Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Per l’Italia abbandono scolastico record", di Federica Micardi – Scuola 24 03.12.14

  L’Italia ha un tasso di abbandono scolastico tra i più alti d’Europa. È quanto rileva il rapporto “Tackling Early Leaving from Education and Training in Europe ” realizzato dal network educativo europeo Eurydice e dal Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop). La percentuale di abbandoni nel nostro paese è del 17%, in leggero calo rispetto al 2009 quando era del 19,2%, ma pur sempre molto alta. Solo quattro paesi sono “peggio” di noi: Romania (17,3%), Portogallo (18,9%), Malta (20,8%) e Spagna (23,6%). La media europea è del 12%, in linea con questo valore è l’Inghilterra (12,4), migliori sono le performance di Francia (9,5%) e Germania (10) . Però i paesi dove l’abbandono è più basso sono la Slovenia, che registra il 3,9% – era 5,3 nel 2009 – e la Croazia con il 4,5% in crescita però rispetto al 2009 quando registrava il 3,9% Il dato sull’abbandono scolastico è tanto più allarmante se si pensa che secondo gli esperti del rapporto, esiste una connessione diretta tra gli abbandoni scolastici e la disoccupazione …

Regione, Ghizzoni “Il buon governo e la scommessa per il futuro” – comunicato stampa 2.12.14

  La classifica de Il Sole 24 ore sulla qualità della vita nelle province italiane premia l’Emilia-Romagna: ben quattro province nelle prime dieci, con performance significative in tutti gli ambiti che incrociano le politiche della Regione. “Un buon piazzamento in classifica – spiega la parlamentare modenese del Pd Manuela Ghizzoni – non servirà da solo a restituire fiducia all’ente regionale, che riparte, ora, con una nuova scommessa di rigore, efficienza e credibilità, ma ci fa riflettere sulla valenza di un governo intermedio fra i cittadini e lo Stato, ancora in grado di elaborare politiche per il territorio”. Ecco la dichiarazione di Manuela Ghizzoni:   «A pochi giorni dalle elezioni regionali si parla dell’indagine sulla qualità della vita nelle province italiane che vede al primo posto Ravenna, al terzo Modena, al quinto e settimo Reggio Emilia e Bologna. Quattro province della nostra regione nelle prime dieci posizioni sono un segnale di un livello alto dei nostri servizi, della nostra sanità, del nostro ambiente e anche del benessere economico. Per quanto possano valere queste valutazioni, individuano, comunque, …

"Il femminicidio su Facebook e la deriva dei 'mi piace'", di Gabriele Romagnoli – La Repubblica 2.12.14

Se la caduta di un albero nella foresta aveva necessità di una ripresa televisiva per essere reale, così un femminicidio ha bisogno di un contorno social per fare (ancora) notizia? I like all’annuncio del delitto da parte dell’ennesimo ex marito incapace di rassegnarsi sono altrettante e ulteriori coltellate o soltanto quel nulla in più che però rende il tutto nuovamente scabroso e inaccettabile? L’assassino, Cosimo Pagnani, anni 32, della provincia di Salerno, non risponde né a queste né ad altre domande. Arrestato, tace. Ferito, non a morte. Da se stesso, in tutti i possibili sensi. La sua è una storia che si ripete, con un’appendice neppure troppo sorprendente. Gli elementi di realtà sono scarni e consueti: un uomo e una donna si incontrano, si amano e si sposano, hanno una figlia, la passione finisce, a uno dei due quel che resta non basta, si separano, lui non lo accetta (accade anche il contrario, ma le Medea sono una contro dieci), quando lei trova un altro il risentimento esplode, dalle recriminazioni si passa alle minacce, dalle …

"Ascoltate chi sta sul campo", di Giuseppe De Rita – Corriere della Sera 2.12.14

Forse è un falso allarme. Ma le ultime settimane, coronate da un forte quanto inatteso assenteismo elettorale, hanno rimesso in discussione l’ambizioso disegno di disintermediare il rapporto fra politica di vertice e singoli cittadini attraverso la delegittimazione delle varie sedi intermedie di confronto e di mediazione. C’erano, ci sono state, tutte le condizioni per l’affermarsi di tale disegno: l’indicazione di un indiscutibile primato della politica; una forte leadership verticistica; una sua crescente empatia consensuale; una conseguente chiara volontà di rivolgersi direttamente ai cittadini; una notevole disponibilità di strumenti di convincimento collettivo (dalle conferenze stampa alle slides e ai tweet). Naturale quindi la tentazione di fare a meno di quelle tante sedi di confronto che hanno nei decenni appesantito ed invecchiato i processi decisionali e il rapporto fra politica e collettività. Ed è naturale l’orientamento a rottamare la concertazione; a mettere in discussione la capillarità degli apparati di partito; a disconoscere il valore oggettivo delle lotte e delle strutture sindacali; a guardare con sospetto le intenzioni delle rappresentanze imprenditoriali; a rendere secondario il mondo dell’associazionismo e …

