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Istituti culturali privati, Ghizzoni “Un presidio da valorizzare” – comunicato stampa 19.09.14

Sabato 20 settembre, la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura della Camera, sarà alla Festa de l’ Unità di Bologna per parlare del ruolo degli istituti culturali privati insieme a Carlo Galli della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, Alberto Melloni per la Fondazione Giovanni XXIII, Alberto De Bernardi dell’Istituto per la storia e le memorie del Novecento Parri, Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna e Valdo Spini, presidente dell’ Associazione delle Istituzioni di cultura, con il coordinamento di Isabella Angiuli, responsabile Università, cultura e ricerca del Partito Democratico di Bologna. Ecco la dichiarazione di Manuela Ghizzoni:

«Il nostro è uno dei Paesi europei più ricchi di istituti culturali, molti dei quali costituiti con iniziativa privata. La loro funzione, non soltanto di conservazione e valorizzazione della memoria, ma anche di ricerca, di sviluppo e di innovazione, costituisce una parte integrante del sistema culturale italiano insieme all’Università, agli enti di ricerca e al Ministero per i Beni culturali. In vista della conferenza dell’Associazione delle Istituzioni Culturali in programma a Torino il 25 e 26 settembre, entreremo nel merito a Bologna del dibattito che si sta svolgendo in Parlamento sui nuovi criteri di finanziamento degli Istituti culturali privati, che dovrà garantire un equo rapporto tra la loro autonomia scientifica e il sostegno dello Stato. Un riconoscimento economico che dovrà tener conto della qualità della ricerca, della produzione scientifica anche editoriale, nonché del patrimonio bibliografico e archivistico acquisito. Credo che dovremo impegnarci insieme a loro per giungere ad un provvedimento equo e competente che valorizzi le loro specificità scientifiche e la loro capacità di essere presidio culturale, per consentire un futuro ricco di possibilità a questa “rete” fondamentale per la ricerca e la promozione culturale».

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"Pronto il bonus per donne e giovani", di Flavia Landolfi – Il Sole 24 Ore 18.09.14

Devono essere nuove e con una leadership a prevalenza femminile o di giovani. Sono le «imprese a tasso zero», sostenute da un nuovo strumento di finanza agevolata per la promozione dell’imprenditorialità giovanile e femminile. Il decreto – che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare – è alle battute finali: già firmato dal ministro dello Sviluppo economico è ora all’esame dell’Economia prima di prendere la strada della «Gazzetta Ufficiale». Ma intanto arriva la proroga per l’apertura dello sportello del bonus a favore dei progetti di ricerca e sviluppo di Horizon 2020. Con un decreto direttoriale firmato ieri il Mise ha fatto slittare il via alla corsa ai 300 milioni dal 30 settembre al 27 ottobre.
«Imprese a tasso zero» potrebbe valere un tesoretto: si parla di 1,5 miliardi in 4 anni e per la prima tranche di 500 milioni fino a esaurimento dei fondi. E receperirà le nuove indicazioni del Governo in materia di incentivi con la chiusura dei rubinetti dei finanziamenti a fondo perduto e il progressivo spostamento dei bonus alle imprese su formule a mutuo agevolato. È il caso di questa nuova misura che finanzia programmi di investimento fino a un massimo di 1,5 milioni concedendo mutui a tasso zero a copertura delle spese fino al 75% dell’investimento da rimborsare in otto anni. Per accedere ai finanziamenti l’azienda deve essere costituita da non più di dodici mesi e con una compagine societaria a maggioranza femminile o di giovani dai 18 ai 35 anni.
Ammessi – secondo il testo – investimenti per la produzione nell’industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli, servizi in tutti i settori economici, commercio, turismo ma anche «alle attività riconducibili anche a più settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, come la valorizzazione turistico–culturale e innovazione sociale. Tra le spese c’è di tutto: suolo aziendale, fabbricati, macchine e impianti, Ict, brevetti, formazione, consulenze. Il bonus è a sportello e soggiace alla disciplina Ue del «de minimis». «Si tratta di una misura molto importante – dice Domenico Arcuri, ad di Invitalia, il gestore dei finanziamenti – perché abroga la vecchia legge De Vito che aveva 27 anni di vita ed era stata nel tempo innovata per stratificazioni affastellate. Siamo riusciti ad abrogarla e a modificarla con questa nuova che ha caratteristiche molto più moderne e secondo me molto più coerenti con i bisogni di un Paese che ha i problemi che ben conosciamo». Arcuri “promuove” anche la riforma degli incentivi: «Una cosa sacrosanta, in Italia esiste oramai da troppo tempo un numero eccessivo di incentivi alle imprese, il 95% dei quali non li conoscono nemmeno le aziende che dovrebbero beneficiarne». Con le “vecchie” misure sull’autoimprenditorialità giovanile che saranno soppiantate dal nuovo bonus, Invitalia ha erogato dal 1986 alla fine di agosto contributi per più di 3 miliardi di euro andati a 2.020 progetti su 9.579 presentati. Gli investimenti generati hanno superato la soglia di 2,6 miliardi di euro.
«Imprese a tasso zero» non è però l’unica novità: alla firma del Mef, dopo l’ok dello Sviluppo economico, c’è anche la nuova Smart&Start, il bonus per le start up innovative che una volta in vigore allargherà i benefici a tutte le imprese sul territorio nazionale.

