Anno: 2015

“Un futuro per vecchi”, di Federico Fubini – La Repubblica 6.1.15

Dopo le due guerre e il trauma della disfatta militare del 1940, la Francia della quinta Repubblica prese una decisione per sempre: finanziare con generosità le famiglie per ogni nuovo nato, in modo da non avere mai più una popolazione e dunque un esercito meno numerosi della Germania. La scommessa è riuscita, osserva Thomas Piketty nel suo libro «Il capitale nel XXI secolo». Secondo lo scenario di base delle Nazioni Unite, alle tendenze attuali la popolazione francese dovrebbe superare quella tedesca prima del 2050. La prima a 77 milioni di abitanti, in crescita di circa dieci, la seconda a 71 milioni e in decrescita di altri dieci. Jens Weidmann, il quarantaseienne presidente della Bundesbank, a quel punto sarà un venerabile pensionato: uno dei 67 che la Repubblica federale dovrà mantenere per ogni cento persone in età da lavoro (l’Italia avrà uno squilibrio simile). Per adesso però Weidmann è ancora uno dei più giovani banchieri centrali d’Europa e nella sua recente intervista a Repubblica ha parlato anche di questo, benché pochi in Italia sembrino essersene accorti: …

“Un super club per la lettura” L’ultima sfida di mr Facebook”, di Elena Stancanelli – La Repubblica 5.1.15

Mark Zuckerberg, sempre lui. L’inventore del social network più importante del pianeta (1,3 miliardi di iscritti, circa 12 miliardi di messaggi al giorno, 40 minuti al giorno di stazionamento medio sulle pagine da parte degli utenti, 1,3 miliardi di dollari come utile trimestrale nel 2014…). Se fosse una nazione, sarebbe la seconda nazione al mondo dopo la Cina, e Zuckerberg se la potrebbe comprare. Quando parla, lo si sente. Quando decide qualcosa, lo fa con attenzione. O almeno, questo è quello che tutti speriamo. Se infatti domani lanciasse l’idea che per accedere a Facebook dovremmo tutti farci tatuare una F sulla fronte, chi esiterebbe? Ieri, per fortuna, non ha parlato di tatuaggi, ma di quacosa di altrettanto bizzarro, oltre che antico: i libri. Dal luogo della contemporaneità per eccellenza, dall’intelligenza più smart e 2.0, arriva la proposta di creare un gigantesco club del libro. Attraverso l’esercizio di una buona pratica, che Mark Zuckerberg si è dato tra gli obiettivi da perseguire nel nuovo anno: leggere almeno due libri al mese. Una proposta che fatta da un …

“Expo, l’assalto ai cantieri della mafia imprenditrice “Scoperte infiltrazioni in una azienda su otto”, di Piero Colaprico – La Repubblica 5.1.15

Telo confidano a mezza voce i penalisti: «Ci sono aziende che ormai non possono più lavorare perché uno dei soci è pregiudicato, e ci chiamano per un consiglio, ma che possiamo fare?». Lo sussurrano informalmente i poliziotti: «I mafiosi qui hanno finito di scherzare e sentirsi impuniti, li possiamo toccare sui soldi, come insegnava Giovanni Falcone». Chi ufficialmente potrebbe parlare, tace in pubblico. Ma il dato di fatto è certo. È cominciata nei territori del Nord una guerra dura e silenziosa alla mafia imprenditrice, alla “zona grigia”. E l’Expo di Milano è la trincea più avanzata. Repubblica ha potuto osservare alcuni documenti riservati. Ne ha tratto cinque episodi, sufficienti a raccontare un “sistema”. Un’impresa di costruzioni era entrata nella White List delle aziende affidabili per i cantieri Expo e poteva stare tranquilla. Invece è finita “out”: mandava sul cantiere della Tangenziale est esterna auto, camion e ruspe con le targhe clonate. Cioè affidava ad altri imprenditori, molto meno “puliti”, gli importanti lavori che aveva ottenuto. E per evitare i controlli, aveva ideato la “furbata”: mettere le …

“Così la paura cambia il volto delle destre”, di Mauro Magatti – Corriere della Sera 4.1.15

