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"Eterologa, i Nas in clinica. Annunciate 4 gravidanze", di Adriana Comaschi

Dopo dieci anni di divieti i figli dell’eterologa tornano a nascere in Italia. Tre e Roma, uno a Milano, secondo quanto riferito dall’associazione Luca Coscioni e dal ginecologo Severino Antinori, uno dei pioneri della fecondazione da donatori esterni alle coppie nel Belpaese e protagonista ieri di un duro attacco al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per l’arrivo dei Nas nella sua clinica milanese. Per tre ore infatti i Carabinieri hanno scartabellato la documentazione sulla prima coppia, che ha deciso di tentare alla Matris di Antinori l’eterologa già all’indomani della sentenza della Consulta che ne ha bocciato il divieto contenuto nella legge 40: «È un atto intimidatorio, il ministro si dovrebbe di- mettere», la reazione a caldo del medi- co. Né basta a calmare le acque la precisazione di Lorenzin sul fatto che l’ispezione sarebbe stata decisa in modo autonomo dal nucleo dei Carabinieri a tutela della Salute, deputato a verificare che non vi siano irregolarità amministrati- ve o sotto il profilo sanitario. Il ministero non esclude comunque eventuali provvedimenti, una volta ricevuta l’informativa sugli accertamenti, …

"Prima di bombe crolli e incuria Ecco la Pompei mai vista", di Francesco Erbani

Pompei anni Venti, Trenta. Alcuni visitatori infagottati nei lunghi cappotti si aggirano per il Foro, entrano ed escono dalle domus, calpestano con prudenza il basolato antico. Sono figure nere, ieratiche, vagamente misteriose. Oltre a loro raggiungono gli scavi della città vesuviana turisti sorridenti, radunati su un treno come in una gita scolastica — nonostante l’età più matura. La scena in cui si muovono, documentata in una serie di preziosi video custoditi dall’Istituto Luce e da oggi visibili su Repubblica. it, è una Pompei muta, ordinata, incomparabile con quella rumorosa e pericolante di oggi, eppure affabilmente consapevole della suggestione che i suoi muri e le sue colonne comunicano. Sullo sfondo del Vesuvio, dal quale si alza un pennacchio di fumo, sfilano nei filmati gli ambienti solenni e quelli domestici della città antica. Fra le immagini dei video, ecco comparire la Schola Armaturarum, l’edificio adibito a luogo di riunione militare, palestra di arti gladiatorie. Queste immagini, della durata di pochi secondi, sono importanti. Sono le uniche a documentare il manufatto prima del bombardamento che nel 1943, investendo …

"Il contagio", di Gad Lerner

Arabo contro ebreo. Non c’è scudo protettivo che impedisca la deflagrazione della guerra di Gaza ben oltre il teatro delle operazioni militari, fino a riversare nelle metropoli cosmopolite della sponda nord del Mediterraneo la logica feroce delle appartenenze etniche e religiose. Il governo francese ha vietato le manifestazioni filopalestinesi nella regione parigina, senza riuscire a evitare che domenica a Sarcelles manipoli di violenti si avvicinassero nuovamente alla sinagoga già circondata il 13 luglio scorso, mentre vi si svolgeva una funzione. Una drogheria kasher è stata incendiata. Il giorno prima in un quartiere della capitale altre centinaia di giovani si sono scontrati con la polizia. Fra i diciannove arrestati, quattro sono minorenni. Ieri a Lione una mano sconosciuta ha scritto “Israele assassino” sul muro della sinagoga. Per la verità era già accaduto pure in Italia, sul tempio ebraico di Vercelli. Giustamente il primo ministro Manuel Valls denuncia le “intollerabili manifestazioni di antisemitismo”, anche se la politica francese si divide sull’opportunità di sospendere il diritto costituzionale di manifestare in piazza. Pesa il ricordo di Ilan Salimi, il …

