Tutti gli articoli relativi a: attualità

Franceschini: “La legge elettorale deve dare stabilità il premio al primo partito va bocciato”, di Alessandra Longo

La legge elettorale, insieme alla canzone «Non vivo più senza di te» di Biagio Antonacci, è il vero tormentone dell’estate. Si fa o non si fa? Lo chiediamo a Dario Franceschini che non chiude la porta al dialogo ma ribadisce la sua contrarietà all’ipotesi del premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione: «Il premio al partito spinge inesorabilmente a costruire liste eterogenee in cui si mette dentro di tutto pur di prendere un voto in più e porta all’instabilità». Franceschini gli elettori assistono ad un estenuante stop and go. Il finale quale sarà? «Guardi che il Pd questa riforma elettorale vuole assolutamente farla, la legge “porcata” l’abbiamo subita per decisione altrui e non è pensabile tornare a votare con una legge che toglie agli elettori il diritto di scegliersi gli eletti». Va bene, ma a che punto siete? «Una legge, per essere approvata, necessita di una maggioranza in Parlamento e di un accordo almeno tra i partiti che appoggiano Monti. La nostra proposta era per il doppio turno alla francese ma ci siamo aperti …

"La scuola sotto stress", di Fabrizia Bagozzi

Fra i presidi che mancano e il caro libri, riparte l’anno scolastico. Il ministro dell’istruzione Francesco Profumo non ha fatto a tempo ad annunciare il primo concorso per insegnanti dal 1999 – un vero e proprio evento, già segnato però da polemiche su inclusi ed esclusi – che le battute finali di un altro (tormentatissimo) concorso, quello per dirigenti scolastici rischia di incidere pesantemente sull’andamento del nuovo anno scolastico. Cominciata male (con mille domande su cinquemila della primissima fase concorsuale sonoramente sbagliate), proseguita peggio (nella successiva preselezione su cento domande 38 non erano completamente corrette per cui il tribunale amministrativo ha consentito l’accesso al test anche ai non ammessi), la selezione per diventare presidi – avvenuta in piena era Gelmini – ha seguito modalità di esecuzione che in diverse regioni italiane ha prodotto ulteriori ricorsi. Come in Lombardia, dove il Consiglio di stato ha dato ragione agli insegnanti che avevano chiesto l’annullamento del concorso perché durante la fase di correzione degli scritti non sarebbe stato garantito l’anonimato (troppo trasparenti le buste contenenti le prove). La …

"La procreazione davvero responsabile", di Chiara Saraceno

Il quotidiano Avvenire, con la consueta pesantezza di toni quando si tratta di diritti dell’embrione e di status della “vita nascente”, ha agitato lo spauracchio dell’eugenetica nel caso l’Italia adeguasse la legge 40 sulla fecondazione assistita per rispondere ai rilievi critici della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il ministro della Sanità si è subito accodato, senza un attimo di riflessione. Tra l’accusa di omicidio e quella di pratiche eugenetiche sembra non ci siano soluzioni possibili — salvo la castità e la non procreazione — per chi, consapevole della potenzialità distruttiva dei propri geni, vuole evitare di generare figli destinati quasi subito a morte orribile e certa. Il fantasma di Mengele e dei suoi “esperimenti” nei campi di sterminio viene sovrapposto a quello di aspiranti genitori responsabili, che non vogliono un bambino perfetto, ma solo un bambino che abbia la possibilità di crescere. E non vogliono neppure accettare l’ipocrita, e fisicamente e psicologicamente costosa, scappatoia offerta dalla contraddittorietà delle leggi italiane. Mentre una vieta la diagnosi pre-impianto e la stessa fecondazione assistita ai portatori sani di …

"Crisi, si fa presto a dire riconversione. Ecco i pochi che ce l’hanno fatta", di Giovanni Cocconi