A vincere sarà la paura? Sotto i colpi del disordine globale causato dalla crisi è attorno a questo interrogativo che l’intero asse destra-sinistra si va ristrutturando. Di fronte a una globalizzazione sempre più contraddittoria e sempre meno capace di mantenere le sue promesse, la rabbia e il risentimento rischiano di contagiare l’intera Europa (e non solo). Precari e giovani senza lavoro, anziani che vivono in periferie degradate e famiglie in difficoltà infoltiscono ogni giorno di più la schiera degli arrabbiati e degli sfiduciati. La sinistra sembra lontana dalle inquietudini che attraversano i ceti popolari. A parte il caso della Grecia, i partiti di sinistra oggi rappresentano soprattutto i ceti medi istruiti e metropolitani: legati ai valori della tolleranza e del cosmopolitismo (sempre più spesso associati alla logica del mercato e della tecnocrazia), essi guardano con sufficienza a dimensioni quali la famiglia, l’identità culturale e territoriale, l’appartenenza religiosa. Nel vuoto lasciato dalla sinistra, a crescere è la nuova destra che ormai si pone esplicitamente in contrapposizione al neoliberismo degli ultimi decenni. Un po’ dappertutto, a raccogliere …

“L’anticorruzione solo a parole”, di Giovanni Bianconi – Corriere della Sera 3.1.15

Se nell’ultimo «messaggio augurale» agli italiani Giorgio Napolitano ha voluto annoverare tra «le più gravi patologie» del Paese «una corruzione capace di insinuarsi in ogni piega della realtà sociale e istituzio nale», è per indicare un cammino da compiere. Una strada che sarebbe finalmente ora di imboccare, a più di vent’anni dalle inchieste di Mani pulite sull’onda delle quali nacque la cosiddetta Seconda Repubblica. Che gran parte del percorso sia ancora da compiere non è certo un buon bilancio, ma questo non può diventare l’alibi per non guardare avanti e procedere con quel che c’è da fare. Negli stessi giorni in cui gli inquirenti romani citati dal presidente della Repubblica (che ancora ieri ha invocato un «deciso sforzo nella lotta alla criminalità nelle sue svariate forme», compresa quella che passa per tangenti e mazzette , nel suo messaggio a papa Francesco) svelavano un malaffare a cui hanno attribuito i connotati del «metodo mafioso», l’associazione Transparency International rendeva noto l’ultimo rapporto sull’indice di percezione della corruzione che vede l’Italia al 69° posto della classifica mondiale, ultimo …

“Le sfide della cooperazione”, di Nadia Urbinati – La Repubblica 2.1.15

La bufera giudiziaria Mafia Capitale che ha coinvolto alcune cooperative mette in luce i problemi strutturali della cooperazione rubricabili sotto due grandi capitoli: la debolezza della politica e l’opacità della sussidiarietà. Sul primo fronte, valgono le parole del presidente di Coop Italia, Marco Pedroni, al Congresso nazionale della Lega delle Cooperative: «nessuna giustificazione può avere l’ignoranza» e la cooperazione che deve fare di più «per arrivare anche prima dei magistrati». La politica della trasparenza è figlia dei principi sui quali si regge la cooperazione: la mutualità e l’associazionismo solidale. Sul secondo fronte, la questione si fa più seria perché la crescita della cooperazione è avvenuta in concomitanza con la politica della sussidiarietà, entrata a far parte della Costituzione con il Titolo V. Delineando il programma futuro al Congresso della Lega, Mauro Lusetti ha messo tra i settori in espansione «la sussidiarietà rispetto a uno Stato non più in grado di mantenere l’universalità dei servizi». La cooperazione a sfondo sociale vive di finanziamento pubblico, è in crescita e si è dimostrata permeabile all’ infiltrazione mafiosa e …

“Un richiamo per ricordare a tutti che il futuro dipende da ognuno di noi”, di Mario Calabresi – La Stampa 2.1.15

ANSA «Gli scatoloni non sono mai tornati indietro, i miei libri sono tutti al Senato, sono oltre 3mila e sono là ad aspettarmi. Anche i vestiti erano stati portati a casa e li sono rimasti, l’altro giorno sono andato con mia moglie a prendere un abito più leggero visto che viene il caldo, ma di ritraslocare qui non ci ho mai pensato. L’Italia dovrà avere la maturità di eleggere un nuovo presidente perché non può permettersi di averne uno di novant’anni». Lo scorso aprile avevo incontrato Giorgio Napolitano nel suo studio ed ero rimasto colpito dall’assenza delle consuete pile di volumi sottolineati e appuntati, era il segno tangibile della provvisorietà ed eccezionalità del secondo mandato al Quirinale. Un mandato non cercato e non voluto, tanto che, nel suo ultimo discorso pubblico, l’emozione non ha prevalso perché a vincere questa volta è stato un senso di sollievo. Quasi una liberazione da una carica accettata in un momento di emergenza, in giorni di sbandamento totale della politica solo per senso del dovere e senso di responsabilità. Proprio …