Teatro, Ghizzoni “Valenti è nel giusto, non si penalizzi Ert” – comunicato stampa 17.09.14

“E’ vero, con il nuovo regolamento del Fondo unico per lo spettacolo, Ert, con il suo sistema a rete e la sua attenzione al teatro di ricerca, rischia di essere penalizzato”: la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura della Camera, conviene con i dubbi sollevati dal direttore di Ert Pietro Valenti circa la nuova normativa e si impegna a sollevare la questione presso il Ministero e direttamente con il ministro Franceschini. Ecco la sua dichiarazione:

“Concordo con le istanze espresse dal direttore di ERT Pietro Valenti sulle nuove regole di contribuzione dei teatri italiani contenute nel recente regolamento del Fondo unico per lo spettacolo che, fra le novità, ri-classifica in tre categorie (Teatri Nazionali, Teatri di rilevante interesse culturale, Centri di Produzione Teatrale) i beneficiari dei finanziamenti pubblici. ERT, dal 1991 Teatro Stabile Regionale, è una importante realtà del panorama teatrale italiano: ha al suo attivo la gestione dei teatri di Modena, Cesena, Bologna e di altri 10/12 teatri comunali (tra i quali, in provincia, Mirandola, Pavullo, Vignola, Castelfranco); ha consolidato in quarant’anni di tradizione, un riconosciuto credito nazionale e una solida rete di relazioni internazionali con le tournée all’estero dei propri spettacoli. ERT, quindi, possiede i requisiti per ottenere il riconoscimento di Teatro Nazionale, tanto sul piano degli standard quantitativi di attività svolta quanto su quello della consolidata e prestigiosa produzione teatrale. Ma i parametri posti dal regolamento non valorizzano il suo modello di rete territoriale e rischiano di condizionarne, negativamente, la distribuzione in Italia e all’estero degli spettacoli prodotti internamente, così come la storica scelta di investire nella ricerca e nelle produzioni di giovani compagnie. Ambiti di intervento, questi ultimi, che non possono essere ridimensionati, se non si vogliono penalizzare gli spazi riservati all’innovazione. Per questo mi attiverò presso il Ministero per i Beni e le attività culturali, e con lo stesso ministro Franceschini, perché l’ERT, come Teatro Nazionale, possa valorizzare le proprie specificità e mantenere, al contempo, il suo ruolo di salvaguardia, di prestigio e di sviluppo del sistema teatrale in Emilia Romagna, uno dei più ricchi del nostro Paese”.

