Latest Posts

Sisma, Baruffi-Ghizzoni “Ecco la proroga dei mutui case inagibili” – Comunicato stampa 05.02.2016

Nella serata di giovedì 4 febbraio le Commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera dei deputati hanno dato il via libera a tre importanti emendamenti al ddl Milleproroghe che riguardano le zone del cratere sismico: la richiesta di una proroga al dicembre 2018 dello stato di emergenza, la proroga alla stessa data della possibilità per la struttura commissariale di avvalersi dell’apporto di Fintecna e la proroga di un anno del pagamento della rata dei mutui sulle case non ancora agibili (emendamento bipartisan). Ecco il commento dei deputati Pd Manuela Ghizzoni e Davide Baruffi che, per tutta la giornata e fino a sera, hanno accompagnato con un intenso lavoro preparatorio l’approvazione degli emendamenti:

“Un altro importante passo avanti in risposta ai bisogni delle comunità colpite dal sisma e del processo di ricostruzione. Com’è noto, l’ok delle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali rappresenta uno snodo fondamentale per l’approvazione definitiva di una norma. Hanno passato il vaglio delle Commissioni, ma anche quello della Ragioneria dello Stato, ben tre emendamenti a firma Pd, riguardanti questioni che erano rimaste in sospeso rispetto a quelle già risolte in Legge di Stabilità. Approvata, innanzitutto, la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2018. E’ la prima volta che si ottiene un lasso di tempo così lungo, tre anni, che consentirà alla Regione e agli Enti locali non solo di gestire con maggiore serenità il percorso della ricostruzione, ma anche di programmare azioni con un più ampio respiro. Lungo lo stesso arco temporale, la struttura commissariale potrà ancora avvalersi del supporto di Fintecna, la struttura tecnica di consulenza il cui apporto sarà ora prezioso per la ricostruzione pubblica. Infine, ha passato il vaglio delle Commissioni anche l’emendamento bipartisan che chiedeva un’ulteriore proroga di un anno per il pagamento delle rate dei mutui sulle case non ancora dichiarate agibili. Il Governo aveva garantito il proprio impegno su questo fronte già con la discussione della Legge di stabilità e, ora, grazie anche al fatto che Pd, M5s e Sel hanno deciso di unire le loro forze nella richiesta, si è riusciti ad ottenere una risposta positiva. Come per gli anni passati, la norma rappresenterà la guida a cui potranno ispirarsi istituti di credito e privati nella rinegoziazione dei piani di ammortamento dei mutui. I maggiori oneri saranno a carico del Fondo per la ricostruzione. Come sempre, siamo consapevoli che non tutto è stato risolto, ma, passo dopo passo, con un costante impegno e lavoro parlamentare stiamo affrontando e portando a positiva soluzione le questioni che non avevano ancora trovato una risposta, compresa la vicenda dei mutui per il pagamento dei tributi delle imprese che, come annunciato, potrebbero trovare uno sblocco inedito, ma, crediamo, ugualmente soddisfacente”.

