Anno: 2013

Mio padre a Birkenau mi disse: «Vado via, ma tu devi resistere», di Antonio Ferrari

A otto anni Sami Modiano era uno dei bambini più vivaci e brillanti della scuola elementare italiana di Rodi. Forse era in assoluto il primo della classe, come sostenevano i genitori dei suoi compagni, con quell’ammirazione espressa e così insistita da poter sconfinare facilmente nell’invidia. Sì, perchè Sami, alunno eccellente, non aveva di sicuro l’aria e il comportamento del secchione. Nuotava, correva, giocava a calcio, scherzava, si divertiva, però a scuola gli bastava studiare il minimo per meritare il massimo. Quella mattina, quando fu chiamato alla cattedra, si sentiva persino più sicuro e disinvolto del solito. Era pronto a rispondere alle domande del maestro ma il suo sorriso si spense subito perché l’insegnante, invece di interrogarlo, lo guardò come mai lo aveva guardato e gli disse: «Samuel Modiano, sei espulso dalla scuola!». Un ceffone morale umiliante, un vero choc, le gote di Sami si tingono di porpora, la gola si chiude. Con un filo di voce: «Ma che colpa ho?», «Che cosa ho fatto? dove ho sbagliato?». Per far capire a quel bambino sbigottito e …

"Le mani d’oro di Guido il comunista riformista", di Oreste Pivetta

Il volantino comincia: «Mercoledì 24 gennaio, alle ore 6,40 un nucleo armato delle Brigate rosse ha giustiziato Guido Rossa, spia e delatore all’interno dello stabilimento Italsider di Cornigliano, dove, per svolgere meglio il suo miserabile compito, si era infiltrato tra gli operai camuffandosi da delegato…». In alto la solita intestazione, Brigate rosse, con la stella a cinque punte. Sui giornali, il giorno dopo, comparvero foto tremende: un’auto in una strada di Genova, via Fracchia e l’auto era una Fiat 850, sull’auto un uomo con la barba, la testa reclinata sul volante. Guido Rossa, operaio comunista, morì così, a quarantacinque anni, qualche colpo di pistola e via. Per lui stava cominciando una giornata come tante altre, in officina, in tuta, a sistemare macchine e attrezzi. «Aveva una grande capacità ed una grande professionalità – lo ricordava un compagno d’allora, Renato Gabbi – e in questo si vedevano le qualità dell’uomo, ma anche quelle di un operaio comunista, che, per prima cosa, pensava che occorresse saper far bene il proprio lavoro. Guido era un mago. Sapeva riparare …

"Per un Paese più giusto", di Rinaldo Gianola

La condizione di lavoro in Italia peggiora da trent’anni, il Paese è diventato più ingiusto. La mancanza di politiche per uno sviluppo equilibrato e per un’occupazione sana e di qualità è stata ed è la ragione principale delle profonde difficoltà economiche e delle insopportabili diseguaglianze che stiamo vivendo. I precari, i giovani e le donne che si affacciano sul mercato, sono le vittime di questa situazione che presenta processi di degenerazione, una minaccia alla nostra convivenza civile e democratica.Il senso di ingiustizia, di abbandono che provano i lavoratori, chi cerca un’occupazione, l’afasia crescente di chi non ce la più nemmeno a lottare, a volte anche la perdita di speranza, sono i segnali preoccupanti che la storia di questi anni di crisi ci ha raccontato e ci rappresenta quotidianamente. Di cosa parliamo quando parliamo di lavoro e di ingiustizie? Il tasso di disoccupazione reale è ormai prossimo al 12%, considerati i lavoratori in mobilità. Oltre il 30% dei giovani non trova lavoro, le donne non si iscrivono nemmeno più alle liste di disoccupazione tanto è impossibile …

Aggiusta l'Italia

“Questa è la coalizione che vuole lavorare per la vittoria. Noi governiamo già insieme e la nostra coalizione è stata verificata da milioni di persone e quindi siamo in condizione di offrire una prospettiva di governo”. Così il segretario del PD, Pier Luigi Bersani ha aperto la conferenza stampa di presentazione della coalizione del centrosinistra con Nichi Vendola, presidente di Sel e Bruno Tabacci, leader di Centro democratico. “L’esperienza dell’ultimo anno non poteva tracciare una grande prospettiva di cambiamento, un vasto programma di riforme e attenzione al sociale. Noi ci riteniamo in condizione di offrire una proposta di governo e allo stesso tempo di cambiamento” ha continuato Bersani. “Voi ci vedete qui, io Vendola, Tabacci. Noi la facciamo, la foto. Vorrei sommessamente invitare Monti a fare la foto con Casini e Fini, Berlusconi con Storace e Maroni e compagnia bella. Perché così la gente vede e si fa un’idea. Anche perché noi veniamo continuamente vivisezionati, mentre agli altri non si dice mai niente”. Meglio Monti o Ingroia, come alleato?. “E se noi vincessimo?”, chiede Pier …

