Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Un discorso più facile", di Maria Lavia

Il presidente della repubblica lavora al discorso del 31 dicembre in un clima politico che appare svelenito Giorgio Napolitano ha iniziato a lavorare al testo del discorso di fine anno. Un messaggio che si prospetta più agevole del previsto, perché la temperie politica che poteva innescarsi con un voto di sfiducia al governo Berlusconi avrebbe quanto meno imposto al presidente della repubblica un tono altamente drammatico, a cospetto di una condizione generale del paese tutt’altro che brillante. Il capo dello stato temeva – e molto – la circostanza di un discorso di fine anno a crisi aperta. E crisi – sarebbe stata – tutt’altro che “pilotata”: dagli esiti quanto mai incerti, viceversa. Il senso della sua posizione Napolitano lo ha già esternato in occasione del saluto alle alte cariche dello stato, spezzando una lancia a favore della stabilità, il che era stato impropriamente (e propagandisticamente) interpretato come un avallo al voto della camera del 14 dicembre, cosa che ovviamente esula dalle prerogative del Quirinale. E insomma una riflessione più pacata è ben possibile in una …

"Caprera: la cricca e i suoi affari ultimi oltraggi all’Unità", di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

L’Italia di oggi nell’esemplare vicenda della Maddalena e del G8. «Il cielo quasi si velò come alla morte del Giusto, e gli elementi scatenati aggiunsero il loro fragore a quello del cannone, e i venti schiantarono le bandiere…» . Venne giù il diluvio a Caprera, racconta l’inglese di cuore italiano Jessie White Mario, eccezionale figura del Risorgimento, il giorno dei funerali di Giuseppe Garibaldi. Era l’8 giugno 1882. Erano venuti a migliaia, per l’ultimo saluto al vecchio condottiero spentosi la settimana prima dopo aver chiesto nell’ultima lettera al direttore dell’Osservatorio di Palermo «la posizione della nuova Cometa e il giorno della maggior grandezza» . E sotto la pioggia battente, mentre il mare mugghiava, ricorda un biografo, «appena deposto il feretro tutti fuggirono come anime perse nella bufera verso lo Stagnarello per cercare un imbarco…» . Come se fosse arrivato, di colpo, l’inverno. Tredici decenni dopo, anche quelli della Protezione civile, i servitori perbene dello Stato e gli affaristi in giacca di lino se ne sono andati dalla Maddalena sotto una tempesta. Quella delle inchieste giudiziarie. …

"Quell´Italia spezzata che guarda al Quirinale", di Andrea Manzella

Il gioco a indovinare quel che dirà, a fine anno, il Presidente della Repubblica, questa volta è facile. Aiuta molto il suo discorso del 20 dicembre: uno dei più impegnati ragionamenti che siano mai usciti dal Quirinale. Ed anche una delle più nette assunzioni di responsabilità costituzionale del Capo dello Stato. Quando c´era il re, si diceva che i governi e i parlamenti dovevano “coprire la Corona”. Ora accade il contrario. È il Presidente che “copre” istituzionalmente governo e Parlamento contro le insensatezze delle stagione politica. Da garanzia d´attesa, il suo ruolo è diventato di garanzia attiva. Lo induce all´azione preventiva la preoccupazione di «colmare il distacco ormai allarmante tra la politica, le istituzioni e le forze sociali e culturali». Avverte «la stanchezza, verso la chiusura in se stesso del mondo politico, verso la quotidiana gara delle opposte faziosità, verso il muro dalla incomunicabilità tra maggioranza e opposizione». Eppure, suggerisce, vi potrebbe essere un luogo, una «sede di riflessione e ricerca bipartisan». È il posto in cui dibattere le grandi e concretissime questioni di politica …

"Le amnesie dei cattolici in politica", di Gian Enrico Rusconi

I cattolici torneranno a condizionare direttamente la politica? Ma hanno forse mai smesso di contare nel berlusconismo in tutte le sue fasi: dal trionfo di ieri sino alla sua virtuale decomposizione? Dentro, fuori, contro. Grazie al berlusconismo hanno creato un consistente «pacchetto cattolico», con scritto sopra la perentoria frase «valori non negoziabili». Nel contempo hanno mantenuto aperti spazi giornalistici di franco dissenso. Che cosa ci si aspetta ora da Pier Ferdinando Casini, che ha preso parte diretta e indiretta a tutte le fasi del berlusconismo? Anche quando se n’è tenuto lontano, è riuscito ad essere lo spauracchio della Lega e dei post-fascisti incorreggibili. Ma soprattutto a farsi rimpiangere dal Cavaliere. E’ ovvio che ora, nella fase attuale di latente disarticolazione e disgregazione del berlusconismo, Casini riacquisti profilo. Si badi bene: non sto parlando affatto della fine del berlusconismo, tanto meno dell’esaurirsi dello stile politico-mediatico che ha prepotentemente segnato la vita politica italiana e ha deformato il modo di guardare e di giudicare la politica. Questo costume andrà avanti, sotto altre spoglie. Ma assistiamo alla disarticolazione …

