"La difesa delle istituzioni", di Gianluigi Pellegrino
LA PRIMA cosa da tenere ben presente è che la ributtante compravendita di senatori per fare cadere un legittimo governo repubblicano, è stata persino confessata da uno dei diretti protagonisti. Quindi tutto si può dire, fuorché che il processo a Berlusconi non sia assolutamente dovuto per l’accertamento definitivo della verità nel giusto contraddittorio tra le parti. Già solo per questo la scelta compiuta ieri da Pietro Grasso era doverosa. Come tale non meno apprezzabile, ma sicuramente doverosa. Il Presidente del Senato si è semplicemente comportato come un buon padre di famiglia. Chiunque a capo di un’associazione, di un’azienda, in generale di un corpo sociale avrebbe fatto lo stesso. Se la magistratura che su quel confessato verminaio ha dovuto aprire il processo, ha indicato nel Senato l’istituzione offesa, notificando al Presidente il rinvio a giudizio di Berlusconi per la costituzione entro la prossima udienza come poteva Grasso fare scelta diversa? Non decideva per sé ma per l’istituzione che rappresenta. A quale titolo Grasso poteva rifiutare di tutelarla? Peraltro mentre il rifiuto sarebbe stato definitivo, ora sarà …