"Il vuoto occidentale", di Vittorio Zucconi

C’è un fatto nuovo nel conflitto antico fra Israele e Hamas: l’indifferenza del resto del mondo e l’ammissione esplicita di impotenza: «Hamas lancia razzi e non vuole tregua », sospira John Kerry da Washington, partendo per il Cairo. Netanyahu eviti l’escalation, dice obliquamente Obama, ma senza chiedergli di fermarsi, in altre tragedie immerso. L’ONU, come sempre, non conta. Dunque, che il massacro continui, ammazzateli ma “con juicio”, come avrebbe scritto Manzoni, che il fuoco bruci fino a consumare se stesso anche questa volta, lasciando le braci per il prossimo incendio. Il reciproco mattatoio, quotidianamente tentato senza grandi effetti da Hamas per provocare la furia israeliana e condotto con ben maggiore efficacia da Tsahal, l’armata israeliana, che non si fa ripetere l’invito, è ricominciato esattamente dove lo avevamo lasciato nel 2009 al termine dell’Operazione Piombo Fuso. E più che grida di sdegno da Europa e Stati Uniti si levano alzate di spalle, blandi moniti e, dopo fascine di morti, inviti alla prudenza. Viviamo un “overload”, un sovraccarico di tragedie e di fallimenti politico-diplomatici che inducono il …

"Quei corpi accusano l’Europa", di Gianni Riotta

Nell’Iliade, l’epica greca celebra le onoranze funebri ai defunti come comandamento etico del mondo classico: il poema si conclude, nella traduzione di Monti, con «questi furo li estremi onor renduti al domator di cavalli Ettorre». E nel dialogo tra il Re troiano Priamo, che gli chiede il corpo straziato del figlio Ettore, e il crudele guerriero mirmidone Achille, i due eroi trovano un momento di comune compassione umana, al di là del conflitto feroce in corso. Da Omero alle tregue della I guerra mondiale per recuperare i caduti, fino al credo del corpo Usa dei Marines non lasciare mai un compagno indietro, vivo o morto che sia, e alle donne che corrono al Santo Sepolcro per accudire il cadavere di Gesù, trovandolo risorto, il valore del corpo delle vittime è cruciale nella nostra cultura. Troppo tempo, ahinoi, sembra dividerci dai classici cui facciamo risalire, con trascurata arroganza, le radici della civiltà, se i cadaveri dei 298 esseri umani del volo MH17, travolti dalla ferocia dei separatisti ucraini del capobanda «Bes», guidati da specialisti militari russi, …

"Uccisi dal gas e calpestati la strage infinita dei migranti", di Francesco Viviano

I cadaveri erano 21, li ho contati uno ad uno, tutti accatastati, uno sopra l’altro, molti erano nudi. C’erano corpi insanguinati con delle visibili ferite da taglio e dei lividi: sono stati uccisi mentre tentavano di uscire da quella trappola infernale, come hanno raccontato i sopravvissuti». IL MARESCIALLO capo Giuseppe Palmisano, comandante della motovedetta CP319, ha gli occhi gonfi. È spossato dalla lunga traversata a oltre 30 nodi all’ora per raggiungere venerdì sera quel barcone che stava affondando. Non riesce a trattenere commozione e tristezza. «Quando sono arrivato sull’“obiettivo” con i miei colleghi e con l’altra motovedetta sono salito a bordo del barcone e sapevo già quello che avrei trovato: un vero e proprio camposanto appena galleggiante. Sono entrato dentro la stiva perché alcuni dei superstiti ci avevano detto che c’erano altre persone, forse vive, forse morte. Non è stato facile camminare su quei cadaveri. Poi però da quel groviglio di morte si è mossa una mano, qualcuno con quel gesto ci chiedeva aiuto e ci ha fatto sapere che era vivo. Gli ho toccato …

"Ruby, la verità di una biografia", di Francesco Merlo

Rendo esplicita la cosa più indecentemente berlusconiana che ho letto e ascoltato e cioè che “l’amor nostro” (così lo chiama il Foglio) è stato assolto e dunque Repubblica… è stata condannata. Al contrario, un indecente assolto rimane un indecente. E non è certo al potere giudiziario ma ai lettori che in questi anni Repubblica ha raccontato l’indecenza di quella parodia di don Giovanni al governo. NON era il reato penale che cercavamo quando denunziavamo l’oscenità dei pezzi di Stato con cui l’allora presidente del Consiglio pagava prima i suoi piaceri sessuali e poi le spese degli imbrogli che da quei piaceri derivavano. E abbiamo descritto con malinconia, stupore e spesso con pietà l’universo dei ricottari parassiti — quanti giornalisti di fama! — che slurpando lo servivano nell’alcova. Non pensavamo mai ai carabinieri ma qualche volta agli infermieri quando scoprivamo che la consigliera regionale che lui aveva fatto eleggere era l’avvenente mezzana che gli “briffava” le prostitute disprezzandolo in segreto con l’appellativo “culo flaccido”. E ci pareva che illustrassero benissimo il potere italiano e non il …