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Cittadinanzattiva, “Premiate le buone prassi delle scuole”

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Le Ras, ovvero le Rappresentanze degli alunni per la sicurezza; una proposta di legge sull’invecchiamento attivo; un orto didattico e un albergo per gli insetti: sono questi i progetti che si sono aggiudicati l’edizione 2016 del Premio Buone pratiche “Vito Scafidi”, promosso dall’associazione Cittadinanzattiva. La cerimonia di consegna dei premi si è tenuta, in mattinata, a Roma, presso la sede dell’Istituto della Enciclopedia italiana. La deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione della Camera, è stata invitata a premiare uno dei progetti vincitori. Il commento di Manuela Ghizzoni:

“Ho premiato i ragazzi di un liceo di Cagliari il cui progetto sui temi della sicurezza stradale ha ottenuto una menzione speciale e anche il voto del pubblico presente – spiega Manuela Ghizzoni – Si tratta veramente di una bellissima iniziativa, molto partecipata. Il centinaio di progetti arrivati da tutta Italia sono il frutto delle buone pratiche messe in atto, dal basso, nelle scuole di ogni ordine e grado”. I progetti sono suddivisivi su tre sezioni: sicurezza a scuola, benessere ed educazione alla cittadinanza attiva. Il premio è giunto alla sua decima edizione e dalla morte di Vito Scafidi è stato intitolato allo studente piemontese morto nel crollo del soffitto della propria aula. “Questi progetti dimostrano la grande ricchezza di iniziative presenti nei nostri istituti – continua Manuela Ghizzoni – Tra i criteri con cui vengono scelti quelli vincitori ci sono la diffondibilità della prassi proposta e il coinvolgimento di altri soggetti al di fuori del mondo scolastico. E’ la trasposizione pratica di quel principio di sussidiarietà stabilito dalla nostra Costituzione all’articolo 118 che premia l’iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”. Tra i progetti che hanno partecipato alla rassegna ci sono anche quelli proposti in due scuole modenesi dell’infanzia di Carpi e Maranello. “Ci lamentiamo sempre che manca una educazione alla cittadinanza attiva – aggiunge l’on. Ghizzoni – queste scuole hanno dimostrato che l’educazione è possibile. Si consolidano quindi competenze di cittadinanza attiva e si sperimentano modalità innovative di apprendimento interdisciplinare”. L’associazione Cittadinanzattiva si occupa, a più riprese, nel corso dell’anno dei temi legati al mondo della scuola con il culmine, il 22 novembre, la Giornata della sicurezza nelle scuole. “Dall’ottimo lavoro di questa associazione, come parlamentari riceviamo sempre stimoli utili alla nostra attività – conclude Manuela Ghizzoni – Non ultimo l’invito a fare di più sul fronte sicurezza, anche ora che pure è partita la sollecitata anagrafica dell’edilizia scolastica”.

Siamo solo noi | I principi attivi della democrazia

“Siamo solo noi”, 70 anni dal primo voto

“Siamo solo noi”, non è solo il titolo di una canzone di Vasco Rossi; è anche il titolo dell’iniziativa, promossa in occasione dell’8 marzo, dal PD di Modena.

A 70 anni dal primo voto delle donne, in quel lontano 1946, vogliamo ricordare i traguardi raggiunti, ma anche “le conquiste spesso rimesse in discussione e le prospettive non sempre rosee” come si legge nella lettera che la nostra segretaria Lucia Bursi ha inviato a tutte le iscritte, e che potete leggere completa nel sito PD Modena.

Fino al 31 marzo sono state raccolte le vostre foto e i video realizzati a memoria di questa prima presa di posizione. Un archivio prezioso per la nostra storia che vedremo presto trasformato in libro. Son omolto curiosa!

 

Licei musicali, “Il Ministero sta cercando soluzioni”

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Nella giornata di mercoledì, in diverse città, tra cui Modena, si sono tenute manifestazioni di protesta dei licei musicali che denunciavano il rischio di un importante cambio dei docenti, soprattutto quelli di strumento. Docenti che erano stati scelti con le “procedure di utilizzazione” potrebbero essere sostituiti da coloro che vinceranno i concorsi. “Il problema nasce dalle modalità con cui l’allora ministro Gelmini istituì i licei musicali – spiega la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione – Il Ministero e il Parlamento hanno ben presente il problema e, in questa fase di transizione, si sta cercando una possibile soluzione”. Ecco la sua dichiarazione:

