"L'euro, l'Italia, diritti e doveri", di Adriana Cerretelli
«Che cosa succederà in Spagna e in Europa quando non ci sarà più la leva della svalutazione e l’industria tedesca con la moneta unica si imporrà dovunque grazie ai suoi enormi aumenti di produttività?» tuonava l’euro-scettico Gerard Schroeder nel 1997 contro Helmut Kohl, il grande europeista che voleva quella moneta per un’Europa federale e integrata. Sono trascorsi sedici anni, è arrivata la grande crisi dell’euro (che non passa). Nella profonda depressione che soffoca la Grecia, nella recessione che scuote Portogallo, Grecia e Italia, i disoccupati Ue sono oltre il 12% e i debiti in pervicace ascesa nonostante la sferza costante del rigore. Dopo responsi elettorali che regolarmente hanno bocciato i Governi in carica premiando partiti populisti, anti-europeisti o anti-sistema, la risposta a quella domanda allora tanto scandalosa non appare più così univoca e ovvia. Certo, si potrebbe ragionevolmente affermare che, ci fosse stato ancora Kohl, la crisi non avrebbe preso la brutta piega che ha preso, la Germania non avrebbe messo in liquidazione cultura e sensibilità europee, il bilancio non si sarebbe ridotto per la …
