"Perché la Rete non è la piazza", di Massimo Luciani
La rete è una grande risorsa democratica: attiva e stimola la partecipazione, consente il dialogo tra persone molto lontane, semplifica le procedure di discussione. Ma siamo sicuri che la piazza virtuale si possa sostituire alla piazza reale? Davvero agorá fisica e agorá telematica sono la stessa cosa? Davvero l’ateniese del quinto secolo avanti Cristo e il cittadino di una democrazia pluralistica contemporanea si possono paragonare? Non credo. Le obiezioni all’equiparazione so- no molte. Lasciamo stare quelle tecniche (non tutti, ancora oggi, sanno o possono partecipare ad una discussione in rete; non ci sono garanzie di segretezza delle opinioni espresse o dei voti dati, etc.) e vediamo quelle più sostanziali. La prima riguarda il tempo. Si dice che la consultazione in rete ha il pregio di essere «in tempo reale». È vero. Ma questo è anche il suo limite, perché, procedendo così, questioni anche delicatissime e complesse possono essere affrontate senza essere sufficientemente studiate e meditate. E basta leggere i commenti a caldo ad alcune notizie di cronaca (anche politica) per capire quanto spesso siano imprudenti …