“La questione è nota ed è sotto attenzione da parte sia del Ministero che del Parlamento. Riguarda, in particolare, i docenti di strumento dei Licei musicali. Come spesso accade, il problema nasce dalla mancanza di strategia al momento dell’istituzione di questa fattispecie di liceo. L’allora ministro dell’Istruzione Gelmini lanciò in pompa magna la grande riforma, ma a costo zero. Non solo non furono stanziate risorse, ma mancò anche un adeguato apporto normativo. I licei musicali furono istituiti senza aggiornare le classi di concorso specifiche. Una parte dei docenti, in particolare quelli di strumento, furono scelti con le cosiddette “procedure di utilizzazione”. Si trattava di docenti già inseriti in altre scuole, spesso scuole medie, che hanno optato per insegnare nei licei. Da allora hanno lavorato, hanno concorso a formare studenti e a far crescere questo tipo di scuola, consolidando l’offerta formativa dei nuovi licei. Ora siamo in un momento di transizione. Il Ministero, nella fase di prima applicazione della legge 107, ha attenzione alle situazioni specifiche e sta cercando, anche se in via ancora informale, possibili soluzioni. L’obiettivo, infatti, è quello di non disperdere un patrimonio di competenze acquisite nel tempo. Bisogna, però, che tutti abbiamo consapevolezza della delicatezza della fase di transizione dal vecchio impianto al sistema introdotto con la legge 107 e con l’emanazione del nuovo regolamento sulle classi di concorso. Insomma, si sta lavorando a una possibile soluzione come, a suo tempo, noi parlamentari emiliani del Pd lavorammo affinché i licei musicali voluti dalla Gelmini non fossero istituiti solo in alcune regioni, come era nelle intenzioni del Governo, ma anche, ad esempio, nel modenese dove c’è una grande tradizione musicale e dove già esisteva il Vecchi-Tonelli che rappresenta il segmento di prosecuzione naturale degli studi musicali”.

Fermi, “Finalmente giunto a compimento un lungo percorso”

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La deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione della Camera, commenta con favore la chiusura del percorso che ha portato alla statalizzazione dell’Istituto Fermi. Ecco la sua dichiarazione:

“Un lungo e, in qualche momento, tormentato iter è arrivato oggi a felice conclusione. La statalizzazione dell’Istituto Fermi segna la fine di un percorso che ha visto il positivo coinvolgimento e impegno della scuola, delle istituzioni locali, dei rappresentanti a Roma del territorio che, come sempre in questi frangenti, hanno provato a garantire risposte alle esigenze della comunità modenese. Spero che anche il mio contributo e l’impegno di questi mesi, in raccordo tra gli enti locali e la dirigenza del Ministero, abbia potuto essere utile al raggiungimento di questo risultato. L’unico rammarico è che non tutto il personale Ata, in parte penalizzato economicamente, sia potuto transitare allo Stato. Il percorso, comunque, è stato pensato e costruito in modo da garantire che un istituto della tradizione e della qualità riconosciuta come il Fermi continui, anche in questa sua seconda fase, a mantenere inalterata la sua eccellenza e la sua capacità di recepire le innovazioni per formare studenti che, negli anni, hanno contribuito allo sviluppo economico del territorio e alla formazione delle classi dirigenti locali“.

Primavera atenei, “Servono misure e investimenti efficaci”

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Nel giorno della mobilitazione delle università italiane, la deputata modenese Pd Manuela Ghizzoni, componente della CommissioneIstruzione della Camera, interviene, dopo aver partecipato alla manifestazione di Bologna con tutti i rettori emiliano-romagnoli. “Hanno ragione – commenta l’on. Ghizzoni – l’accoglimento dell’appello odierno dei rettori è vitale per il futuro del Paese”. Sulla base delle sollecitazioni ascoltate, Manuela Ghizzoni individua alcuni interventi possibili a favore di studenti, docenti e del sistema università in generale. Ecco la dichiarazione di Manuela Ghizzoni:

“E’ dal 2008 che questo Paese ha cominciato a disinvestire – in fondi e intelligenze – sull’università. Due i colpi mortali assestati dal Governo Berlusconi appena tornato al potere: un immediato taglio dei fondi da destinare a coprire il buco dell’abolizione dell’Ici e, poi, pochi mesi dopo, il blocco del turn over che fruttò, da subito, un miliardo e 400 milioni. Il Governo, con le misure sull’assunzione di nuovi ricercatori e i nuovi fondi per il diritto allo studio, ha innestato una nuova marcia. Ma bisogna fare di più, soprattutto data l’entità delle carenze pregresse. E’ opportuna, quindi, questa chiamata dei rettori al sostegno degli atenei. Il Pd, in questi mesi, ha ascoltato le proteste e le denunce e, a partire dal seminario tenutosi a Udine nell’autunno scorso, ha cominciato a elaborare proprio proposte di intervento su tre ambiti: gli studenti, i docenti e il sistema universitario più in generale. Com’è noto, in Italia, negli ultimi anni, è continuamente calato, complice anche la crisi economica, il numero dei laureati. Occorrono misure perché più studenti possano iscriversi all’università, e più matricole possano celermente arrivare alla laurea. E’ necessario, innanzitutto, completare la normativa del diritto allo studio, ampliando la platea dei beneficiari, garantendo la borsa di studio a tutti gli idonei (per cancellare la vergogna italiana degli “idonei senza borsa”) e rendendo stabile l’incremento di 55 milioni del Fondo integrativo statale (raggiunge quest’anno i 217 milioni) e proporzionato al fabbisogno regionale. Occorre, poi, rivedere le norme sulla contribuzione studentesca in modo da favorire l’accesso di coloro che provengono da famiglie meno abbienti e dal ceto medio impoverito dalla crisi. Necessario sperimentare lauree triennali immediatamente professionalizzanti nei settori tecnici, come già accade per il settore sanitario e mettere in campo un programma straordinario di orientamento pre-universitario per diminuire gli abbandoni precoci e i frequenti trasferimenti di corso. Per fermare l’emorragia di professori e ricercatori, bisogna rimuovere il blocco del turn over sia per le università che per gli enti pubblici di ricerca; recuperare nelle retribuzioni quanto perso con il blocco stipendiale 2008-2015; ampliare e prolungare nel tempo il programma straordinario 2016 per l’assunzione di ricercatori a tempo determinato; rivedere la giungla dei contratti pre-ruolo e garantire stabilità e regolarità nel tempo del finanziamento per la ricerca libera e di base. Infine, per quanto riguarda il sistema universitario più in generale, è necessario, innanzitutto, recuperare gradualmente i forti tagli subiti dal 2008 in avanti, rivedere l’addendo perequativo nel meccanismo dei costi standard perché non assolve alla sua funzione, così come è necessario riservare maggiore attenzione al peso degli studenti fuori corso. Il fondo di finanziamento ordinario deve essere scorporato dal finanziamento premiale, se si vuole rendere tale quest’ultimo, e si evidenzia la necessità di eliminare i vincoli sui bilanci al fine di renderli budgetari. La situazione è critica e preoccupante, anche se l’opinione pubblica sembra non averne sentore. L’università è al 40esimo posto tra le preoccupazioni degli italiani. Su questo disinteresse pesano gli scandali e la reputazione di ambiente chiuso e corporativo. E, invece, le università, in questi anni, sono cambiate, si sono aperte e l’accoglimento del loro appello odierno è vitale per il futuro di conoscenze, competenze e competitività di questo Paese”.

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Soglie Isee, “Accolte le istanze degli studenti”

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Approvata all’unanimità in Commissione Cultura della Camera la risoluzione che impegna il Governo a rivedere la normativa Isee e Ispe per estendere la platea dei beneficiari del diritto allo studio universitario, presentata dalla deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni. Ecco il suo commento:

“Il primo dato di soddisfazione è che siamo riusciti a concordare una risoluzione unitaria che, alle prime firme di Pd, Si-Sel e Movimento 5 stelle, ha aggiunto il voto di tutti parlamentari presenti in Commissione, anche grazie al lavoro svolto nella raccolta dati e nell’ascolto di tutti i soggetti interessati, dalle Regioni ai rappresentanti degli studenti, al Ministero. La seconda ragione di soddisfazione è che il ministro dell’Istruzione ha già fatto proprio e accolto uno degli indirizzi contenuti nella risoluzione annunciando di innalzare le soglie Isee (23mila euro) e Ispe (50mila euro) come richiesto da noi parlamentari e dai rappresentanti degli studenti. Con le nuove soglie si amplierà la platea degli idonei ai benefici del diritto allo studio. Questa platea aveva subito una contrazione significativa in virtù delle nuove modalità di calcolo dell’Isee e dell’Ispe sebbene non fossero intervenute modifiche nel reddito o nel patrimonio delle famiglie degli studenti. Le nuove soglie stabilite dal ministro ci soddisfano perché neutralizzano gli effetti determinati dalle nuove modalità di calcolo. In Emilia Romagna l’effetto dei nuovi metodi di calcolo Isee e Ispe aveva prodotto la riduzione del 15% della platea dei beneficiari (da 19.265 a 16.246). Con un bando suppletive sono stati “recuperati” 984 ex beneficiari esclusi, mettendo le soglie isee e ispe rispettivamente a 24.126 e 40.713. Le nuove soglie annunciate dal ministro consentiranno un recupero pieno di quanti sono stati esclusi nel 2015. La risoluzione che il Governo ha accolto non si limita all’intervento sulle soglie Isee e Ispe, ma enumera anche altre direttrici di lavoro, per aprire un vero e proprio cantiere sul diritto allo studio, al fine di renderlo più equo ed efficace. Tra gli altri impegni accolti, c’è l’accelerazione sull’attuazione della parte ancora mancante del decreto legislativo 68, quella che da 3 anni è attesa per stabilire criteri e modalità di riparto del Fondo per le borse di studio, al fine di soddisfare il fabbisogno reale delle Regioni: a questo proposito è però necessario che siano condivisi requisiti unitari tra le regioni, così che gli studenti idonei corrispondano a platee omogenee. Si impegna, inoltre, il Governo a prevedere misure compensative per chi è rimasto escluso dai benefici nel 2016 e a stabilizzare anche per gli anni futuri l’incremento del Fondo deciso con la Legge di stabilità 2016. Infine, all’indirizzo del Ministero del Lavoro, si chiede di individuare modalità di calcolo dell’Isee universitario che rendano certi lo scorporo dal reddito familiare, utile per il calcolo Isee, sia del valore della borsa di studio ottenuta da un figlio che quella ottenuta eventualmente da fratelli o sorelle, ugualmente studenti universitari. Si eviti, insomma, che proprio l’aver già ottenuto una borsa di studio l’anno precedente, faccia superare la soglia Isee del reddito familiare necessaria per calcolare se si avrà diritto alla borsa di studio anche nell’anno accademico successivo”

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Jobs Act e dimissioni, “Nuova procedura snella e garantista”

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“Una procedura snella e garantista”: i deputati modenesi del Pd Davide Baruffi e Manuela Ghizzoni commentano positivamente l’avvio della procedura telematica prevista per le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale dei rapporti di lavoro, sistema introdotto dalla delega al Jobs act per combattere il triste fenomeno delle dimissioni in bianco. Ecco la loro dichiarazione:

“Dal 12 marzo è divenuta operativa la procedura telematica prevista per le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Si tratta di una novità, introdotta nel nostro ordinamento dalla delega al Jobs Act per combattere la piaga delle dimissioni in bianco. Com’è noto, è pratica diffusa in alcune aziende, soprattutto ai danni di donne giovani, di far firmare loro, all’atto dell’assunzione, anche una lettera di dimissioni in bianco che il datore di lavoro potrà utilizzare quando la lavoratrice, spesso perché incinta o perché con bimbi piccoli, sembri non più rispondere ai criteri di efficienza richiesti. I bollettini numerati in ordine progressivo su cui scrivere le dimissioni erano già stati introdotti dal Governo Prodi, ma il successivo Governo Berlusconi si affrettò, come uno dei primi suoi atti, a cancellare il provvedimento. Ora, la procedura telematica snellisce burocraticamente il procedimento e garantisce il lavoratore contro la pratica delle dimissioni in bianco. Per chi lo preferisce è sempre, comunque, possibile, come oggi, rivolgersi al proprio patronato per disbrigare la pratica. C’è chi si è affrettato a bollare questo provvedimento come inutile, visto che, con la modifica dell’articolo 18, tutti i lavoratori sarebbero potenzialmente licenziabili. Niente di più falso. Chi sostiene questo confonde i casi di illegittimità del licenziamento con le sanzioni previste per le imprese. La modifica all’articolo 18 incide, infatti, solo sulle sanzioni, aumentando i casi in cui è prevista, non la reintegra, ma una sanzione pecuniaria. Nulla toglie, quindi, al fatto che la firma preventiva delle dimissioni in bianco è pratica illegittima. Si aggiunga, poi, che la maggior parte delle imprese in cui si sono verificate questo tipo di violazioni è costituita da aziende piccole in cui l’articolo 18 non era comunque applicabile. Infine, secondo quanto comunicato dal viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova, la pratica illegittima delle dimissioni in bianco è ancora molto diffusa: riguarda una platea potenziale di 20mila lavoratori che, da oggi, saranno sicuramente più tutelati”.