"La grande fuga dalle Regioni", di Ilvo Diamanti – La Repubblica 1.12.14

Il vincitore delle elezioni regionali in Calabria e in Emilia-Romagna è il non voto. Così hanno sostenuto molti osservatori e attori politici. In realtà, chi non vota non vince mai. In modo più o meno consapevole e volontario, sostiene e legittima le scelte di chi vota. Sicuramente, però, l’astensione è un segnale di distacco. Un indice di disagio della democrazia rappresentativa. Ma occorre interpretarlo correttamente. L’astensione alle elezioni regionali è sempre stata più elevata che alle politiche. Anche se mai come questa volta. Soprattutto in Emilia-Romagna, dove storicamente si vota per “appartenenza” politica e sociale. Se molti elettori hanno scelto di non votare, però, è perché non ne hanno sentito la necessità. Non dico il dovere, che ormai è categoria che non si addice al voto. Chi non ha votato (quasi due elettori su tre) l’ha fatto per diverse ragioni. Indifferenza, disinteresse, rifiuto. Molto meno, a mio avviso, contro il PdR. Il Partito di Renzi. D’altra parte, anche alle Europee gli elettori del Pd hanno votato per Renzi “nonostante tutto”. In questo caso, alle Regionali, cioè, …

"E ricordate che noi italiani portiamo bellezza", di Renzo Piano – La Repubblica 29.11.14

L’ architettura è un’arte civica, ha a che fare con la comunità. C’è una cultura con la C maiuscola che non mi interessa. Non mi interessa la cultura elitaria, dei convivi, dei club, dei cenacoli. La cultura che mi interessa è quella che appartiene a tutti. È quella che ci appartiene in quanto europei. Il nostro è un paese di bellezze straordinarie, l’Italia è la casa della bellezza. C’è un giochino che potete fare a casa. Provate a guardare il Mare Mediterraneo senza l’Italia: è un grande lago. Ebbene, nel bel mezzo di questo lago, attraversato da tante culture diverse, è venuta ad adagiarsi l’Italia. Era naturale che una tale posizione privilegiata ci aiutasse a diventare la culla della cultura. Non si poteva fare altrimenti, era inevitabile. La nostra storia poggia su una cultura profonda, una cultura che non possiamo disconoscere, che abbiamo sotto la pelle: è la bellezza del nostro Paese. Se ripenso al mio primo cantiere, al Beaubourg a Parigi, fatto insieme a Richard Rogers, capisco quali energie ci animavano. Avevamo poco più di vent’anni, era …

"Cari ragazzi ringraziate di essere europei", di Umberto Eco – La Repubblica 29.11.14

In che senso si può parlare di una comune cultura europea? Prima di rispondere a questa domanda vorrei fare una premessa, perché penso che alcuni di voi (o forse alcuni dei vostri compagni che non sono qui) si chiedano a che cosa serva loro l’Europa con tutte le sue complicazioni burocratiche, mentre ci si dovrebbe occupare dei problemi specifici del proprio paese, o della propria regione, mandando al diavolo persone che parlano lingue incomprensibili. Ebbene, vi citerò alcune cifre. Nella Prima guerra mondiale del 14-18 ci sono stati in Europa 9 milioni di morti. Poco, se li paragoniamo ai morti europei della Seconda guerra mondiale. Escludendo pertanto le perdite umane della guerra nel Pacifico, abbiamo 41 milioni di morti. Non sono sicuro se il computo tenga conto anche dei sei milioni di ebrei e dei due milioni di zingari massacrati nei campi di sterminio nazisti, e in tal caso la cifra salirebbe a 49 milioni. Ma ricordo che l’Europa ha cominciato faticosamente a formarsi come complesso di popoli ciascuno con un dialetto e poi con una …