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“Undici bocciature in un giorno. L’Italia campione di indisciplina”, di Marco Zatterin

Ne abbiamo mancate 11, questa volta, noi della Repubblica Italiana. Per esempio, non trattiamo i precari della scuola pubblica come gli assunti a tempo pieno, ma siamo anche in ritardo nell’adeguarci alle norme contro la tratta degli esseri umani. I nostri medicinali sono privi della tutela dal rischio falsificazione e i passeggeri che viaggiano in treno non possono contare su un’autorità che tuteli i loro diritti, cosa che – invece – l’Italia ha promesso a Bruxelles. Per questo la Commissione ci richiama, ci minaccia e – in un caso – ci manda alla Corte di Giustizia. È successo 11 volte, ieri, in un giorno solo. Roba da primato anche nella storia infinita di un Paese da sempre maglia nera nel recepire il diritto Ue. I numeri sono contro di noi. L’ultimo rapporto sull’applicazione del diritto comunitarie pone l’Italia in testa alla classifica delle infrazioni, erano 99 alla fine del 2012, comprese 17 procedure da ritardato recepimento. Per fare il confronto, la Francia ha 63 contenziosi aperti, la Germania 61, l’Olanda 41. La differenza è palese, …

“La riforma che serve”, di Benedetto Vertecchi

Quanto il marchese Casati propose al Parlamento piemontese la sua riforma della scuola, alla vigilia dell’Unità nazionale, cercò di prevedere tutti gli aspetti, anche quelli più minuti, del suo funzionamento. Il quadro normativo che il nuovo Stato italiano ereditò nel 1861 era dunque costituito da una legge monumentale (oltre 450 articoli), che, in effetti, dava forma al sistema scolastico. Nessuno dubitava del fatto che le norme contenute nella legge fossero adempiute, per la semplice ragione che il piccolo sistema che Gabrio Casati aveva in mente era caratterizzato dalla stabilità di riferimenti. La legge supponeva che l’educazione dei figli non fosse sostanzialmente diversa da quella dei padri. Di conseguenza, l’intento degli ordinamenti era quello di assicurare, con la continuità fra le generazioni, l’omogeneità delle proposte culturali. L’impostazione e i criteri seguiti dal marchese Casati nell’elaborazione della riforma non erano sostanzialmente diversi da quelli che si andavano affermando altrove, e in particolare in Francia: si trattava di una scuola di impianto centralistico, volta ad ottenere profili culturali omogenei, caratterizzata da una elevata condivisione del ruolo che l’educazione …

“Uomini la questione maschile”, di Adriano Sofri

Pressochè ciascuno, se guarda abbastanza in profondità dentro se stesso (non troppo in profondità: si annega), se è capace di ricordare la propria formazione di maschio, paura e spavalderia, ignoranza e presunzione, riconosce con raccapriccio il capo di un filo che porta dei suoi simili, ammesso che non abbia portato lui stesso, a molestare, violentare o uccidere una donna. Ho appena incontrato Mary Pereira Mendes, signora indiana che lavora per l’Unicef in Kurdistan e fra i profughi siriani, e guida un programma contro le mutilazioni genitali femminili. Mary spiega la difficoltà incontrata nelle donne, levatrici e madri, attaccate all’orrenda tradizione, attente tutt’al più a una modalità d’intervento più “pulito”, e disposte a barattare l’infelicità sessuale con la gratificazione domestica. La tradizione è patriarcale, dice, ma sono le donne a trasmetterla, e non di rado gli uomini la ignorano. Penso che proprio questo riveli l’ottusità della sessualità maschile: se gli uomini non si accorgono e comunque non danno peso alla negazione del piacere sessuale delle “proprie” donne, è perché il loro stesso piacere sessuale è mutilato. …

“Uomini che non odiano le donne come combattere il femminicidio”, di Concita De Gregorio

