"Decreto sviluppo. Ora ci vuole più coraggio", di Patrizio Bianchi*
Alla fine è uscito il decreto sviluppo. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che, accanto all’intervento riguardante la drastica riduzione delle spese pubbliche e l’aumento delle imposizioni, si dovesse porre anche un intervento a forte sostegno della crescita. Non avevamo mai creduto ad una fase uno e ad una fase due. Il decreto approvato in queste ultime ore continua a mettere insieme una varietà di strumenti fra loro molto differenziati, ognuno dei quali sicuramente utile, ma che tuttavia faticano ancora a definire una vera linea di crescita dello sviluppo produttivo. Sicuramente la spiegazione che ne viene data in premessa appare convincente: bisogna attivare molteplici leve non per stimolare la rianimazione di un corpo in coma, ma per stimolare le forze interne ad un’economia da troppo tempo assopita. Da oltre 20 anni infatti l’Italia cresce meno di altri Paesi proprio perché nei processi di apertura internazionale e di globalizzazione il nostro sistema produttivo si è divaricato segnando una frattura netta fra le imprese che hanno saldamente afferrato il treno della globalizzazione e quelle che invece lo hanno subito, …
