"Distretti emiliani un valore etico", di Giacomo Becattini
Le distruzioni del terremoto emiliano colpiscono al cuore la formula produttiva italiana; quella formula distrettuale che in pochi decenni ci ha portati da Paese industrialmente arretrato a punta aguzza dell’industrializzazione mondiale. Vi è un sostanziale accordo, fra gli storici economici italiani, che ciò è accaduto, in modo spontaneo e imprevisto, per accumulazione interna e reinvestimento sistematico delle risorse aziendali e – a parte le svalutazioni degli anni pre-euro e l’azione dell’Ice sui mercati esteri – senza alcun sostanziale sostegno pubblico degli investimenti privati. Anzi, nella generale incomprensione e – paradossalmente – condanna dell’arretratezza di una industria che appariva attestata sulla dimensione aziendale, piccola e media. Ebbene, la permanenza dell’Italia al top dell’industria mondiale è oggi in serio pericolo. Anche nei settori più tipicamente nostri. I distretti industriali emiliani, oggi colpiti dal terremoto, sono, infatti, una delle punte di diamante del nostro export. Il terremoto emiliano mette il dito sulla piaga. Se sbagliamo la diagnosi della peculiarità del nostro processo di sviluppo, corriamo il rischio di vanificare gli sforzi dei 50 anni passati. Prendiamo due casi …
