Anno: 2012

“Mettere i giovani al centro del confronto”, di Dario Di Vico

Bisogna saperlo. La trattativa sulla riforma del lavoro che si apre oggi a Roma parte al buio. In passato iniziative di questo tipo erano accompagnate dal lavoro certosino degli sherpa ministeriali e alcuni di loro sono stati delle figure-chiave non solo per l’esito dei negoziati che avevano curato ma più in generale per l’evoluzione delle relazioni industriali italiane. Si parte al buio, dunque, ma in compenso il governo si è dato un calendario plausibile visto che pensa di arrivare a produrre un’intesa grosso modo entro la fine di marzo. Due mesi. Con molta probabilità userà un disegno di legge con delega «aperta» per evitare la doppia insidia del decreto (giudicato eccessivamente decisionista) e del disegno di legge tout court (troppo dilatorio). Un ulteriore e relativamente inedito motivo di conforto viene dal clima cooperativo che si respira tra le tre grandi confederazioni sindacali e tra loro e la Confindustria. Il feeling è così intenso che nei giorni scorsi si era pensato addirittura all’ipotesi di un avviso/documento comune industriali-sindacato che fornisse al governo una sorta di «precotto». …

"Bilanci certificati e trasparenti: il Pd li ha, e gli altri?", di Antonio Misiani *

L’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il senatore Luigi Lusi, tesoriere nazionale della Margherita, mette in luce con crudezza alcuni nodi politici che vanno affrontati a viso aperto. Prima di parlarne credo che sia necessario chiarire che l’altra sera, nella sua performance, Maurizio Crozza, apprezzato da un vasto pubblico (tra cui il sottoscritto), ha lasciato intendere e detto cose sbagliate. È satira, ma c’è il rischio che per far ridere si incida nelle convinzioni di molte persone. Alcune cose vanno dunque precisate. Primo: il Partito Democratico e la Margherita sono soggetti del tutto distinti, politicamente, giuridicamente ed economicamente. Il Pd, perciò, non ha alcun titolo per determinare indirizzi e fare controlli sul bilancio della Margherita, il cui presidente (Francesco Rutelli) è peraltro il leader di un’altra formazione politica. I 13 milioni di euro al centro delle indagini della magistratura sono stati sottratti alla Margherita, non al Pd. E il Pd non ha mai girato rimborsi elettorali alla Margherita: gli unici rapporti economici sono il pagamento da parte del Pd della sublocazione della sede di Sant’Andrea delle …

“Bilanci certificati e trasparenti: il Pd li ha, e gli altri?”, di Antonio Misiani *

L’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il senatore Luigi Lusi, tesoriere nazionale della Margherita, mette in luce con crudezza alcuni nodi politici che vanno affrontati a viso aperto. Prima di parlarne credo che sia necessario chiarire che l’altra sera, nella sua performance, Maurizio Crozza, apprezzato da un vasto pubblico (tra cui il sottoscritto), ha lasciato intendere e detto cose sbagliate. È satira, ma c’è il rischio che per far ridere si incida nelle convinzioni di molte persone. Alcune cose vanno dunque precisate. Primo: il Partito Democratico e la Margherita sono soggetti del tutto distinti, politicamente, giuridicamente ed economicamente. Il Pd, perciò, non ha alcun titolo per determinare indirizzi e fare controlli sul bilancio della Margherita, il cui presidente (Francesco Rutelli) è peraltro il leader di un’altra formazione politica. I 13 milioni di euro al centro delle indagini della magistratura sono stati sottratti alla Margherita, non al Pd. E il Pd non ha mai girato rimborsi elettorali alla Margherita: gli unici rapporti economici sono il pagamento da parte del Pd della sublocazione della sede di Sant’Andrea delle …

