Anno: 2012

"Tenetevi il dolore pochi soldi per curarlo", di Mario Pirani

Sconcerto e delusione piovono per e-mail. Pezzi di Welfare sanitario, costruiti ad uno ad uno con fatica, vengono demoliti. I medici, ormai esasperati, scrivono ai giornali. Raccolgo brandelli delle loro voci. “Le scrivo dopo tanto tempo – mi dice il bravo Claudio Blengini, medico di famiglia a Dogliani (Cn) –. Come lei ricorda abbiamo fatto insieme a tante persone di buona volontà battaglie memorabili perché questo paese finalmente si dotasse di una legislazione civile per quanto riguarda il dolore e le cure palliative… Le scrivo ora perché ho la sensazione che la spending review e i conseguenti tagli alla Sanità stiano nei fatti vanificando il progetto che stavamo tentando di costruire in difesa dei malati sofferenti… Ho avuto modo di sentire in una recente trasmissione il livello degli stipendi dei grandi manager. In compenso seguitiamo a tagliare in Sanità dove sicuramente ci sono degli sprechi e usi inadeguati e impropri di risorse ma ci sono anche tante esperienze positive che sono cresciute o stanno crescendo e rischiano invece di naufragare… I tagli saranno lineari e …

"Liste pulite, ecco la legge incandidabili i condannati fuori da Parlamento e Regioni", di Liana Milella

“Liste pulite” subito. Anche per il voto nel Lazio, in Lombardia e in Molise a fine gennaio. È pronto — mancano solo gli ultimi ritocchi — il decreto legislativo con le nuove regole sulla non candidabilità a qualsiasi carica elettiva e di governo, pena l’immediata decadenza, di chi ha addosso una condanna definitiva per una pena minima di due anni. Cancellieri, Patroni Griffi e Severino sono stati di parola. Oggi i tre ministri — Interno, Giustizia, Funzione pubblica — si vedranno per chiudere il testo che, in settimana, passerà al vaglio di palazzo Chigi. Poi le commissioni parlamentari avranno 60 giorni per un parere consultivo che il governo è libero di accogliere o ignorare (come, in parte, è avvenuto per il taglio dei tribunalini). A quel punto il decreto sarà operativo. Se le elezioni regionali si terranno, come appare probabile, il 27 gennaio, c’è tutto il tempo per la piena operatività della legge. Che, merita ricordarlo, prevede anche la decadenza degli eventuali condannati eletti. Quindi i partiti, anche se il decreto non dovesse fare in …

“Liste pulite, ecco la legge incandidabili i condannati fuori da Parlamento e Regioni”, di Liana Milella

“Liste pulite” subito. Anche per il voto nel Lazio, in Lombardia e in Molise a fine gennaio. È pronto — mancano solo gli ultimi ritocchi — il decreto legislativo con le nuove regole sulla non candidabilità a qualsiasi carica elettiva e di governo, pena l’immediata decadenza, di chi ha addosso una condanna definitiva per una pena minima di due anni. Cancellieri, Patroni Griffi e Severino sono stati di parola. Oggi i tre ministri — Interno, Giustizia, Funzione pubblica — si vedranno per chiudere il testo che, in settimana, passerà al vaglio di palazzo Chigi. Poi le commissioni parlamentari avranno 60 giorni per un parere consultivo che il governo è libero di accogliere o ignorare (come, in parte, è avvenuto per il taglio dei tribunalini). A quel punto il decreto sarà operativo. Se le elezioni regionali si terranno, come appare probabile, il 27 gennaio, c’è tutto il tempo per la piena operatività della legge. Che, merita ricordarlo, prevede anche la decadenza degli eventuali condannati eletti. Quindi i partiti, anche se il decreto non dovesse fare in …

"La logica dello sfascio", di Claudio Sardo

Pensavamo che era quasi impossibile fare peggio del porcellum. Ma Berlusconi e il Pdl stanno pensando di approvare un emendamento-trappola che ha il solo scopo di impedire al Pd di governare (o comunque di aumentare di molto il coefficiente di difficoltà), senza correggere alcuna delle mostruosità della legge elettorale. È un affronto, tanto più provenendo dalle stesse menti che hanno partorito nel 2006 questo sistema che non ha uguali in Occidente. È una porcata che va respinta non in nome di un’aspirazione di parte, ma dell’interesse del Paese di ricostruire una relazione efficace tra Parlamento, maggioranza e governo. Se passasse questo piano scellerato i cittadini sarebbero comunque nell’impossibilità di scegliere i parlamentari, perché nulla cambierebbe sulle liste bloccate. Se passasse il piano non ci sarebbe alcuna limitazione alla frammentazione politica e al trasformismo parlamentare, perché lo sbarramento al 4% resterebbe aggirabile all’interno delle coalizioni. Se passasse il piano una sola cosa cambierebbe: il premio attualmente previsto per la coalizione prima classificata (che la fa crescere fino al 55% dei seggi della Camera) scatterebbe solo qualora …