Sisma, lettera ad imprenditori ed associazioni sui mutui delle imprese

All’attenzione degli imprenditori e delle loro associazioni,

come ricorderete la questione della restituzione delle rate dei mutui accesi per il pagamento delle imposte era stata oggetto, l’anno scorso, di una valutazione condivisa tra le istituzioni e il sistema delle imprese: chiedemmo un’ennesima proroga, ottenuta fino al giugno 2016, convenendo che sarebbe stata l’ultima, anche per chiudere l’esposizione finanziaria dello Stato a suo tempo concordata con la Commissione europea. Cosa effettivamente avvenuta e che rende ora impercorribile ogni ipotesi di ulteriore proroga: se si intendesse battere questa strada sarebbe infatti necessario riaprire una procedura ad hoc in sede comunitaria, con evidenti problemi non solo di tempistica, ma anche di sostanza (non è questo il momento opportuno per aprire un nuovo dossier con Bruxelles, viste le tante pressanti questioni generali in attesa di un accordo). Siamo ben consapevoli, per l’interlocuzione continua con imprenditori e associazioni della zona del cratere sismico, che una parte delle imprese impegnate nella ricostruzione – data la oggettiva complessità della procedura Sfinge – possa trovarsi in difficoltà a pagare ora i tributi vecchi e nuovi, stante che i contributi dovuti per la ricostruzione non sono ancora interamente erogati. Esiste quindi, per una parte delle imprese, un concreto problema di liquidità nonostante le precedenti proroghe e le specifiche rateizzazione dei pagamenti che abbiamo ottenuto. A queste imprese non intendiamo voltare le spalle, nonostante gli accordi presi un anno fa e i vincoli di finanza pubblica che abbiamo ricordato. Insieme alla Regione e agli Enti locali, in un confronto costante col Governo, abbiamo quindi cominciato a lavorare su una diversa, possibile, soluzione al problema. Prendendo le mosse da un nostro emendamento approvato in occasione della Legge di stabilità 2016, che prevede la possibilità di rateizzare il pagamento delle imposte fino a 18 mensilità per tutti i soggetti che abbiano subito danni da calamità naturali – una norma generale, finalmente, che supera i diversi trattamenti e le discriminazioni cui abbiamo assistito nel tempo da territorio a territorio – crediamo sia possibile studiare un meccanismo che, non bloccando ulteriormente il pagamento dei vecchi oneri, preveda, invece, una rateizzazione delle nuove imposte che andranno a scadenza. Di fatto si supererebbe proprio quella sfavorevole concomitanza di pagamenti che le imprese hanno davanti – rata del mutuo per le vecchie imposte da un lato, scadenza delle nuove imposte dall’altro – abbassando significativamente il dovuto, agendo non sui vecchi mutui ma sui pagamenti rateizzati per le nuove imposte. E’ questa l’ipotesi che stiamo verificando con grande attenzione e su cui stiamo lavorando: è bene ricordare ancora una volta come le soluzioni che si vanno ad approntare debbano garantire il massimo rispetto delle regole comunitarie, pena incorrere poi in procedure di infrazione che si ripercuoterebbero dapprima sull’Italia, e poi di conseguenza sulle imprese che ne hanno goduto. Un problema capitato purtroppo per altre calamità e che in Emilia abbiamo sempre prevenuto grazie ad un lavoro scrupoloso. Avremo modo di parlarne in maniera più approfondita con i rappresentanti di Rete Impresa nel corso di un incontro già programmato fra una decina di giorni: è nostro interesse, come sempre, condividere le soluzioni più efficaci ascoltando e raccogliendo il contributo di chi si misura quotidianamente con questi problemi.

Cordialmente

Manuela Ghizzoni
Davide Baruffi
Stefano Vaccari

27 gennaio, La memoria che non sappiamo coltivare – Comunicato stampa 26.01.2016

“I testimoni diretti dell’Olocausto se ne stanno andando. Molti di loro hanno espresso la preoccupazione che la loro assenza possa rendere la trasmissione della memoria più complessa e meno efficace, affidata a una pagina scritta o a un documento filmato, poiché perfino il racconto diretto forse non è in grado di fare immaginare all’ascoltatore ciò che è stato definito “indicibile”. Lo stesso timore che il protagonista de “La notte più buia”, sopravvissuto ad Auschwitz, affida ai giudici del processo ai suoi aguzzini: “Fra la vostra immaginazione e la nostra esperienza non ci sono punti di contatto”. Ecco perché la Giornata della Memoria deve essere, anno dopo anno, uno snodo responsabile della nostra capacità di trasmettere quanto accaduto, consapevoli del rischio in agguato della vuota retorica, ma soprattutto di una ormai generalizzata perdita di memoria. E forse abbiamo già archiviato – magari senza sdegno – quella puntata di un noto quiz televisivo nel corso della quale nessuno dei concorrenti, tutti al di sotto dei 40 anni, ha saputo indicare, almeno per esclusione rispetto a date irrealistiche, l’anno della salita al potere di Hitler, e magari tutti e quattro si erano emozionati nel vedere “La vita è bella” o “Schindler’s List”. Una deprimente “smemoratezza”, una opprimente assenza di coordinate temporali che si saldano con un recente sondaggio pubblicato da L’Unità, secondo il quale un italiano su cinque pensa che si sia ormai esaurito il significato del 27 gennaio. Non possiamo arrenderci a questi dati di realtà. Anzi, molto è da fare affinché sia noto e realmente compreso come sia potuto accadere il più grande genocidio del Novecento, quali condizioni economiche, sociali, culturali e politiche lo abbiano consentito: solo così potremo contribuire a costruire una coscienza collettiva capace di farsi anticorpo contro il ripetersi di quell’odio, di quella violenza, di quel regime di terrore. Non basta sapere che è successo in un passato, più o meno indeterminato. Non è sufficiente l’emozione suscitata da un’immagine o da un film. Un sentimento non si trasforma, o almeno non da solo, in coscienza civile e non ci restituisce la complessità della Storia, necessaria a costruire il futuro. Dice bene Amos Luzzato, ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia, quando ribadisce che “senza memoria non c’è futuro. Ricordare è un atto di vita, non solo un tributo delle vittime”. In un’Europa tentata dal rinchiudersi nei suoi confini, in anni di crisi in cui dominano preoccupazioni e paure, assistiamo al diffondersi di rigurgiti antisemiti, alla radicalizzazione della destra xenofoba, alla marginalizzazione e alla discriminazione di tutti coloro che sono percepiti come diversi. Evidentemente, non è stato elaborato il senso di colpa europeo verso la Shoah, che qualcuno crede di placare con la Giornata della Memoria, come dice Elena Loewenthal. Celebrare degnamente il 27 gennaio è quindi un piccolo, ma fondamentale tassello di un percorso di conoscenza e consapevolezza, personali e collettive, in grado di salvaguardarci dalla tentazione dell’ostilità e del disinteresse e dall’insicurezza di un eterno presente”.

