Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Governatori in bilico tra vizi e virtù", di Luca Ricolfi

Sono giorni decisivi per la manovra del ministro Tremonti. Quello che si sta decidendo, infatti, è su quali enti dovranno gravare gli ingenti tagli di spesa che la manovra prevede per i prossimi due anni: 8 miliardi nel 2011, 15 miliardi nel 2012. Nessuno, fra i rappresentanti di Stato, Regioni, Enti locali (Province e Comuni) mette in discussione l’entità complessiva dei tagli, pari a 23 miliardi in due anni, ma un po’ tutti sottolineano che i sacrifici richiesti al proprio comparto sono eccessivi. Soprattutto gli enti territoriali, ossia Regioni, Province e Comuni, hanno espresso il loro disappunto. Non senza ragione, a mio parere: le spese di tali enti assorbono circa 1/3 della spesa pubblica corrente, mentre la manovra chiede loro di sostenere ben 2/3 dei sacrifici. Per contro le Amministrazioni centrali, essenzialmente lo Stato e gli Enti di previdenza, contribuiscono per circa 2/3 alla spesa complessiva, ma sono chiamate a sopportare solo 1/3 dei sacrifici. A questo motivo di disappunto se ne aggiunge un altro, e cioè che quando si parla di sprechi sembra che …

Berlusconi gela le Regioni «Non si sprecano i soldi dei cittadini»

Obiettivo “ottimistico”, quello che ci si è posti al vertice del G20 circa la riduzione del deficit, ma “raggiungibile”. Soprattutto se ci si concentrerà nella riduzione degli sprechi dei soldi dei contribuenti che abbondano nell`amministrazione dello Stato e delle autonomie locali. Silvio Berlusconi parte dal comunicato finale del vertice di Toronto per chiudere la porta alle richieste delle regioni, che anche oggi – attraverso una lettera di 5 governatori, tutti del Pdl, al ministro Tremonti – hanno chiesto di riaprire il confronto sui pesanti tagli che la manovra impone loro. Un `no`, quello di Berlusconi, pronunciato in maniera netta: tagliare “è sempre difficile e doloroso – ammette – ma non si può andare avanti così a sprecare i soldi dei cittadini”. Anche perché “abbiamo messo gli occhi dentro l’amministrazione dello Stato, di Regioni, Province e Comuni, e ci si è accapponata la pelle”, dice nella conferenza stampa al termine del G20, nella notte italiana. Certo, riconosce, “è chiaro che chi ha la responsabilità di una Regione difende lo status quo, perchè molto spesso si tratta …

"I tagli al welfare tagliano anche vite umane", di Cristina Pulcinelli

Tagli radicali imposti dai governi al welfare sociale non causano solo difficoltà economiche nella popolazione, ma hanno un costo in vite umane. L’avvertimento viene da un articolo appena pubblicato sul British Medical Journal. La recessione economica sta imponendo ai governi di tagliare le spese e in Europa c’è un acceso dibattito sul potenziale impatto economico di questa politica. Nessuno però parla degli effetti sulla salute delle persone, così David Stuckler dell’università di Oxford insieme ad alcuni colleghi ha analizzato proprio questo impatto. Benché i governi pensino di proteggere la salute salvaguardando i budget per la sanità, dicono gli autori, in realtà non lo stanno facendo perché la spesa per il welfare è ugualmente, se non più, importante per la salute della popolazione. A questo proposito ricordano un rapporto sulla salute e le condizioni sociali commissionato dal governo inglese secondo cui, ad esempio, i bambini che ricevono una istruzione migliore e hanno un ambiente più sano in cui giocare crescono più in salute di quelli che non hanno queste opportunità. Il gruppo di scienziati ha preso …

L'Italia scala la classifica della pressione fiscale e si porta al quinto posto con la Francia