Scuola, l’on. Ghizzoni tra i relatori del convegno Cittadinanzattiva – comunicato stampa 17.09.14


La parlamentare modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione della Camera, è fra gli ospiti del dibattito sui temi della sicurezza e della salute degli edifici scolastici che si terrà a Roma a palazzo Marini – Camera dei Deputati, giovedì 18 settembre. L’incontro, che verrà aperto dal ministro per l’Istruzione Stefania Giannini, è organizzato dall’associazione Cittadinanzattiva in occasione della presentazione del XII rapporto dal titolo “Sicurezza, qualità e accessibilità a scuola”. Ecco la sua dichiarazione:

«Ancora una volta, Cittadinanzattiva assolve alle sue funzioni di monitoraggio, presidio e proposta come attento interlocutore della Pubblica amministrazione a tutela dei diritti dei cittadini. In questo caso la battaglia di civiltà che l’associazione sta conducendo con la campagna “Impararesicuri” riguarda i diritti alla salute e alla sicurezza di dieci milioni fra studenti insegnanti e personale non docente che ogni giorno frequentano le scuole. Porterò al dibattito la testimonianza di quanto nelle nostre zone il sisma abbia drammaticamente svelato la fragilità delle strutture scolastiche, ma anche l’esempio positivo derivante dalle nuove metodologie applicate sia alla realizzazione di scuole temporanee che alla costruzione dei nuovi poli scolastici che hanno interessato una popolazione di ottomila studenti. Per molti di loro l’inizio dell’anno scolastico ha coinciso con l’ingresso in edifici sicuri, antisismici ed ecocompatibili. Tre istituti superiori, il Luosi di Mirandola, il Morandi e il Calvi di Finale, apriranno le nuove sedi entro l’anno, e a Modena ci si sta finalmente impegnando per realizzare la nuova sede del liceo Sigonio. Eventi concreti in sintonia con la politica di Cittadinanzattiva che testimoniano come la cultura della sicurezza si costruisce non solo con l’edilizia scolastica ma anche stimolando la consapevolezza e le buone pratiche di amministratori, cittadini e ragazzi».

"Leggere Platone alla Columbia University pensando a Wall Street", di Nadia Urbinati – La Repubblica 16.09.14

La discussione sull’insegnamento della storia nei licei e nei college americani che si è aperta insieme all’anno scolastico soffre di una evidente contraddizione: da un lato le risorse alle discipline umanistiche vengono ridotte e dall’altro si riconosce l’esigenza (anzi l’urgenza) di educare le nuove generazioni alla comprensione del contesto, prima di tutto del loro paese, ma non solo. A questo si aggiunge il fatto che le grandi università statunitensi sono diventate la meta privilegiata per la formazione delle élite globali. Questa vocazione sempre meno nazionale ha e avrà un impatto enorme nel modo di concepire l’insegnamento e di intendere la storia: per esempio ampliando lo spettro ad altre aree del mondo oltre a quella occidentale e mettendo in secondo piano la storia degli Stati Uniti.

A questa evoluzione le maggiori università sono già predisposte. Ad Harvad, Yale, Chicago e Columbia, da diversi decenni si prevedono corsi obbligatori per matricole sui grandi autori e temi del pensiero politico, religioso e filosofico a partire dal mondo classico fino ai nostri giorni. Il corso é ironicamente chiamato “From Plato to Nato”. A Columbia, esso è annuale e prende il nome di Contemporary Civilization (al quale si è recentemente aggiunto anche un corso di cultura globale, inclusiva della aree non occidentali). Fondato nel 1919, quello che a Columbia viene chiamato il “Core” (ovvero il curriculum formativo di base) è insegnato da docenti dei dipartimenti umanistici ed è una delle ragioni che spinge molti studenti a concorrere per il Columbia College. La struttura del Core è esemplificativa del peculiare rapporto con la storia che ha la cultura, anche umanistica, statunitense. Il nome del corso “Civiltà Contemporanea” parla da sé: il presente è fatto iniziare da Platone e Aristotele, dai testi religiosi (Antico e Nuovo Testamento, Corano, la Riforma) per giungere fino a noi. Un corso volutamente basato sulla lettura dei testi, senza bibliografia secondaria e che invita i ragazzi a leggere e a riflettere con la mente rivolta al loro tempo, non a quello degli autori studiati. Un passato che è presente, dunque, secondo una prospettiva che sarebbe piaciuta a Giovanni Gentile più che a Benedetto Croce.Gli studenti leggono e scrivono elaborati (spesso straordinari) sulle teorie della giustizia discusse nella Repubblica di Platone, ma il loro Trasimaco spiega lo strumentalismo praticato a Wall Street piuttosto che quello in uso nell’Atene democratica. L’insegnante ha il compito di istigare socraticamente a pensare e porre questioni senza mai fare lezione perché è la civiltà contemporanea, non la storia, l’oggetto del corso. E la revisione periodica del programma è fatta al fine di aggiornare il passato. Vi è in tutto questo un senso storico? La risposta è ambigua come la domanda.