#unionicivili, Permettiamo all’amore di unire #Svegliatitalia – Comunicato stampa 21.01.2016

L’amore unisce. È una regola aurea. Meno che in Italia. Sto pensando alle unioni civili tra persone dello stesso sesso e alle convivenze di fatto. La politica si sta dividendo sulla approvazione dell’ormai famoso disegno di legge Cirinnà, che vuole dare finalmente pari dignità giuridica a queste “nuove famiglie”. Qualcuno dirà che la materia non è prioritaria tra i tanti problemi del Paese: posizione legittima, ma che incarna quel benaltrismo italico dietro al quale si cela l’immobilismo.

Personalmente mi auguro che al Senato non accadano inciampi all’approvazione della legge sulle unioni civili, perché:
– siamo molto in ritardo nel permettere l’accesso ai diritti (e all’assunzione di doveri) a migliaia di cittadini e cittadine che hanno dato vita a nuove famiglie, a stabili relazioni affettive nelle quali si prendono cura l’uno dell’altro e si assumono reciprocamente doveri morali e materiali. Anche l’Europa ci ha richiamato alla necessità e all’urgenza di colmare il nostro colpevole ritardo;
– le convivenze e le coppie dello stesso sesso sono parte della vita di tutti noi. L’approvazione di norme che ne tutelano i diritti nulla toglie a quanto spetta alle famiglie tradizionali. Anche l’introduzione della “spetchild adoption”, cioè l’adozione del “figliasto”, non è solo un passo di civiltà giuridico, è soprattutto una garanzia per il bambino ad avere amore e tutele. Quindi, nessun attacco alla famiglia, solo più garanzie per tutti;
– il testo del disegno di legge ha subito numerose modifiche – e altre ne subirà nella discussione nell’aula del Senato – al fine di poter raggiungere l’obiettivo prefissato tenendo conto delle diverse sensibilità
Per queste ragioni aderisco alla manifestazione “Svegliati Italia”, organizzata per sabato 23 gennaio, in molte piazze italiane, dalle associazioni che si impegnano su questi temi da tanti anni. È davvero giunto il tempo che anche l’Italia (dopo Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Irlanda…), fanalino di coda in Europa, si svegli! E permetta all’amore di unire.

Gadget fascisti, Ghizzoni “Non ci possono lasciare indifferenti” – Comunicato stampa 18.01.2016

“Credo che l’ostentazione di svastiche, saluti romani e gadget con l’effigie di Hitler e Mussolini vadano sanzionati: davanti a queste rappresentazioni, che si ispirano alle finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista, non possiamo restare indifferenti”: la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura della Camera, è firmataria dei due disegni di legge, uno del deputato Pd Di Maio e uno del deputato Pd Fiano, che sanzionano gesti e vendita di gadget che si ispirano alle ideologie fascista e nazi-fascista. Ecco la sua dichiarazione:

“Un saluto romano è davvero un gesto innocuo? Comprare una bottiglia di vino con in effigie il volto di Mussolini è come comprarne una con un tralcio di vite in etichetta? Richiami espliciti a un’ideologia e a un regime dittatoriali, violenti, razzisti, io penso, non ci debbano lasciare indifferenti. Domenica su Il Giornale Piero Ostellino stroncava la proposta di legge che sanziona la produzione e il commercio di materiale di propaganda fascista dicendo che è “da fascisti vietare i gadget fascisti”. Lunedì su Prima Pagina Modena il senatore Carlo Giovanardi banalizza la proposta di legge, riducendola a mere sanzioni per gli appassionati di francobolli storici. Io ho sottoscritto il disegno di legge stigmatizzato da Ostellino e da Giovanardi, anzi ne ho firmati due, proposti da due diversi colleghi del Pd Di Maio e Fiano. Nel rispetto dell’opinione altrui, contesto, però, il fatto di essere etichettata “fascista” perché ho sottoscritto due proposte di legge che intendono attuare pienamente la Costituzione. Esse, infatti, integrano la legge Scelba del 1952, che a sua volta attua la XII disposizione transitoria della Costituzione: si vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista e si sanziona chiunque persegua finalità antidemocratiche proprie del partito fascista. Sfuggono però al perimetro della legge Scelba comportamenti più semplici, come ad esempio il saluto romano o l’attività commerciale e di produzione attuale di gadget o oggetti che rievocano esplicitamente l’ideologia e la retorica del regime fascista o nazifascista. Con buona pace di Giovanardi, non stiamo parlando di fermare il collezionismo storico, né tanto meno lo studio e la raccolta di documenti d’epoca. E’ chiaro che la ricerca storica deve procedere senza veli e senza ipocrisie, anche su temi quali la estesa, trionfale e potente adesione degli Italiani al fascismo. Rispetto, onoro ed esalto il diritto alla libertà di espressione e di opinione, ma non oltre il limite dell’accettazione di idee violente, autoritarie, xenofobe… Ecco perché credo che l’ostentazione di svastiche, saluti romani e gadget con l’effigie di Hitler e Mussolini vadano sanzionati. Davanti a queste rappresentazioni, che si ispirano alle finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista, non possiamo restare indifferenti (nel senso che attribuiva Gramsci all’indifferenza…)”.

Baruffi, Ghizzoni e Patriarca “Lettera aperta sulle migrazioni” – Comunicato stampa 13.01.2016

“È giunto il tempo che si avvii una politica che esca dall’emergenza e sia capace di costruire una filiera di accoglienza strutturata e ordinaria”: i parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni ed Edoardo Patriarca, prendendo spunto dai recenti episodi di cronaca locale e internazionale, propongono una riflessione più articolata sul fenomeno migratorio, sulla sua gestione, e sull’obiettivo dell’interculturalità, modello culturale originale che come Paese dobbiamo puntare a realizzare.