L’Italia scala la classifica europea (Ue-27) per la pressione fiscale: nel 2009 il peso del fisco sul prodotto interno lordo è stato del 43,2%, in aumento rispetto al 2008 (42,9%). L’Italia si colloca così al quinto posto, insieme alla Francia, in Europa per pressione fiscale. Nel 2008 era al settimo posto. È quanto risulta dai dati sui “Conti ed aggregati economici delle amministrazioni pubbliche” nel 2009 diffusi oggi dall’Istat. Per tornare ad una pressione fiscale più alta in Italia, bisogna tornare indietro al 1997, l’anno dell’Eurotassa (ma nel 2007 la pressione del fisco era stata comunque pari al 43,1%). A pesare una diminuzione del Pil maggiore della diminuzione delle entrate. La flessione delle imposte dirette è dovuta essenzialmente al calo del gettito Ires (-23,1%) rispetto al 2008, mentre quella delle imposte indirette ha risentito delle significative diminuzioni del gettito dell’Iva (-6,7%) e dell’Irap (-13%). L’andamento dei contributi sociali effettivi riflette la tenuta delle retribuzioni lorde, dovuta alla lieve crescita dell’importo medio pro-capite, che ha parzialmente compensato la flessione dell’occupazione. L’incidenza sul Pil del prelievo tributario …

"Il ministro impresentabile", di Francesco Merlo

È l´ultima mutazione genetica del berlusconismo: il Bertoldo di Stato, lo stralunato compare, il finto tonto perfetto, il furbissimo sciocco che si nasconde dietro una disperante inadeguatezza e una imbranataggine comica, insomma il falso scemo che ci prende per scemi veri. Ieri, per esempio, proprio quando era stato smascherato come simulatore dal capo dello Stato, si è meravigliato perché i cronisti insistevano a ficcare il naso nelle sue vicende, e ha detto al Tg3 che non è educato disturbare un brav´uomo la domenica, che forse è il giorno riservato alla contabilità delle mazzette e non certo alle domande dei giornalisti. E ha aggiunto di non capire, il povero Brancher, perché non sfruculiano Lippi, che se le merita davvero, invece di importunare il povero neoministro di non si sa che cosa. Con un´aria da furfante gentiluomo che non sente rimorsi né prova vergogna ha sostenuto che gli italiani sfogano su di lui la rabbia per l´eliminazione dai Mondiali, che è una genialità da imbonitore, la “mossa” dello scugnizzo di Belluno. Insomma, ascoltato in tv, Aldo Brancher …

«Tra mercati e sondaggi», di Tommaso Padoa-Schioppa

La riunione del G20 è una riprova di quanto sia impervio il cammino verso un governo mondiale dell’economia. Essa doveva affrontare due grandi questioni cui l’interdipendenza economica e finanziaria ha dato carattere globale: quali nuove regole adottare per il sistema finanziario; quale crescita perseguire e, dunque, se riequilibrare i conti pubblici o sostenere l’attività economica. La difficoltà era duplice: le questioni sono di per sé ardue e per di più sono al centro di discussioni e negoziati politici entro i Paesi ancor più che tra essi. Sono difficoltà per così dire congenite, ineliminabili: i problemi posti dalla situazione economica e finanziaria infatti non sono certo passeggeri e la ricerca di accordi internazionali continuerà a intrecciarsi con quella del compromesso e del consenso interni. Per i Paesi cosiddetti emergenti le due questioni sono relativamente meno ardue perché essi sono sostenuti da una crescita economica robusta e, per ora, pressoché inarrestabile. L’uscita dalla povertà è una trasformazione degli stili di vita che, una volta avviata, difficilmente si ferma prima che l’acqua corrente e l’elettricità siano arrivate in …

«Sovversivi di governo», di Guido Melis

Facciamo un quiz. Trovatemi un altro paese democratico nel quale un partito di governo abbia organizzato una fiaccolata per contestare (ancor prima del relativo giudizio) l’applicazione corretta della legge elettorale da parte della magistratura. Oppure uno Stato, che non sia ben inteso qualche remota repubblica delle banane, nel quale un tale, essendo indagato, sia stato nominato a tambur battente ministro unicamente per consentirgli di sfuggire ai suoi giudici. Difficile trovarlo, vero? Viviamo in Italia una inesorabile deriva delle regole base che presiedono alle democrazie moderne. Queste regole vivono, in genere, del tacito patto tra gli attori del gioco politico, secondo il quale esse valgono sempre e comunque, indipendentemente dal fatto che possano di volta in volta svantaggiare l’uno o l’altro dei contendenti. Sono regole, appunto: cioè sono caratterizzate da un alto tasso di rigore formale, da un elevato grado di astrattezza e di neutralità, da una tassatività assoluta, che non consente eccezioni nella loro applicazione. Come ci ha insegnato la scienza politica, la democrazia vive di regole: sicché se una Corte dice che il voto …