"Il Cavaliere anti-tedesco", di Piero Ignazi
Per la prima volta si parla di Europa in una campagna elettorale per il Parlamento di Strasburgo. È l’effetto paradossale della crescita dei partiti euroscettici. Le loro invettive nei confronti dell’Unione europea, variamente declinata come l’istituzione al servizio dei banchieri, della finanza, dei poteri forti o, più direttamente, degli interessi tedeschi, hanno conquistato spazio e attenzione in questi anni di crisi. DEL resto era facile puntare il dito contro chi non è riuscito nemmeno ad accordarsi per spegnere subito l’incendio greco lasciandolo propagare fino a devastare metà continente. E nemmeno ora, di fronte ai venti di guerra che soffiano dalle steppe ucraine, riesce a trovare il modo di far sentire la propria voce a Mosca. Anche gli europeisti più convinti riconoscono le deficienze dell’Ue, ma le loro critiche ragionate e costruttive sono sepolte da chi urla e sbraita contro tutto quello che viene da Bruxelles. Finora, solo la Lega e il M5S facevano campagna contro l’Unione, pur con toni diversi. Nei primi prevale il sentimento di chiusura nazionale, identitaria e anti-immigrati, in sintonia con il …