Non è semplice riflettere insieme sulle migrazioni quando il tema suscita fraintendimenti, timori e paure. Siamo consapevoli che il confronto è reso più difficile dal tempo che stiamo vivendo, fatto di insicurezze e fragilità. Siamo una comunità segnata dalla crisi, impaurita dalla guerra e dal terrorismo. Eppure crediamo che su questa vicenda si giochi l’idea di comunità che abbiamo costruito nel nostro territorio in questi decenni. Sembrerà paradossale, ma è sulle fragilità, qualunque esse siano, che costruiamo una buona qualità della vita per tutti, una partecipazione solidale e una cittadinanza attiva e impegnata. Vogliamo offrire alcuni dati e valutazioni come contributo ad una riflessione più esigente e rigorosa e, perché no, appassionata. Il fenomeno migratorio non è un dato momentaneo, rappresenterà un processo che coinvolgerà nei prossimi decenni continenti e popolazioni. È giunto il tempo, noi lo crediamo, che si avvii una politica che esca dall’emergenza e sia capace di costruire una filiera di accoglienza strutturata e ordinaria. Stiamo lavorando – ci permettiamo di dirlo – con impegno, abbiamo maturato idee chiare e sostenibili sulle quali il Parlamento e il Governo, con le difficoltà che conoscete e immaginate, sta lavorando da più di un anno. Ma occorre partire dai dati oggettivi, dati di verità per guardare il fenomeno dei migranti con intelligenza e razionalità. Non siamo stati invasi: il flusso in Italia nel 2015 si attesta su 150mila migranti, circa il 10 % in meno rispetto al 2014. Un milione e 200mila persone complessivamente sono entrate in tutta Europa. Se pensiamo per un attimo alla intera popolazione europea (circa 400 milioni di persone) ci rendiamo conto del valore modesto di questa quota di migranti e come questi numeri non possano, in sé, stravolgere alcunché. Davvero, per stare all’ultima polemica di Carpi, 10 migranti accolti nell’Unione delle terre d’Argine stravolgono l’equilibrio della nostra comunità di 100mila cittadini? Davvero ci sentiamo minacciati e intimoriti? Non sono clandestini, come spesso si dice: sono persone (4mila di questi sono minori) che giungono sui nostri territori, soprattutto via mare, perché fuggono da guerre e fame. Non rubano risorse agli italiani: a dire il vero dei 35 euro pro-capite al giorno solo 2,5 euro vanno ai migranti, il resto agli operatori italiani che lavorano per una accoglienza dignitosa. Le illegalità, l’uso improprio delle risorse – gli scandali di Roma e di Mineo per intenderci – non sono in carico ai migranti, ma a realtà associative e imprenditoriali italiane che in nome della solidarietà hanno compiuto azioni indegne sulla pelle dei più poveri tra i poveri. Vogliamo andare sul concreto e spiegarvi le linee guida su cui stiamo lavorando, partendo da un assunto fondamentale, ancorato alla nostra Costituzione e alle carte internazionali dei diritti: la solidarietà è il valore fondativo sul quale vive una comunità, che la abilita a vivere nel tempo, forte della sua storia, aperta e sempre pronta all’incontro e al nuovo. Sappiamo che questo potrà apparirvi molto teorico o aleatorio, ma noi ci crediamo. E siamo convinti che il nostro Paese abbia tutte le energie umane e culturali per costruire un sistema di accoglienza e un modello originale in Europa, fondato sull’interculturalità: rispetto reciproco di fedi e culture, con alla base la condivisione dei principi su cui si fonda il nostro patto sociale, cioè la nostra Costituzione. Un sistema articolato in una filiera ben organizzata e diffusa sui territori, in carico ai Comuni e non più al Ministero degli Interni, che dovrebbe continuare a gestire la prima accoglienza. Se vogliamo uscire dall’emergenza servono meno gestioni prefettizie e più servizi territoriali in capo a Comuni e Terzo settore. Di conseguenza dobbiamo garantire risorse adeguate ai Comuni, perché l’accoglienza sia anche integrazione, una risposta organica connessa al sistema di welfare locale, che non lo appesantisca, ma piuttosto lo sostenga e lo rafforzi. Oggi spendiamo troppo per l’emergenza e troppo poco per l’integrazione, come spesso avviene in questo Paese su tanti fronti. Occorre poi una riforma comunitaria del diritto di asilo e dello status di rifugiato, e una contestuale riforma delle procedure di espulsione (che funzionano poco) e del reato di clandestinità (che non ha funzionato per nulla). Serve una riforma della cittadinanza e delle procedure per ottenerla, a partire dai bambini: con lo ius soli temperato, che già abbiamo approvato alla Camera, stiamo facendo un deciso passo avanti. Crediamo vada ulteriormente potenziata la cooperazione internazionale. E’ quanto abbiamo fatto con la recente riforma del settore, che istituisce l’apposita agenzia, e lo abbiamo fatto stanziando, dopo molti anni, maggiori risorse con la Legge di stabilità. La strada da recuperare è molta ma abbiamo iniziato. “Aiutiamoli a casa loro”, invece, è sempre più lo slogan che usa in televisione chi poi in Parlamento si oppone alla cooperazione verso Paesi (soprattutto africani) che vivono nella miseria. Ma soprattutto serve più Europa, perché sul fronte internazionale questa sfida potrà essere affrontata solo insieme. Se non ne saremo capaci l’Europa rischia la sua stessa esistenza, permettendo che attorno ad essa, ai suoi confini difesi con muri e fili spinati, si addensino forme di sfruttamento inenarrabili sulle persone più fragili, si rafforzi la mafia della tratta umana, la violenza sulle donne, il mercato dei bambini. Non è questo il mondo che vogliamo e ben altro meritano i nostri figli che già oggi nelle scuole convivono tra etnie, colori, religioni differenti. Confermiamo la nostra vicinanza e il nostro sostegno agli amministratori locali e al terzo settore che, nella quotidianità, ricercano soluzioni sul territorio mentre altri urlano, dividono, minacciano. Per i problemi complessi non esistono soluzioni semplici. Serve un progetto e un’assunzione di responsabilità.

