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"Euroscettici dichiarati e latenti provano a dare l'impronta alla campagna", di Stefano Folli

Dai «no euro» a Grillo fino alle diffidenze di Forza Italia. Liste nel complesso deboli. Se si deve giudicare dalle liste elettorali, non c’è da farsi molte illusioni sul voto europeo. Candidature deboli, nessun nome o quasi di vero richiamo, pochi esponenti della fatidica «società civile». E questo riguarda le liste di tutti i maggiori partiti. A cominciare da Forza Italia, in primo luogo, che deve affidarsi ancora una volta alla presenza scenica di un Berlusconi che ha riconquistato nonostante tutto il diritto di fare quello che sa fare meglio: le campagne elettorali (anche da non-candidato). Il Partito Democratico non sta molto meglio, al di là della trovata pirotecnica delle cinque donne capilista. Il destino è affidato totalmente alle notevoli capacità di “marketing” politico messe in mostra da Renzi: nei fatti sarà lui, il presidente del Consiglio, il vincitore o lo sconfitto di queste elezioni a cui ha dato la sua impronta, misurando su se stesso l’intera posta in gioco. Gli altri, chi più chi meno, presentano ingigantiti gli stessi difetti dei due partiti maggiori. …

Caserta, la Reggia era di Cosentino “Le chiavi in tasca per fare jogging”, di Dario Del Porto

Alla Reggia di Caserta Nicola Cosentino si muoveva come a casa sua. Poteva andare a correre nel parco senza preoccuparsi di guardare l’orologio perché, del monumento Vanvitelliano famoso in tutto il mondo, aveva addirittura le chiavi, gentile omaggio del prefetto. Le hanno trovate i carabinieri durante la perquisizione del 3 aprile, giorno dell’arresto dell’ex coordinatore del Pdl indagato per estorsione nell’inchiesta sulle presunte pressioni denunciate da un imprenditore dei carburanti concorrente delle aziende di famiglia. La busta era sulla scrivania dell’ufficio, all’interno di un portaoggetti. Mittente, “il prefetto di Caserta”. Destinatario, “Illustrissimo onorevole dottor Nicola Cosentino, sottosegretario di Stato Economia e Finanze”. All’interno, tre chiavi, ciascuna con un’etichetta: “Cancello lato Reggia”, “Lucchetto cancello alloggio” e “chiave cancello garage”. Nella busta c’era anche un biglietto intestato al prefetto Ezio Monaco (estraneo all’indagine), che è stato a Caserta dal 2008 al 2012. In calce, la scritta “Affettuosamente, Ezio”. I carabinieri avevano ipotizzato che le chiavi servissero per accedere ai locali della prefettura. All’udienza di Riesame celebrata mercoledì, la difesa ha replicato spiegando che le chiavi erano state …

"Lo scambio che chiediamo all’Europa", di Stefano Lepri

A una legge che era stata definita indispensabile per salvare l’Italia ora si fa una deroga. Il cliché della sciatteria nazionale incombe; in Germania qualcuno già strilla. Ma il rinvio del pareggio di bilancio approvato ieri in Senato è una faccenda complessa, da considerare a mente fredda. Innanzitutto, è di misura modesta; per il 2014, equivale a circa 5 miliardi di euro. Il governo Renzi ha chiesto alle Camere di autorizzare una trasgressione lieve alle regole europee (il calendario di risanamento strutturale del bilancio), dopo aver scartato la trasgressione grave (il limite del 3% al deficit). Ci sono buone speranze che la Commissione europea non lo sanzioni; l’altra scelta, oltre a una punizione severa, rischiava rapidi effetti di sfiducia nell’Italia. Ugualmente il nuovo governo francese, dopo essersi baloccato con l’idea dei «pugni sul tavolo», accantona la trasgressione grave. Perfino il ministro Arnaud Montebourg, capo dell’ala massimalista, ora dichiara che la Francia rispetterà senz’altro i suoi impegni. C’è una scelta simile tra Parigi e Roma, cercare qualche spazio in più evitando lo scontro con Berlino. Occorre …

"Evaso 1 euro ogni 4 pagati sottratti 120 miliardi all’anno peggio di noi solo la Grecia", di Federico Fubini e Roberto Mania