Il Museo e il mercato, il caso Max Mara – Manuela Ghizzoni 16.09.14

Sarà “griffato” Max Mara il nuovo Whithney Museum Downtown progettato da Renzo Piano che inaugurerà in aprile a New York. Lodevole segnale di impegno per la cultura (e grandioso investimento in sponsorizzazione) da parte di un’azienda definita “il gigante silenzioso”per il suo stile discreto. Altrettanto silenziosamente però l’ azienda sta chiudendo in Italia numerosi negozi Max & Co. e licenziando il personale. Certo, il mecenatismo fa notizia e un negozio in meno no, ma da un gruppo così “sensibile” alle sollecitazioni dell’arte ci si aspetta adeguata responsabilità sociale nei confronti delle lavoratrici nonché la voglia di investire per stare sul mercato in un settore, quello dell’abbigliamento giovane, che richiede ricerca e innovazione nel prodotto e nella filiera.

Il Sole 24 Ore 15.09.14

Moda e arte. In aprile a New York l’inaugurazione dell’edificio firmato da Renzo Piano

È Max Mara lo sponsor del nuovo museo Whitney
Per il gruppo da 1,3 miliardi di ricavi gli Usa sono il 4° mercato
Giulia Crivelli

Per chi ama l’arte e l’architettura e segue con interesse gli intrecci di questi due mondi con la moda, i prossimi mesi saranno ricchi di sorprese ed emozioni. In ottobre a Parigi verrà inaugurata la Fondazione Louis Vuitton, disegnata da Frank Gehry, mentre ci sarà molta Italia a New York per l’apertura del nuovo Whitney Museum “Downtown”. Firmato da Renzo Piano, sarà uno degli edifici simbolo del Meatpacking District, dove negli ultimi anni hanno aperto moltissimi showroom e negozi di moda. La serata d’inaugurazione è prevista per la prossima primavera e richiamerà a Manhattan appassionati e collezionisti di arte contemporanea americana da tutto il mondo. Lo sponsor per l’evento newyorchese dell’anno? Il gruppo italiano Max Mara, una delle aziende che – con la sua discrezione da “gigante silenzioso” (la definizione è di Women’sWear Daily, parliamo di un’azienda con un fatturato di 1,3 miliardi e un ebitda di 170 milioni) – è da decenni impegnata nel sostegno dell’arte, in Italia e all’estero.
«È una passione della nostra famiglia, ma anche un modo per arricchire e stimolare tutte le persone che lavorano in azienda – spiegano dal quartier generale di Reggio Emilia –. L’arte contemporanea è un canale di comunicazione, interpretazione della società e della cultura e sostenere fondazioni e musei è inoltre un modo per restituire qualcosa alle comunità in cui siamo radicati o che ci apprezzano da sempre». Il riferimento è, da una parte, alla Collezione Maramotti, lo spazio aperto al pubblico inaugurato del 2000 a Reggio Emilia che ospita le opere raccolte in 40 anni dal fondatore dell’azienda Achille Maramotti (e poi dai figli), frutto di un personalissimo viaggio nell’arte contemporanea, non solo americana.
Ma l’impegno di Max Mara per il Whitney (museo fondato nel 1930 dalla famiglia Vanderbilt) è certamente legato a New York e all’America, quarto mercato per il gruppo – tra i leader mondiali della moda femminile (si veda Il Sole 24 Ore del 17 luglio) – dopo Europa, Cina e Giappone. Il Whitney Downtown si trova tra Gansevoort Street e Washington Street: otto piani di un edificio avveniristico direttamente collegati alla High Line, il “giardino sopraelevato” fiorito dove fino a pochi anni fa passava una linea della metropolitana, tra i luoghi più affascinanti della New York post 11 settembre. Secondo Luigi Maramotti, figlio di Achille e presidente del gruppo Max Mara, «il Whitney Downtown sarà il benchmark per ogni nuovo museo, non solo per la funzionalità e originalità degli spazi espositivi (il museo possiede 21mila opere di 3mila artisti, che ora potranno finalmente ruotare con la sede di Madison Avenue), ma anche per l’approccio multimediale che ci sarà con il pubblico e per le numerose attività che coinvolgeranno la città».
Il legame con il mudeo newyorchese e Max Mara si era già rafforzato nell’aprile scorso, quando l’intera famiglia Maramotti aveva ricevuto l’American Art Award del Whitney Museum, un premio assegnato ogni anno a persone e organizzazioni «animate da un costante impegno a favore del patrimonio artistico e culturale delle arti in America».
Attesa invece per il 2016 la sesta edizione del Max Mara Art Prize for Women, organizzato insieme alla Whitechapel Gallery di Londra e aperto a giovani artiste visive del Regno Unito