“La logica dello sfascio”, di Claudio Sardo

Pensavamo che era quasi impossibile fare peggio del porcellum. Ma Berlusconi e il Pdl stanno pensando di approvare un emendamento-trappola che ha il solo scopo di impedire al Pd di governare (o comunque di aumentare di molto il coefficiente di difficoltà), senza correggere alcuna delle mostruosità della legge elettorale. È un affronto, tanto più provenendo dalle stesse menti che hanno partorito nel 2006 questo sistema che non ha uguali in Occidente. È una porcata che va respinta non in nome di un’aspirazione di parte, ma dell’interesse del Paese di ricostruire una relazione efficace tra Parlamento, maggioranza e governo. Se passasse questo piano scellerato i cittadini sarebbero comunque nell’impossibilità di scegliere i parlamentari, perché nulla cambierebbe sulle liste bloccate. Se passasse il piano non ci sarebbe alcuna limitazione alla frammentazione politica e al trasformismo parlamentare, perché lo sbarramento al 4% resterebbe aggirabile all’interno delle coalizioni. Se passasse il piano una sola cosa cambierebbe: il premio attualmente previsto per la coalizione prima classificata (che la fa crescere fino al 55% dei seggi della Camera) scatterebbe solo qualora …

“Rappresentanza. Le cose da fare”, di Luigi Mariucci

L’Italia soffre di molte anomalie rispetto alle democrazie europee. Una riguarda il tema delle relazioni sindacali. In nessun Paese accade che non si sappia quale sia l’efficacia giuridica di un contratto collettivo non sottoscritto da tutti i sindacati rappresentativi. Che sia, inoltre, incerta la natura e la composizione delle rappresentanze sindacali aziendali, che appaia possibile espellere dalla rappresentanza in azienda il sindacato che dissente dal contenuto di un accordo e, pur essendo rappresentativo, non lo sigla. Quanto accaduto, appunto, alla Fiat in questi anni è il sintomo più vistoso di una anomia che è una delle principali cause all’origine del disordine e della inefficienza del sistema delle relazioni sindacali. Ha fatto bene quindi Susanna Camusso, in un intervento sul Corriere della sera di ieri, a porre il problema di una regolazione della rappresentanza. La questione si trascina da tempi ormai immemorabili, da quando risultò impraticabile l’attuazione dell’art. 39 della Costituzione. Per un lungo periodo il problema fu oscurato dalla indubbia rappresentatività delle maggiori confederazioni e dal loro rapporto unitario. Ma la crisi, prima, dell’unità sindacale …

"Rappresentanza. Le cose da fare", di Luigi Mariucci

L’Italia soffre di molte anomalie rispetto alle democrazie europee. Una riguarda il tema delle relazioni sindacali. In nessun Paese accade che non si sappia quale sia l’efficacia giuridica di un contratto collettivo non sottoscritto da tutti i sindacati rappresentativi. Che sia, inoltre, incerta la natura e la composizione delle rappresentanze sindacali aziendali, che appaia possibile espellere dalla rappresentanza in azienda il sindacato che dissente dal contenuto di un accordo e, pur essendo rappresentativo, non lo sigla. Quanto accaduto, appunto, alla Fiat in questi anni è il sintomo più vistoso di una anomia che è una delle principali cause all’origine del disordine e della inefficienza del sistema delle relazioni sindacali. Ha fatto bene quindi Susanna Camusso, in un intervento sul Corriere della sera di ieri, a porre il problema di una regolazione della rappresentanza. La questione si trascina da tempi ormai immemorabili, da quando risultò impraticabile l’attuazione dell’art. 39 della Costituzione. Per un lungo periodo il problema fu oscurato dalla indubbia rappresentatività delle maggiori confederazioni e dal loro rapporto unitario. Ma la crisi, prima, dell’unità sindacale …