Anno: 2012

“”Le aule? Sono della Congregazione” Così si evita la tassa sugli immobili”, di Mario Reggio

Arriva l’Imu e tutti si sono chiesti in che misura la Chiesa la pagherà. Il criterio è quello dell’attività “non commerciale” che determina l’esclusione dalla tassa. Ma i modi per eluderla sono molti, i controlli minimi e le scuole confessionali sono già sul piede di guerra: “Comunque non pagheremo perché saremmo costretti a chiudere. Fioccheranno i ricorsi”. Il decreto sulle liberalizzazioni è diventato legge dello Stato. Tra le varie misure ritorna la tassa sui fabbricati, l’ex Ici, ora Imu che dovrà essere pagata anche dalle scuole paritarie, comprese quelle cattoliche. I tentativi di sfuggire al fisco sono numerosi: far rientrare l’immobile nel patrimonio della congregazione religiosa a cui fa riferimento la scuola. Oppure passare la proprietà ad una Onlus o creare una cooperativa ad hoc. Tra le scuole paritarie non cattoliche molte sono i vecchi “diplomifici” che hanno cambiato pelle ed a volte anche nome, continuando a spillare soldi alle famiglie con i corsi di recupero degli anni persi dallo studente e con rette che a volte superano, iscrizione a parte, i 3 mila euro. …

“”Le aule? Sono della Congregazione” Così si evita la tassa sugli immobili”, di Mario Reggio

Arriva l’Imu e tutti si sono chiesti in che misura la Chiesa la pagherà. Il criterio è quello dell’attività “non commerciale” che determina l’esclusione dalla tassa. Ma i modi per eluderla sono molti, i controlli minimi e le scuole confessionali sono già sul piede di guerra: “Comunque non pagheremo perché saremmo costretti a chiudere. Fioccheranno i ricorsi”. Il decreto sulle liberalizzazioni è diventato legge dello Stato. Tra le varie misure ritorna la tassa sui fabbricati, l’ex Ici, ora Imu che dovrà essere pagata anche dalle scuole paritarie, comprese quelle cattoliche. I tentativi di sfuggire al fisco sono numerosi: far rientrare l’immobile nel patrimonio della congregazione religiosa a cui fa riferimento la scuola. Oppure passare la proprietà ad una Onlus o creare una cooperativa ad hoc. Tra le scuole paritarie non cattoliche molte sono i vecchi “diplomifici” che hanno cambiato pelle ed a volte anche nome, continuando a spillare soldi alle famiglie con i corsi di recupero degli anni persi dallo studente e con rette che a volte superano, iscrizione a parte, i 3 mila euro. …

"VALeS: se i numeri dicono qualcosa", di Antonio Valentino

Il progetto VALeS ha dunque avuto una buona accoglienza nelle nostre scuole. Le adesioni superano le 1000 unità (per la precisione, 1053): praticamente molto più di tre volte tanto il numero fissato dal Ministero per la sperimentazione. Se si paragona questo dato con quello delle adesioni ai progetti della Gelmini – che per raggiunere la soglia prevista (tra l’altro modesta) è dovuta ricorrere a sotterfugi e a pressioni – ci si rende conto che forse c’è qualcosa di nuovo nel clima generale delle nostre scuole e che certe forzature ideologiche del precedente ministro (l’insistenza maniacale sulla cosiddetta premialità) non pagano. Questo pone un problema che l’amministrazione farebbe bene a non sottovalutare: limitarsi, per esempio, a selezionare le 300 scuole, sulla base dei criteri stabiliti, e chiudere così la porta a tutte le altre scuole che hanno inoltrato domanda può forse essere interpretato come disattenzione nei confronti di quanti vogliono mettersi alla prova ed accettare la sfida del rinnovamento Bisognerebbe forse pensare, se non si può ampliare il numero previsto per motivi finanziari, ad una qualche …