Sisma, anche nelle aule parlamentari non sono sufficienti le parole

Insieme è più facile conseguire risultati per il nostro territorio, martoriato dal sisma del 2012 e dall’alluvione 2014. Non è sempre facile lavorare in sintonia, perché spesso prevale lo spirito di parte o la competizione partitica. Ma ci si può riuscire. È accaduto con l’approvazione del primo decreto sull’alluvione (con il sostegno del M5S e di SEL agli emendamenti del PD), così come quando noi condividemmo l’emendamento 5stelle per la prima proroga sui mutui sulle case inagibili. E accadrà di nuovo, per sostenere la seconda proroga. Lo spirito di collaborazione va però alimentato e non mi pare che aiutino certe dichiarazioni odierne di un collega parlamentare modenese pentastellato. Non mi riferisco tanto ai fantomatici piani nazionali tra Governo, Regione e Comuni orditi per danneggiare i terremotati sui risarcimenti, perché appartengono al campo delle illazioni (i soldi per la ricostruzione privata ci sono: hanno ragione coloro i quali chiedono di accelerare le procedure per spenderli, e in merito si è pronunciato anche il presidente Bonaccini). Mi riferisco piuttosto all’autoincensamento sull’azione svolta in Parlamento. Tutto ciò che è stato ottenuto per la ricostruzione è il frutto di un lavoro lungo, paziente e tenace, lavoro reso più duro dall’assenza di una legge nazionale quadro sulle calamità naturali, in grado di garantire medesimi diritti ai cittadini danneggiate da medesime sciagure. Ho la memoria storica della vicenda parlamentare sul sisma 2012 e ricordo bene come andarono (e stanno andando) le cose. Non c’erano risorse – il fondo per le calamità portava solo 50 milioni – e siamo riusciti a strappare miliardo dopo miliardo, uno per uno. Le soluzioni a molte delle questioni pratiche sono frutto del lavoro parlamentare del gruppo Pd, anche quando non aveva propri rappresentanti al governo. Ad esempio l’indennizzo per i danni ai privati, inizialmente riconosciuto al 70%, fu portato al 100% grazie a un emendamento del senatore Giuliano Barbolini a inizio 2013 (per non parlare dei primi provvedimenti, cioè i decreti legge 74 e 90, oltre alla legge di stabilità per il 2013, che accolgono tanti emendamenti Pd). L’approvazione di un emendamenro non avviene per “grazia ricevuta” ma è sempre frutto di un lavoro lungo, informale – di cui Openpolis non può tenere conto… – fatto di incontri e scontri con i tecnici dei Ministeri, di confronti e dissidi con sottosegretari e ministri (che appartengono o meno al tuo partito). Sul sisma 2012 molto di questo lavoro “lontano dalle passerelle mediatiche” è stato compiuto dalla Regione, ma posso assicurare che i parlamentari Pd non sono stati da meno per risolvere – cito all’impronta – questioni come quelle degli indennizzi assicurativi, la proroga dei mutui per le imprese, la proroga dell’emergenza, l’istituzione della zone franche urbane…. Rammento tutto questo per “dovere di cronaca”, senza arroganza, anche perché alcuni risultati sono arrivati troppo lentamente e altri li attendiamo ancora (vedi la proroga dei mutui per i privari) e perché sul piano fiscale i terremotati Emilia non sono stati trattati bene… Ma al netto della fatica e del patimento di tutti, a iniziare dai cittadini terremotati ancora in attesa di una nuova casa, alcuni risultati importanti sono arrivati. Ma di certo non per merito di chi, in Parlamento, si limita all’azione rivendicativa e all’annuncio. La distanza tra presentare un emendamento sul sisma e farlo approvare non è proporzionale alla vicinanza politica dei sottoscrittori al Governo: piuttosto è proporzionale al lavoro duro e umile dei suoi sottoscrittori nel farne apprezzare la bontà e la giustezza. Scusate il fervorino, ma alcune volte, quando ci vuole, ci vuole… (N.B.: ne approfitto per ricordare che la legge quadro sulle calamità naturali è già stata approvata alla Camera, ora tocca al Senato)