Nel 2013 in Italia sono state uccise 128 donne. Da mariti, fidanzati, amanti o semplici conoscenti. Per non dimenticare e cercare di fermare la strage il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza. In principio è il linguaggio. Le parole per dirlo. Il posto che la lingua dà alle cose diventa il posto giusto delle cose. Per capirci, ecco un test semplice. Quante volte avete detto o sentito dire: mio marito/mio figlio in casa è un disastro, se fosse per lui vivrebbe nel caos. O apparentemente al contrario: mi aiuta moltissimo, cucina e fa i piatti, si prende cura dei bambini. Quante volte avete sentito un uomo dire: oggi mia moglie non c’è, faccio da babysitter. Questo è il problema. Questa è la norma, dunque la norma è il problema. Dalla subordinazione alla sopraffazione alla violenza lo scarto non è di qualità del gesto, è di quantità. Dalla normale “delegittimazione del lavoro domestico maschile” — dalla divisione di ruoli e di compiti tutto attorno a noi per cui non c’è niente di strano …

“Sardegna, il vero problema siamo noi”, di Fabrizio Rondolino

Continuiamo a costruire, e a votare i politici che ce lo fanno fare. Se costruisco una casa sul greto di un fiume, violando non soltanto le leggi ma anche il buonsenso, e poi un’inondazione me la porta via, di chi è la colpa? Del muratore che non ha rispettato le regole? Del sindaco che ha chiuso un occhio? Del governo che me l’ha condonata per un pugno di euri? No, la responsabilità è prima di tutto mia, non perché abbia infranto una legge (anche il condono è una legge), Ma perché sono venuto meno al dovere fondamentale su cui si fonda la mia libertà: prendermi cura di me stesso. Per ignoranza o per disperazione, per furbizia o per avidità ho costruito la mia casa in un luogo pericoloso, ho messo a repentaglio la mia incolumità e quella della mia famiglia, e il vantaggio che ne ho tratto non vale la posta in gioco. La maggior parte delle vittime della terribile alluvione che ha piegato la Sardegna non ha costruito nessuna casa sul greto del fiume …

“La bellezza tradita della mia Sardegna così abbiamo consumato ogni speranza”, di Marcello Fois

Io sono venuto al mondo perché mio padre e mia madre avevano una prospettiva di vita abbastanza stabile da potersi permettere un figlio. Erano gli anni Sessanta. Si ragionava in questi termini allora. Mio padre aveva esperienza di carpentiere, ed era scolarizzato. Mia madre era stata in continente, aveva studiato da puericultrice. Abitavano in Sardegna quando abitare in Sardegna significava vivere altrove, ma non se ne accorgevano. Abitavano a Nuoro, in una città che era ancora un paesone, e che confinava armonicamente con la campagna. Qualche anno prima, da ragazzo, mio padre aveva lavorato per la Fondazione Rockfeller, era stato cioè uno di quei guardiani splendenti, armati di pompe al piretro, che avevano contribuito a liberare le coste della Sardegna dall’odiosa zanzara culex portatrice di malaria. Quei viaggi di lavoro cambiarono la vita di mio padre e anche, in seguito, la mia vita. S’innamorò perdutamente della sua terra, come non gli era mai successo, fino alla commozione. Le spiagge erano smaglianti allora, il mare era puro cristallo. Tutto era reso meraviglioso dallo sguardo della giovinezza. …

“Una soluzione debole”, di Luca Landò

Si scrive Cancellieri, si legge Letta. Il voto con cui la Camera ha ribadito ieri la fiducia al Ministro è, di fatto, un voto di fiducia al Governo nella sua rinnovata veste delle piccole intese. E non poteva essere altrimenti, dopo che il premier – partito da Olbia e atterrato direttamente all’assemblea dei deputati democratici – aveva chiesto martedì sera un sostegno, senza se e senza ma, all’esecutivo di cui il Pd, dopo l’uscita della «nuova» Forza Italia, è diventato socio di maggioranza assoluta. Con gli occhiali da presbite – quelli per veder da vicino, molto vicino – non c’è dubbio che Enrico Letta esce rinforzato da questo voto, perché ha ottenuto quello che voleva: una prova di compattezza e di fedeltà, non solo da tutto il partito, ma anche dai tre candidati alla segreteria che pure avevano chiesto – prima Renzi, poi Civati, infine Cuperlo – che la Cancellieri facesse un passo indietro. In un teorico – ma nemmeno troppo – incontro sulle quindici riprese, diciamo che il primo round va sicuramente al presidente …