizzonte. Il punto …
