"Metti un’Europa a cena", di Luca Landò
Se il fantasma di Giustiniano si fosse presentato giovedì sera alla cena di Ypres la reazione più probabiòe sarebbe stata un’incontenibile risata. Non tanto e non solo perché le ombre del passato fanno venire in mente più le comiche che le tragedie, più Ghostbuster che Shakespeare, ma perché l’ultimo imperatore bizantino potrà far paura a qualche liceale in prova di maturità, non certo a 28 capi di Stato pronti a far volare coltelli e cosce di pollo piuttosto che accettare serenamente quanto scritto nel secondo libro delle Institutiones. Se lo avessero fatto, non ci sarebbe voluto oltre un mese per indicare in Jean Claude Juncker il successore di José Manuel Barroso alla guida della Commissione europea. Perché se nomina sunt consequentia rerum, la verità dei fatti e delle cose dice che dopo il Trattato di Lisbona il parere degli elettori non è più una variabile indipendente e che il 25 maggio scorso il candidato lussemburghese del Ppe ha preso più voti degli altri cinque sfidanti. Rischiando una sonora bocciatura in latino, i componenti del Consiglio …