Crisi, si fa presto a dire riconversione. Ecco i pochi che ce l’hanno fatta. Dalle Fonderie Zen di Padova all’Eni di Porto Torres. Ma per l’industria pesante è molto più difficile. No, la soluzione non può essere solo il parco tematico. Nessuno si sente di sottoscrivere la proposta per le miniere del Sulcis ventilata l’altro giorno da Giulio Sapelli sulle pagine del Corriere della Sera. Però, certo, il paesaggio industriale italiano uscirà trasformato dalla grande crisi che sta attraversando, una gigantesca selezione naturale che lascerà sul campo morti, feriti e pochi sopravvissuti. C’è chi, come il columnist del Financial Times Peter Marsch, l’ha definitaThe new industrial revolution, titolo di un libro uscito a giugno secondo il quale questa crisi segna la fine della produzione di massa e l’ingresso in una nuova era, dove sarà premiato il connubio tra tecnologia e capitale umano, tra beni e servizi, e dalla quale l’industria pesante uscirà molto ridimensionata. Un libro che cita anche casi di successo in Italia. «Le miniere di carbone stanno chiudendo in tutto il mondo» dice …

"Tuteliamo chi lavoro per il Made in Italy", di Carlo Petrini

Cresce in tutta Italia la sensibilità verso il mantenimento del paesaggio rurale contro la perdita di suolo agricolo e la cementificazione. Il Bel Paese sta perdendo la bellezza delle sue campagne, di coltivi secolari e borghi antichi. Più volte ho avuto modo di sottolineare che il mutamento del paesaggio è il frutto di un processo economico che ha impoverito le nostre campagne di quell’umanità contadina che garantiva non solo la bellezza dei luoghi, ma anche l’assetto idrogeologico dei terreni, i saperi e la memoria. Negli ultimi anni molte produzioni agricole sono presidiate e garantite da lavoratori stranieri, cosicché, mentre i media, i gastronomi e i politici esaltano il made in Italy alimentare, gli artefici di questo sistema sono i lavoratori di altre nazioni e continenti. Nelle mie Langhe la produzione dei vini pregiati è garantita da una comunità di oltre diecimila macedoni con le loro famiglie; nelle stalle per le vacche da latte emiliane si trovano gli indiani Sikh; maghrebini e polacchi nelle malghe valdostane. Insomma, molti dei nostri gioielli gastronomici sono prodotti da cittadini …

"Il welfare pensiero", di Gustavo Zagrebelsky

In un “festival della mente”, è naturale parlare di idee. Che cosa, infatti, sono le idee, se non ciò che viene dalla mente, che è “prodotto” o “scoperto” dalla mente? Come si dice, ordinariamente, “viene in mente”? Ma, possiamo anche, in certo senso, rovesciare l’affermazione e dire che la mente è ciò che viene dalle idee, che senza idee non c’è mente. Quando usiamo una parola così violenta come de-mente, non intendiamo forse uno per la cui mente non passa alcuna idea? Dunque, possiamo dire che mente e idee sono tutt’uno, che si tengono insieme e, in sintesi, che la mente tende alle idee e in esse trova il suo compimento, la sua realizzazione. In queste prime frasi della mia relazione, desidero tessere un elogio delle idee, considerandole beni che possono dare felicità, talora molta felicità. Gli antichi, con perfetta ragione, dicevano che la felicità è il completamento di ciò che è “per sua natura”, cioè è la realizzazione di ciò cui la nostra natura aspira. Possiamo, allora, dire che nelle idee noi troviamo la …

"Guarda chi si rivede al cinema: la signora politica", di Curzio Maltese

Come chiamarla? Nostalgia per la politica? C’era più politica in due film di Venezia, Il fondamentalista riluttante di Mira Nair e Water di un collettivo di israeliani e palestinesi, di quanta ne abbiamo vista agitarsi nell’ultimo anno di risse televisive e in rete. Quella vera, intendo. Non il gioco di potere fra burocrati e demagoghi, politicanti e antipoliticanti in gara per esibire l’ego più arroventato. Ma la politica intesa come passione umana, quella che c’entra con l’amore per una donna, un uomo, i genitori o un figlio, la terra e la cultura, insomma con la vita. Arte e politica hanno in comune questo, di finire dove comincia il disprezzo per l’altro. Nel Fondamentalista riluttante non c’è un solo istante di disprezzo per l’altro. Neppure nella scena più scandalosa della storia. Quando il giovane pachistano Changez, laureato a Princeton e lanciato verso una carriera da squalo di Wall Street, vede alla televisione il crollo delle Torri Gemelle. E sorride. Una reazione inattesa, di cui subito si vergogna. Un tempo si pensava che una risata potesse seppellire …