"Un mese decisivo. Con i casi Bondi e Rai «l’esigua maggioranza andrà sotto», dice Ventura", di Maria Zegarelli

I dati Ipsos vedono i democratici in crescita e la vasta coalizione da Sel a Fini sopra il 50%. «A gennaio governo sotto» Il Pd ci prova e cresce al 25,4%. A gennaio parte la battaglia del Pd in Parlamento dove la maggioranza rischia grosso con le mozioni Bondi e Rai. Intanto Bersani lavora alla direzione del 13 per indicare la rotta ma anche per “unire” il partito. Pier Luigi Bersani lavora alla direzione del 13 gennaio per mettere a punto «una cura all’altezza della diagnosi» effettuata sul «paziente» Paese che la pazienza la sta perdendo mentre a curarlo ancora oggi c’è un medico «inadeguato», arrivato al capolinea di una carriera fallimentare. Ma per far fuori il «primario» il Pd deve lavorare su più fronti. Il gennaio caldo dei democratici si giocherà in Parlamento, soprattutto alla Camera dove la maggioranza è talmente risicata da rischiare il tonfo praticamente ad ogni voto, e nel partito stesso, per mettere a punto una piattaforma programmatica in grado di guidare il Paese «oltre il berlusconismo» e di creare una …

"Il valore perduto della responsabilità", di Tullio Gregory

Un politico democristiano di primo piano che ha attraversato tutte le esperienze della Prima Repubblica è solito dire che probabilmente anche i suoi compagni di partito mangiavano, ma almeno sapevano stare a tavola. Se proprio non erano del tutto onesti, avevano pur sempre uno stile. Questa considerazione mi è tornata in mente assistendo ad alcuni momenti del recente dibattito sulla fiducia alla Camera e, successivamente, a quello sulla riforma Gelmini in Senato: parolacce, insulti, gesti osceni, tutta una fenomenologia del cattivo gusto. E non è il solo caso nel quale abbiamo assistito non dico a una caduta di stile, ma all’assenza totale di stile, anzi all’assoluta mancanza di rispetto per le più elementari norme di buon comportamento, che appartengono, o dovrebbero appartenere, al patrimonio di ciascuno di noi, acquisito fin dalla scuola elementare. Stile, del resto, vuol dire educazione, serietà, rispetto degli altri, impegno professionale e civile: tutte doti che in questa triste e oscura fine d’anno sembrano ormai eclissate dalla nostra vita quotidiana. La classe politica – quella che si insulta in Parlamento le …

"Se il Paese del buon cibo umilia i contadini", di Carlo Petrini

In Italia, invece, di agricoltura non si parla. Certo, il cibo è al centro dei nostri dibattiti culturali e mondani, economici e sociali. Negli ultimi vent´anni persino la sinistra ha iniziato ad accettare l´idea che occuparsi di cibo non è cosa indegna per un vero intellettuale, e la destra ha iniziato ad accettare l´idea che occuparsi di cibo non deve solo servire a solleticare i peggiori istinti identitari e nazionalisti. Ma l´agricoltura resta un argomento da evitare, buono per riunioni tecniche e convegni noiosi che potendo non si sceglierebbe di frequentare. Probabilmente l´Italia del dopoguerra, proiettata sulla siderurgia, l´edilizia, il massacro di coste e ambiente a fini di lucro e di sedicente progresso, vedeva nell´agricoltura un imbarazzante ritratto di quel che era stata: povera, arretrata, inadeguata. Così per decenni i ministeri dell´Agricoltura furono i meno ambiti, una specie di Vandea in cui confinare chi non era riuscito a meritarsi di meglio. Gli ultimi due ministri, pur appartenendo allo stesso governo, si sono distinti per politiche e visioni totalmente opposte. Quote latte, Ogm, nuova ruralità: se …