"Un' italiana al CERN", di Emanuela Barbiroglio – The Post 06.08.14

Fabiola Gianotti è una dei tre candidati più forti alla direzione del prestigioso centro europeo di ricerca nucleare

Fabiola Gianotti ha 51 anni, capelli neri sulle spalle, sguardo deciso.
Il suo volto non è finito sulla copertina del numero speciale del “Time” in cui viene celebrato l’uomo dell’anno, ma è comunque arrivata quinta nella prestigiosa classifica che il settimanale statunitense ha stilato per il 2012, scegliendo alla fine Barack Obama.
Figlia di un geologo piemontese e di una letterata siciliana, Fabiola Gianotti è la prova vivente che, mossi dalla passione per Marie Curie e Einstein, si può studiare al liceo classico e laurearsi in fisica. E con un certo successo, a giudicare dai risultati raggiunti.
Quest’anno Fabiola Gianotti potrebbe diventare il direttore del Cern, l’Organisation Européen pour la Recherche Nucléaire (Organizzazione europea per la ricerca nucleare), che ha sede a Ginevra.
Dopo essersi specializzata in fisica sub-nucleare all’Università di Milano, nel 1987 Fabiola Gianotti è entrata nel centro di ricerca, dove ha guidato l’esperimento “Atlas” per l’acceleratore di particelle, considerato dalla rivista “New Scientist” il più grande esperimento scientifico mai realizzato.
È diventata famosa quando, il 4 luglio del 2012, ha annunciato la scoperta del bosone di Higgs.
A contenderle il posto alla guida del Cern ci sono l’olandese Frank Linde (direttore dell’Istituto nazionale di fisica sub-atomica di Amsterdam) e il britannico Terry Wyatt (professore all’Università di Manchester).
Un comitato speciale, per la maggior parte costituito da scienziati, li ha scelti come i più adatti fra numerosi candidati e ha comunicato la sua decisione agli Stati membri del Cern. La scelta spetta ora al consiglio dei delegati, che dovrà esprimersi entro dicembre 2014.
Fabiola Gianotti è la prima donna candidata alla direzione del Cern. Ma non è la prima italiana ad arrivare ai vertici dell’organizzazione: fra i suoi colleghi, sono oltre 400 gli italiani e molti hanno un incarico nel coordinamento degli altri ricercatori.
Una volta eletto, il nuovo direttore prenderà il posto del tedesco Rolf Heuer, che dopo sette anni porrà fine al periodo del suo incarico – eccezionalmente lungo – durante il quale ha avuto la responsabilità e l’onore di iniziare gli studi sul bosone di Higgs.
Se Fabiola Gianotti verrà eletta, lavorerà a fianco di Heuer nell’anno di transizione. Sarà un periodo importante per il Cern proprio perché verrà riavviato l’esperimento dell’acceleratore di particelle. L’obiettivo è aumentare la potenza e raccogliere i dati ottenuti per esplorare le nuove frontiere della fisica.