"Il governo batta un colpo", di Vittorio Emiliani

Il presidente Monti non può non dare corso, al più presto, all’iniziativa sulla “governabilità” della Rai prima della scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione annunciata su Raitre e l’altro ieri a Bruxelles, in sede europea. Come richiede la lettera di denuncia scritta dal presidente dell’azienda di Stato, Paolo Garimberti. E come sollecitano le chiare dimissioni del consigliere Nino Rizzo Nervo. Non era mai successo che la Rai, cioè la più grande azienda di informazione, intrattenimento e cultura del Paese, venisse asservita da una ex maggioranza di governo, divisa su tutto, ridiventata autosufficiente e funzionante soltanto in Viale Mazzini 14. Non era mai successo che, con un chiaro atto di rottura, il direttore generale portasse in consiglio, contro il parere del presidente, le nomine strategiche del direttore del Tg1 attribuito ad un giornalista già pensionato (e quindi non suscettibile di rinomina) portato dal Pdl, e del direttore della testata TgR ad un giornalista voluto dalla Lega Nord, in funzione delle prossime amministrative, delle elezioni del 2013 o di un possibile voto politico anticipato. Non erano mai successe …

“Il governo batta un colpo”, di Vittorio Emiliani

Il presidente Monti non può non dare corso, al più presto, all’iniziativa sulla “governabilità” della Rai prima della scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione annunciata su Raitre e l’altro ieri a Bruxelles, in sede europea. Come richiede la lettera di denuncia scritta dal presidente dell’azienda di Stato, Paolo Garimberti. E come sollecitano le chiare dimissioni del consigliere Nino Rizzo Nervo. Non era mai successo che la Rai, cioè la più grande azienda di informazione, intrattenimento e cultura del Paese, venisse asservita da una ex maggioranza di governo, divisa su tutto, ridiventata autosufficiente e funzionante soltanto in Viale Mazzini 14. Non era mai successo che, con un chiaro atto di rottura, il direttore generale portasse in consiglio, contro il parere del presidente, le nomine strategiche del direttore del Tg1 attribuito ad un giornalista già pensionato (e quindi non suscettibile di rinomina) portato dal Pdl, e del direttore della testata TgR ad un giornalista voluto dalla Lega Nord, in funzione delle prossime amministrative, delle elezioni del 2013 o di un possibile voto politico anticipato. Non erano mai successe …

Ma ora pensiamo alla «fase tre», di Vincenzo Visco

Ancora una volta la manovra correttiva del Governo è stata ritenuta da molti eccessivamente squilibrata dal lato delle entrate. Il Governo ha comunque deciso di riprendere e completare la spending review impostata dal Governo Prodi nel 2006-08 per individuare i margini esistenti per tagli consistenti. Tuttavia le difficoltà (tecniche e politiche) di un deciso intervento di riduzione delle spese rimarranno ed è bene cercare di capire il perché e di impostare una strategia di lungo periodo capace di ottenere una riduzione strutturale della spesa pubblica di (almeno?) 4-5 punti di Pil. Se si osserva il periodo compreso tra il 2000 e il 2010 (10 anni), si può verificare che le spese correnti sono cresciute di 4,5 punti di Pil che, al netto degli interessi, diminuiti nel decennio di 1,8 punti, diventano ben 6,2! Questo è il lascito di quello che ben può essere definito il “decennio perduto”. È possibile tornare indietro? La risposta è positiva, ma saranno necessari molto tempo e molta perseveranza. Se si guardano le singole voci è possibile notare che quelle di …

"Lusi espulso dal gruppo del Pd", di Simone Collini

L’ufficio di presidenza dei senatori Pd decide all’unanimità l’espulsione di Lusi dal gruppo. Berlinguerha convocato per lunedì il comitato dei garanti: verso la sospensione dal partito. Espulso dal gruppo al Senato e al centro diun pressing affinché si dimetta da parlamentare, mentre la commissione di garanzia si riunisce lunedì per ratificare una decisione che sembra già scritta: sospensione dal partito. Pier Luigi Bersani vuole accelerare i tempi per chiudere la vicenda che vede coinvolto l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. Il primo passo deciso dai vertici del Pd è stata l’«esclusione», come recita il regolamento interno, dal gruppo a Palazzo Madama, decisa all’unanimità dall’ufficio di presidenza convocato di buon’ora da Anna Finocchiaro. Il presidente dei garanti Luigi Berlinguer ha poi convocato a Roma per lunedì tutti i membri dell’unico organismo interno che ha il potere di «sospendere» un iscritto (di fatto è un’espulsione, prevedendo la perdita di ogni diritto come tesserato). Il parlamentare europeo in questi giorni è impegnato a Bruxelles madi fatto ha avviato l’istruttoria, che conta di aprire e chiudere in una sola …