"Concentrarsi sull'Europa", di Alessandro De Nicola

L’Italia è certamente distratta dalla campagna elettorale. Ma non fino al punto di non rendersi conto di quel che sta succedendo in Europa e che potrebbe avere conseguenze estremamente negative per il nostro paese. Il punto di partenza è il discorso del primo ministro britannico Cameron il quale mercoledì ha annunciato un referendum sull’Europa da tenersi entro il 2017 e ieri al World Economic Forum di Davos ha tentato di chiarire la sua posizione. Agli elettori britannici dovrebbe essere posta una domanda molto semplice: volete rimanere nell’Unione Europea o uscirne? La scommessa di Cameron è azzardata: pensa di poter rinegoziare condizioni più favorevoli con l’Unione, ottenerle, presentarsi davanti al popolo come lo statista duro ma moderato che, avendo migliorato la condizione del Regno Unito all’interno dell’Europa, ora fa appello ai sudditi di Sua Maestà affinché optino di rimanerci. Dovrebbe andare proprio tutto bene, però, ivi compreso il voto finale che, se fosse isolazionista nonostante il pacchetto di concessioni ottenute dal giovane premier, ne sancirebbe la fine politica. Inoltre Cameron non sembra nemmeno considerare l’ipotesi che …

"Ogni cosa è oscura", di Sudanna Nirenstein

Non è rimasto niente di Trochenbrod. Era una cittadina specialissima dell’Ucraina nata nell’inizio Ottocento. Polacchi, russi, sovietici se l’erano passata di mano varie volte, ma la sua natura era rimasta tale e unica, una comunità interamente ebraica, senza gentili. Piena di piccole industrie e di negozi attivissimi per tutto il circondario. Di scuole, cori e teatri. Di ogni organizzazione sionista possibile e immaginabile. Con nove sinagoghe, certo, lì tutti festeggiavano il sabato e tutti ballavano e cantavano ai matrimoni e ai bar-mitzvah. E la sua particolarità stava anche nel fatto che erano contadini, contadini ebrei! Era da secoli che non se ne vedevano, e invece loro avevano drenato e coltivato e allevato bestiame con ardore, orgogliosi dell’autonomia conquistata. Trochenbrod sembrava quasi una bolla di Stato ebraico prima che nascesse Israele. Erano cinquemila ebrei. Tra l’agosto e l’ottobre 1942 furono sterminati dai nazisti e dalla milizia ucraina nelle fosse comuni di Jaromel. Quando nel 1950 uno dei cinquanta sopravvissuti alla Shoah andò a ricercare Trochenbrod, raccontò di non averne trovato traccia. Avrom Bendavid-Val, un ebreo sessantatreenne …

"Le prime due cose da fare per la scuola italiana", di Mila Spicola

Su scala internazionale si è attivato negli ultimi anni, in campo educativo, un confronto tra le politiche scolastiche dei singoli paesi mirato al miglioramento globale in cui la scuola italiana si attesta su valori complessivi sotto la media. Questo significa che si conoscono e si possono applicare modelli e politiche sperimentate con successo altrove?Certo studiarli eviterebbe le superficialità che in più di un’«agenda» stiamo scorgendo, laddove prendono come esempio modelli o riforme scolastiche che si sono ampiamente dimostrati fallimentari (su tutti quella di Blair). Dimostrando superficialità e incompetenza. Il sistema d’istruzione di un Paese attiene al simbolico e all’identitario di una nazione, e non è detto che ciò che va bene in Finlandia o in Corea del Sud (in cima alle classifiche per qualità e risultati)possa essere trasferito toutcourt nelle nostre scuole a meno delle necessarie cautele sperimentali. In questi giorni siamo sommersi di proposte del tipo «le cinque cose da fare subito per salvare la scuola». Il «subito» non attiene ai tempi lunghi di sperimentazione delle decisioni assunte in ambito educativo.Le necessità comunicative elettorali …