“VALeS: se i numeri dicono qualcosa”, di Antonio Valentino

Il progetto VALeS ha dunque avuto una buona accoglienza nelle nostre scuole. Le adesioni superano le 1000 unità (per la precisione, 1053): praticamente molto più di tre volte tanto il numero fissato dal Ministero per la sperimentazione. Se si paragona questo dato con quello delle adesioni ai progetti della Gelmini – che per raggiunere la soglia prevista (tra l’altro modesta) è dovuta ricorrere a sotterfugi e a pressioni – ci si rende conto che forse c’è qualcosa di nuovo nel clima generale delle nostre scuole e che certe forzature ideologiche del precedente ministro (l’insistenza maniacale sulla cosiddetta premialità) non pagano. Questo pone un problema che l’amministrazione farebbe bene a non sottovalutare: limitarsi, per esempio, a selezionare le 300 scuole, sulla base dei criteri stabiliti, e chiudere così la porta a tutte le altre scuole che hanno inoltrato domanda può forse essere interpretato come disattenzione nei confronti di quanti vogliono mettersi alla prova ed accettare la sfida del rinnovamento Bisognerebbe forse pensare, se non si può ampliare il numero previsto per motivi finanziari, ad una qualche …

“VALeS: se i numeri dicono qualcosa”, di Antonio Valentino

Il progetto VALeS ha dunque avuto una buona accoglienza nelle nostre scuole. Le adesioni superano le 1000 unità (per la precisione, 1053): praticamente molto più di tre volte tanto il numero fissato dal Ministero per la sperimentazione. Se si paragona questo dato con quello delle adesioni ai progetti della Gelmini – che per raggiunere la soglia prevista (tra l’altro modesta) è dovuta ricorrere a sotterfugi e a pressioni – ci si rende conto che forse c’è qualcosa di nuovo nel clima generale delle nostre scuole e che certe forzature ideologiche del precedente ministro (l’insistenza maniacale sulla cosiddetta premialità) non pagano. Questo pone un problema che l’amministrazione farebbe bene a non sottovalutare: limitarsi, per esempio, a selezionare le 300 scuole, sulla base dei criteri stabiliti, e chiudere così la porta a tutte le altre scuole che hanno inoltrato domanda può forse essere interpretato come disattenzione nei confronti di quanti vogliono mettersi alla prova ed accettare la sfida del rinnovamento Bisognerebbe forse pensare, se non si può ampliare il numero previsto per motivi finanziari, ad una qualche …

"Il tabù rovesciato", di Ezio Mauro

Dunque “se il Paese non è pronto” il governo potrebbe anche lasciare. Non è una frase felice quella pronunciata a Seul dal Presidente del Consiglio riguardo all´articolo 18. Chi certifica infatti quando il Paese è “pronto” e in base a quale canone? E soprattutto non siamo a scuola e non tocca ancora ai governi dare il voto ai cittadini: semmai l´opposto. Non c´è alcun dubbio che se fino ad oggi il voto dei sondaggi per Monti è stato così alto, questo è dovuto in gran parte a due caratteristiche del Premier: il disinteresse personale e la capacità di decidere. C´è dunque un timbro di sincerità quando il Capo del governo spiega che non tirerà a campare pur di durare e non lascerà snaturare dalle Camere quello che considera “un buon lavoro”. Tuttavia la terza caratteristica di Monti è sempre stata, finora, il buonsenso governante. E qui nascono due questioni, una formale ed una sostanziale. La prima è che quando si sostiene che il Parlamento sovrano è il principale interlocutore del governo, bisogna poi saper ascoltare …

“Il tabù rovesciato”, di Ezio Mauro

Dunque “se il Paese non è pronto” il governo potrebbe anche lasciare. Non è una frase felice quella pronunciata a Seul dal Presidente del Consiglio riguardo all´articolo 18. Chi certifica infatti quando il Paese è “pronto” e in base a quale canone? E soprattutto non siamo a scuola e non tocca ancora ai governi dare il voto ai cittadini: semmai l´opposto. Non c´è alcun dubbio che se fino ad oggi il voto dei sondaggi per Monti è stato così alto, questo è dovuto in gran parte a due caratteristiche del Premier: il disinteresse personale e la capacità di decidere. C´è dunque un timbro di sincerità quando il Capo del governo spiega che non tirerà a campare pur di durare e non lascerà snaturare dalle Camere quello che considera “un buon lavoro”. Tuttavia la terza caratteristica di Monti è sempre stata, finora, il buonsenso governante. E qui nascono due questioni, una formale ed una sostanziale. La prima è che quando si sostiene che il Parlamento sovrano è il principale interlocutore del governo, bisogna poi saper ascoltare …