In tre decenni la sua forza di fuoco in termini finanziari è quasi triplicata. Oggi l’evasione vale circa l’8 per cento del Pil, rispetto a un livello inferiore al 4 per cento dei Paesi europei più efficienti e capaci di conciliare crescita, conti in ordine e equità. Secondo la maggior parte delle stime, peggio dell’Italia fa solo la Grecia. Ma non c’è alcun dato certo perché nessun governo ha mai osato una stima pubblica e ufficiale della massa di risorse sottratte al fisco, o meglio delle tasse scaricate sui contribuenti onesti o incapaci di sottrarsi da quelli che invece sono capacissimi di farlo. Per quanto incredibile possa sembrare, questo Paese colpito e affondato dall’evasione non ha mai fatto lo sforzo di misurarla e poi informarne i cittadini. «Non esistono stime ufficiali», ha spiegato di recente ai membri della Commissione Finanze del Senato il generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, augurandosi che presto si arrivi a formularla. Non dev’essere impossibile, dato che per esempio ogni anno in Gran Bretagna il governo calcola con precisione (e …

"García Márquez, siamo tutti a Macondo", di Gianni Riotta

Si è spento nella sua casa di Città del Messico, con la moglie Mercedes e i due figli Rodrigo e Gonzalo accanto. Il romanziere colombiano Gabriel García Márquez, Nobel nel 1982, era malato da tempo. Dodici anni dopo la dura battaglia con un tumore linfatico, il cancro aveva invaso il suo corpo e lo scorso 3 aprile era stato ricoverato per una polmonite e un’infezione, ma lunedì gli era stato permesso di ritornare alla sua abitazione. L’autore di Cent’anni di solitudine aveva 87 anni. Il presidente della Colombia Juan Manuel Santos ha subito espresso in un tweet «mille anni di solitudine e tristezza per la morte del più grande dei colombiani di tutti i tempi. Solidarietà e condoglianze a Gabo e alla famiglia». «Per sempre Gabriel», ha invece titolato a tutta pagina il quotidiano di Bogotá El Espectador. La centralinista all’ingresso del quotidiano il manifesto si rivolse perplessa al giovane reporter di passaggio in una mattinata chiara: «Ascolta, questo signore dice di essere Gabriel García Márquez». Il ragazzo, stupito, riconobbe l’autore del romanzo Cent’anni di …

"Un labirinto inestricabile", di Michele Ainis

I dipendenti pubblici? Una mandria di sfaticati. I loro dirigenti? Mandarini del Celeste Impero. Le burocrazie locali? Centri di spreco e corruzione. Nella furia iconoclasta che s’abbatte sugli uomini (e le donne) dello Stato, non si salva più nessuno. E il presidente del Consiglio offre un megafono a questo sentimento popolare, trasformando il rancore in urlo di battaglia: promette una lotta «violenta» alla burocrazia, annuncia che a maggio il suo governo entrerà «con la ruspa» nelle casematte della pubblica amministrazione. Giusto, se l’offensiva riuscirà a sgominare le inefficienze e prepotenze burocratiche. Sbagliato, se vi fiammeggia un odio verso tutto ciò che è pubblico, di tutti. Perché siamo noi, lo Stato. È la maestra che insegna matematica ai nostri bambini, guadagnando meno d’una colf. È il poliziotto che fa il turno di notte nelle strade, a bordo di volanti scalcinate e sempre a corto di benzina. È il medico del Pronto soccorso, che s’arrangia risparmiando sulle garze. Ed è anche il burocrate con la sua penna d’oca in mano, come no. Ma per difenderci dalle vessazioni …

"Emma Castelnuovo, la matematica che vedeva con la mente", di Michele Emmer

«Nel 1932 mi iscrivo all’Università, matematica e fisica: Ero sempre andata male in matematica: ho avuto per gli otto anni di scuola secondaria un insegnamento formale e ripetitivo. Mi iscrivo a matematica e fisica con l’idea di passare a fisica: dopo un anno, sono passata a matematica. Nel 1934-35 al 3° anno seguo il corso di Federico Enriques. Ho ancora i quaderni di appunti, anche se era impossibile prendere appunti. Il nostro era un continuo esercizio a vedere con la mente». Chi scrive queste parole ha avuto Enriques come zio, Guido Castelnuovo come padre, due dei più importanti matematici italiani del novecento, ben noti nel mondo. Emma Castelnuovo, che di lei si tratta, ha avuto una vita piena di interessi e di idée. Una vita attivissima che si è interrotta a 100 anni domenica 14 aprile. Raccontava Emma: «Nel 1938 fu proibito in Italia, ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ebrei di frequentare le scuole pubbliche e l’università. E fu proibito, naturalmente, ai professori ebrei di insegnare. Nelle grandi città come Roma, Milano fu organizzata …