"Biblioteche pubbliche nuove piazze del sapere", di Paolo Di Stefano
La cultura, la lettura hanno bisogno di silenzio. Come la scrittura. Anche per questo esistono le biblioteche. Non c’è luogo più raccolto e rassicurante. La velocità dei tablet non riuscirà, probabilmente, a intaccare questa esigenza umana di quiete e di concentrazione: anzi, può darsi che la accresca come forma di compensazione. Va detto però che le biblioteche pubbliche, da ambienti di studio e di lettura, si stanno trasformando in spazi socio-culturali. Non è un caso se un po’ ovunque si costruiscono nuove biblioteche: l’elenco sarebbe lungo, dalla Danimarca agli Stati Uniti, dall’Austria all’Inghilterra, dalla Francia a Taiwan, dalla Finlandia al Giappone. In Italia sono numerosi, in questi ultimi anni, i progetti di ristrutturazione, e non mancano i nuovi edifici, tra cui quelli di Melzo, Chivasso, Pisa. Negli ultimi due anni undici inaugurazioni, secondo quanto riferisce Antonella Agnoli nel recentissimo La biblioteca che vorrei (Editrice Bibliografica). La Agnoli è una delle più tenaci fautrici dell’istituzione bibliotecaria, collabora con architetti ed enti locali per progettare spazi e per formare il personale. Crede nella biblioteca pubblica come «piazza …
